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 Russia e Ucraina

di Michele Marsonet.

Risulta davvero curiosa la situazione della crisi – per ora e per fortuna solo latente – tra Federazione Russa e Ucraina. Leggendo i continui allarmi lanciati da giornali e mass media occidentali, si dovrebbe arguire che i russi siano prontissimi a invadere questa importante ex Repubblica sovietica e ad occupare in tempi rapidi la sua capitale Kiev.
Saremmo insomma sulla soglia di un conflitto potenzialmente devastante proprio ai confini orientali dell’Unione Europea, con la minaccia di un coinvolgimento di alcuni dei suoi Stati membri. E bisogna riconoscere che gli ambienti militari dell’Occidente stanno facendo di tutto per accreditare la plausibilità di questa ipotesi.
Ne hanno parlato a iosa il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin, il capo di Stato maggiore Usa Mark Milley, il segretario in scadenza della Nato Jens Stoltenberg, nonché altri generali Usa e Nato di minor peso. Il fattore che lascia perplessi è che, da parte dei potenziali aggrediti, giungono invece inviti alla calma.
Negli ultimi giorni ha parlato spesso in questo senso Volodymyr Zelenskyi, il comico e attore eletto presidente dell’Ucraina nel 2019 dopo che aveva interpretato proprio quel ruolo in uno sceneggiato TV di successo. Giunto per davvero sulla poltrona di presidente, tuttavia, Zelenskyi si sta adoperando per stemperare la tensione (mentre da un attore come lui ci si attendeva il contrario).
Dunque delle due l’una. O gli ucraini sanno che Putin non ha sul serio intenzione di invaderli, oppure stanno cercando di far capire all’Occidente che hanno davvero bisogno di aiuto. Ben sapendo che le perplessità circa un eventuale intervento di soccorso da parte Usa e Nato sono pesanti. Lo ha fatto capire lo stesso Joe Biden con la sua solita ambiguità, giacché un giorno afferma che gli Stati Uniti interverranno senz’altro, e il giorno dopo esclude l’invio di truppe sul terreno.

E’ quanto meno dubbio, tuttavia, che il leader del Cremlino voglia impegnarsi in un’impresa che presenta notevoli difficoltà (anche se non si può certo escludere). L’Ucraina non è la Bielorussia né il Kazakistan, e almeno nella parte occidentale del Paese i sentimenti anti-russi sono forti, il che induce a credere che l’invasione non sarebbe una passeggiata.
Si noti inoltre che la Federazione non sta attraversando un periodo espansivo dal punto di vista economico. Come sempre deve contare soprattutto sui proventi derivanti dalle sue risorse energetiche. Non solo. Ha già truppe spiegate in altre aree, dalla Bielorussia al Kazakistan, dal Nord Africa al cruciale settore siriano, dove Putin ha in pratica prima salvato, e poi fatto vincere Bashar el Assad (e sconfitto gli islamisti).
Basta tutto questo a escludere che l’invasione dell’Ucraina si verifichi per davvero, con le colonne di tank russi in marcia come ai tempi dell’Unione Sovietica? Ovviamente no, poiché Putin è maestro nelle mosse a sorpresa e più volte a dimostrato di essere disposto a correre rischi quando ritiene che ne valga la pena.
Resta comunque la strana sensazione che parecchi ambienti militari occidentali desiderino lo scontro, pur sapendo che Stati chiave come la Germania sono del tutto riluttanti. Si tratta, forse, di una sottile nostalgia della Guerra Fredda, quando lo scontro tra Urss e Occidente viaggiava su binari chiari.
Così non è con la Cina, che ha ambizioni globali ben maggiori di quelle russe. Biden lo sa e, infatti, sta spostando l’interesse strategico americano verso il Pacifico. Mossa evidentemente non gradita a Pentagono e Nato, rimasti fermi al secolo scorso.