PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Il delfino

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Quando i fini giustificano il mezzo.

di Rina Brundu. Tra il 1349 e il 1830 la Francia ha avuto ventotto eredi al trono che hanno potuto fregiarsi del titolo di “delfino”. Di questi ventotto meno delle metà sono diventati re, mentre gli altri sono morti in tenera età o premorti al padre o ad altri parenti. Del resto non doveva essere facile sopravvivere alle aspettative che venivano riposte su di loro, meno che meno alle gelosie e alle invidie che ne auspicavano una precoce scomparsa. E questo nonostante il loro essere principi ereditari legittimi.

Da quel tempo in poi il termine “delfino” viene comunemente usato per definire il “successore, o presunto tale, di un personaggio della politica o anche della cultura”. Finanche in Italia dove tendiamo a staccare il sedere dalla poltrona solo in casi di eccezionale gravità. La maggior parte delle volte le diamo l’addio dopo l’ultimo perentorio avviso di tempo-scaduto da parte del padreterno. Inutile dire che la percentuale di “premorienza” è molto alta. A volte a premorire sono intere generazioni che attendono una vita prima di caricarsi sulle spalle le responsabilità dei padri. Inutilmente.

In generale si può anche speculare che se per i delfini-figli, in virtù del fattore tempo e del diritto-di-sangue, esiste una qualche speranza in-più di salire finalmente al trono, la situazione diventa molto più complicata per un delfino che non può vantare alcun diritto formale. È questo il caso, per esempio, di un delfino-politico. Come si sa le vie della Politica sono infinite e se è vero che anche tutte le sue strade portano a Roma, è anche innegabile che prima di arrivarci fanno mille giri contorti nei luoghi più impensati. E nei meandri delle menti che fanno esistere la Politica come dinamica oggettiva.

Il problema è che il Potere, per sua natura, non può contemplare la logica dell’alternanza. Farlo, equivarrebbe a negare se stesso. Mettere in pericolo il filo della continuità che lo rafforza. No way out dunque? Non proprio. È importante precisare infatti che il Potere non è un principio-primo quanto piuttosto una logica che dipende. E che si estrinseca in maniera differente dentro i diversi universi. Consideriamo il caso per esempio del potere esercitato dentro una grossa società d’affari. In verità, anche qui occorrerebbe fare ulteriori distinzioni. Nel caso di una società pubblica, le dinamiche sono senz’altro più “morbide”. Questo avviene perché il Potere è, almeno idealmente, identificato con un owner-invisibile, una sorta di deus ex machina che tutto-muove, ma la cui capacità di intervento-attivo è quasi uguale allo zero.

Ben diverso è invece lo status-quo dentro una company che ha un owner fisico ben identificato. In questi casi, la company è il capo. Il Potere è con il capo e risiede nel capo. L’apparato manageriale e burocratico, pur creato, incluso lo stesso CDA, non ha funzioni deliberative e/o esecutive, quanto piuttosto di mera attuazione di una volontà-altra che può anche essere formalmente assente. Dentro un simile universo, il Potere esiste allo stato puro. Diventa direttiva, ordine, comando. Diventa capacità di piegare lo spazio-tempo allo scopo di realizzare un destino. Diventa, quando usato accortamente, arma capace di visione creatrice che immancabilmente determina un risultato; diventa, quando usato in maniera impropria, boomerang deleterio la cui esplosione di ritorno genera malcontento e distruzione in un raggio direttamente proporzionale alla capacità di ingerenza della company.

Soggetto a regole ancora più specifiche è il Potere Politico che si manifesta dentro una dimensione da moderna-repubblica-democratica. In questo caso il Potere dovrà rassegnarsi ad esistere quale frutto di un compromesso e non potrà mai sperare di riflettere lo splendore delle sue possibilità dentro una company di proprietà di un soggetto-fisico. Certo, la qualità della leadership farà la differenza e tanto più carismatico sarà il capo tanto più rafforzato ne uscirà il suo Potere. Ma sarà sempre un Potere limitato e soprattutto a termine. Laddove tentasse di seguire il naturale istinto che lo porterebbe a fuggire una logica dell’alternanza, il colore degli scenari futuri potrebbe muovere dal brillante-chiaro al nero più cupo.

Ne deriva che per conservare un dato Potere Politico, nonché una certa capacità di influenza a-posteriori, un delfino-politico è quantomeno auspicabile. Soprattutto è teoricamente auspicabile una sua ascesa al trono. Senza considerare che una “premorienza-pilotata” potrebbe avere perniciose conseguenze future, se non altro per l’innata capacità dei “delfini” di farsi ricordare, anche in virtù dell’istintiva simpatia che il più delle volte ispirano.