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Problemi per Putin anche in Kazakistan

di Michele Marsonet.

Dopo Ucraina e Bielorussia, un altro importante Stato della ex Unione Sovietica sta creando seri problemi a Vladimir Putin. Il leader del Cremlino, com’è noto, sta cercando ad ogni costo di mantenere una forte influenza russa nella maggior parte dei territori che un tempo facevano parte dell’Urss. Alcuni sono strategici e altri meno, ma lo “zar” li considera tutti importanti poiché vuole che la Russia conservi il ruolo di grande potenza, basandosi sulle sue dimensioni territoriali e su una capacità di deterrenza nucleare che è rimasta praticamente intatta.
In questo senso la violenta rivolta esplosa in questi giorni nel Kazakistan potrebbe rivelarsi, se possibile, ancora più pericolosa di quella bielorussa e della guerra strisciante che si combatte da anni nel Donbass ucraino. Questo perché il territorio kazako riveste da sempre un’importanza fondamentale per i russi, sin dai tempi imperiali degli zar.
Vi sono innanzitutto elementi simbolici. Il programma spaziale russo è ancora basato, come già accadeva nel periodo sovietico, nel poligono kazako di Baikonur, dal quale venne lanciato il primo Sputnik e, a seguire, tutti i veicoli spaziali di Mosca. E’ molto significativo, tra l’altro, che la città vicina al cosmodromo sia amministrata per alcuni aspetti dalle autorità russe e per altri (dogane, aeroporto, ordine pubblico) da quelle kazake.
Almeno finora, inoltre, non si sono mai verificate in Kazakistan rivolte di grosse dimensioni e su tutto il territorio nazionale: quella in corso è per l’appunto la prima. Ma vi sono altri elementi simbolici da prendere in considerazione. Il Kazakistan è sempre stato considerato un alleato molto fedele di Mosca, e le sue truppe diedero un contributo molto significativo alla vittoria sovietica contro i nazisti nella seconda guerra mondiale, per esempio intervenendo nella battaglia di Stalingrado.
La figura chiave nel raccordo tra russi e kazaki è sempre stato Nursultan Nazarbayev, ora 81enne, ma già al comando quando la ex Urss si dissolse. In realtà, il cosiddetto “presidente eterno” è al potere addirittura dal lontano 1984, e ha percorso tutte le tappe iniziali della sua carriera nei ranghi del PCUS, il Partito comunista della ex Unione Sovietica.

Nel 2015 stravinse le elezioni con il 97% dei voti ma, forse fiutando vento di tempesta da esperto politico qual è, lasciò il posto al suo delfino Kassym-Jomart Tokayev, anche come rassicurazione nei confronti dell’amico Putin. Nulla però è cambiato nel Paese dopo questo avvicendamento. Nazarbayev ha continuato a gestire il potere dietro le quinte, e ha fatto rinominare la nuova capitale Astana (da lui voluta al posto della storica Almaty) “Nur-Sultan”, con un chiarissimo riferimento al suo stesso nome.
La rivolta che ha improvvisamente messo a soqquadro il Kazakistan è esplosa – pare – per l’aumento del prezzo dei carburanti, soprattutto del GPL che è il più usato in loco. Situazione curiosa, giacché questo Stato possiede immense risorse energetiche (gas e petrolio). Il Kazakistan aveva inoltre il 60% delle risorse minerarie della intera Unione Sovietica, e la sua enorme estensione territoriale – 2 milioni 725mila kilometri quadrati, a cavallo tra Asia ed Europa – ne fanno una delle nazioni più grandi del mondo.
Il tutto per una popolazione di appena 19 milioni di abitanti. L’influenza di Mosca è rimasta fortissima, e infatti il russo è tuttora lingua veicolare anche grazie alla presenza dei russi (il 21% del totale) che qui emigrarono soprattutto ai tempi dell’Unione Sovietica. Non c’è (o almeno non c’era finora) ostilità nei confronti della confinante Federazione, anche se nazionalismo e fondamentalismo islamico sono cresciuti negli ultimi decenni. In ogni caso, passeggiando per le strade di Almaty potete imbattervi – com’è accaduto al sottoscritto – in visi dai tratti mongolici e slavi in uguale misura.
Si attendono ora le mosse di Putin. La rivolta non è di poco conto e, pur dopo il blocco di internet, giungono notizie di molti morti e feriti tanto tra i manifestanti quanto tra poliziotti e militari, alcuni dei quali – “pare”, come sempre – si sono schierati con i rivoltosi. Si parla già di un vertice virtuale tra Putin e i leader kazako e bielorusso per discutere la situazione, anche se non ci sono notizie certe al riguardo.
Si rammenti inoltre che pure i cinesi sono interessati a questo grande Stato che confina con il loro. Il Kazakistan è entrato nel progetto della “Via della seta” di Xi Jinping, ma la dirigenza kazaka nutre sospetti sulle mire egemoniche di Pechino. E, in ultima analisi, mette conto notare che il problema interessa anche a noi, se non altro per il fatto che le forniture energetiche kazake all’Italia sono importanti. Sullo sfondo resta pure il leader turco Erdogan, poiché il kazako è una lingua turcofona e il sultano di Istanbul sta cercando di espandere la propria influenza anche in quest’area.