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 Anche l’Irlanda nel circo della “cancel culture”

di Michele Marsonet.

Finora l’Irlanda era rimasta immune dalle follie della “cancel culture” che sta ormai dilagando in Usa e Regno Unito. Forse perché gli irlandesi, fieri delle loro radici celtiche, non ci tengono ad essere equiparati alla cultura anglosassone che li ha sempre trattati con sufficienza.
Bene, da oggi non è più così e la Repubblica irlandese entra nel grande circo della cancellazione storica, che propone la “damnatio memoriae” di personaggi famosi macchiatisi, secondo i canoni dell’odierna correttezza politica, di colpe più o meno inemendabili.
A farne le spese questa volta è il grande fisico e premio Nobel Erwin Schrodinger, uno dei padri della fisica quantistica, che non era irlandese, bensì austriaco. Quando lo scienziato decise di lasciare l’Austria perché inviso ai nazisti, che lo accusavano di “inaffidabilità politica”, accettò l’invito dell’allora premier dell’Eire Eamon de Valera a recarsi a Dublino per dirigere un nuovo istituto di ricerche fisiche.
Nell’isola trascorse 17 anni e più volte dichiarò di considerarla un posto ideale per fare ricerca. Fece ritorno in Austria solo nel 1956, roso dalla nostalgia per la patria, ma non scordò mai di esaltare l’Irlanda, descritta come un luogo magnifico in cui vivere.
Il problema è che Schrodinger era, come tutti sanno e come Albert Einstein sottolineò spesso con ironia, un grande donnaiolo. Non solo gli piacevano le donne. Lo “Irish Times”, in un recente articolo, ha sottolineato che amava anche accarezzare le ragazze, pure minorenni.

Quindi apriti cielo. Dopo la pubblicazione dell’articolo, il Dipartimento di Fisica del Trinity College di Dublino ha deciso, da un giorno all’altro, di cancellare il suo nome dall’aula che gli era stata dedicata.
Poco conta che lo scienziato abbia contribuito con i suoi lavori di grande portata a promuovere lo studio innovativo della fisica teorica in Irlanda, aumentando così la fama internazionale dello stesso “Trinity Colle ge”. Assai più conta la sua vita personale, che l’odierna “political correctness” giudica moralmente riprovevole.
Il suo nome viene così cancellato nelle aule dell’istituzione che l’aveva accolto. Triste destino, che lo accomuna a tante altre figure di spicco della scienza e della cultura moderne e contemporanee.
Ultimi esempi sono George Orwell, il cui celebre romanzo anti-totalitario “1984” è stato bandito dall’università inglese di Northampton perché contiene espressioni che gli studenti potrebbero trovare “offensive” (sic), e Samuel Beckett per le stesse ragioni.
In ogni caso, al Trinity College di Dublino l’aula magna “Erwin Schhrodinger” cambierà nome, e verrà cancellata la conferenza annuale che il College dedicava al grande fisico.
Resta da capire cosa resterà dopo questa furia cancellatrice che tanti atenei occidentali stanno praticando senza remore. Per fortuna l’Italia, almeno per ora, sembra essere meno colpita da questo fenomeno inquietante. Spiace tuttavia constatare che anche l’Irlanda è entrata a vele spigate nel clima di cancellazione che non sembra risparmiare niente e nessuno.

1 Comment on  Anche l’Irlanda nel circo della “cancel culture”

  1. Ciao Michele, vedo che stai conducendo una degna campagna contro la “cancel” culture. Non so se può aiutare, ma ti garantisco che nella nostra realtà fondamentale nulla è “cancellato”. Ogni nostro pensiero, azione, ogni fatto occorso è registrato in maniera indelebile in quello che io che chiamo l’ossimorico hard-drive cosmo-quantistico. Un elemento fondamentale che ci dice che tutto ha un senso dentro all-that-exists e che i “cancellatori” al più vengono ridicolizzati. In eterno. Ergo, meglio non essere tali.

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