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Lo statista

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Teoria-politica-per-dummies applicata alla qualità della leadership in Italia

di Rina Brundu. Secondo alcune definizioni, il termine “statista” indicherebbe “un personaggio politico deputato a governare e regolare gli affari dello Stato”. Lo stesso termine non implicherebbe però “caratteristiche democratiche della figura: anche un dittatore può considerarsi uno statista”. Francamente questa spiegazione non mi convince. Sarà che ci avrei messo la mano sul fuoco sulla carica connotativa positiva della parola! Ma c’è di più! Chi è “deputato” a fare una qualsiasi cosa, di solito la fa perché è stato incaricato da qualcuno, o più di uno. Insomma, il verbo “deputare” non lo vedo bene con le cose delle dittatura.  E questo lo dico ben sapendo di un significato originario del termine “dittatore” molto diverso da quello attuale.

Speculazioni linguistiche a parte, conservo dubbi anche di altra-natura. Prendiamo per esempio il caso di Winston Churchill, lo statista per eccellenza! Una figura molto controversa, il cui personale prestigio ha conosciuto alti e bassi. Mi chiedo come l’avrebbe ricordato la Storia se non avesse mai potuto sollevare al cielo le dita in segno di vittoria!! Questo per dire che forse i grandi statisti, indipendentemente dai risultati raggiunti, li consacra il Tempo. Un Tempo che confida nel suo stesso scorrere, nella memoria fallace degli uomini e soprattutto nell’inevitabile morire di ogni loro più accesa passione. Con tutto ciò che quelle passioni si portano dietro: invidia, gelosia, rancore. Ma, paradossalmente, anche la capacità di ricordare ogni scomoda-verità che, al fine di permettere la consacrazione “dell’eroe”, dovrà necessariamente venire rimossa. O almeno “obliata”.

Esistono oggidì sul suolo del Bel Paese dei leader meritevoli di essere ricordati come dei grandi statisti, o degli statisti-tout-court? Immagino che una onesta analisi dello status-quo politico italiano, implicherebbe una risposta positiva. E se ad una tale onestà di metodo vogliamo attenerci, è pure facile individuare nell’attuale Presidente del Consiglio la figura che più di ogni altra potrebbe aspirare a questo titolo. Se non altro perché l’Italia-berlusconiana è un fatto storico inconfutabile. Positivo o negativo, non è rilevante per i nostri scopi. Del resto, una simile conclusione concorderebbe perfettamente con le indicazioni fornite dalla definizione del termine “statista” già analizzata nell’incipit. Non mi sto riferendo naturalmente ad una fantomatica coincidenza della figura del Berlusconi-statista con quella di un dittatore (ritengo infatti che simili accostamenti siano delle grandi sciocchezze da bar-dello-sport – soprattutto, li ritengo manchevoli di rispetto nei confronti di coloro che le dittature, quelle vere, le soffrono sulla pelle), quanto piuttosto alla possibilità che uno “statista” possa essere tale indipendentemente dalla qualità della carica etica che marca il suo personaggio.

Detto questo, continuo a nutrire delle perplessità. Per esempio non ho difficoltà ad associare Silvio Berlusconi con la figura del “principe” di Machiavelli. Ovvero, la figura di un leader-nato che, in quanto tale, è capace di generare consenso e dissenso. Di stringere amicizie, così come di esasperare la disamistade. Di ottenere grandi risultati, ma ad un tempo vivere in bilico tra ciò che potrebbe essere e ciò che imprevedibilmente non sarà (per quanto accuratamente programmato!). Tuttavia, mi viene molto difficile considerarlo un grande statista. Non escludo che così sia perché i tempi moderni mal si addicono ai grandi statisti! O forse perché, a ben vedere, di grandi statisti non ce ne sono mai stati! Ci sono stati solo uomini (poche donne, purtroppo!) con i loro molti difetti e le poche virtù. Da qui anche la cautela etica nella definizione di “statista” più volte ricordata….

Di sicuro, nel mio immaginario privato, un grande statista è uno spirito capace di “governare e regolare gli affari” dello Stato affidatogli con mano ferma e decisa. Ma è anche qualcuno che accompagna a tanta pragmatica determinazione, una notevole capacità d’intelletto. Insomma, è un uomo o una donna che conduce a spasso un’anima vecchia di secoli. E in virtù di una tale esperienza, è capace di portare sulle spalle, con notevole onestà di metodo e la dovuta accortezza, l’enorme responsabilità che gli è stata affidata. Mi chiedo anche se i più grandi uomini (e donne) di Stato non siano venuti e andati nel silenzio.

Ma la mia è solo una opinione come un’altra. E i dubbi restano. Triste arte quella di noi umani che viviamo credendo di vedere, sperando di capire, ma intuendo di sbagliare!

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