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Storicismo e anti-storicismo nella Storia

di Michele Marsonet.

 In “Lineamenti di filosofia del diritto” Hegel scrive che “il grande contenuto della stoffa del mondo è razionale, e razionale deve essere: una volontà divina domina poderosa nel mondo, e la ragione non è così impotente da non saperne determinare il grande contenuto”. Dal canto suo Comte, nel suo “Corso di filosofia positiva”, enuncia la celebre legge dei tre stadi (teologico o fantastico; metafisico o astratto; scientifico o positivo) con le seguenti parole: “Nello stadio teologico, lo spirito umano, rivolgendo ricerca essenzialmente verso l’intima natura degli enti, le cause prime e finali degli effetti che lo colpiscono, si rappresenta i fenomeni come prodotti dell’azione diretta e continua di agenti soprannaturali più o meno numerosi. Nello stadio metafisico, il quale in sostanza non è se non una modificazione generale del primo, cioè dello stadio teologico, gli agenti soprannaturali sono sostituiti da forze astratte. Nello stadio positivo, lo spirito umano, riconoscendo l’impossibilità di conseguire conoscenze assolute, rinuncia a chiedersi quale sia l’origine e il destino dell’universo, quali siano le cause intime dei fenomeni, e cerca unicamente di scoprire, tramite l’uso ben combinato del ragionamento e dell’osservazione, le loro leggi effettive, cioè le loro relazioni invariabili di successione e di somiglianza”.
Karl Marx e Friedrich Engels affermano nel “Manifesto del partito comunista”, che “La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in breve, oppressori e oppressi, furono continuamente in reciproco contrasto e condussero una lotta ininterrotta, ora latente ora aperta; lotta che ogni volta è finita o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta. Nelle epoche passate della storia troviamo quasi dappertutto una molteplice graduazione delle posizioni sociali. La società civile moderna, sorta dal tramonto della società feudale, non ha eliminato gli antagonismi fra le classi. Essa ha soltanto sostituito alle antiche nuove classi, nuove condizioni di oppressione, nuove forme di lotta. La nostra epoca, l’epoca della borghesia, si distingue però dalle altre per aver semplificato gli antagonismi di classe. L’intera società si va scindendo sempre più in due grandi campi nemici, in due grandi classi direttamente contrapposte l’una all’altra: borghesia e proletariato”.
Per Karl Popper tutto ciò è “storicismo”, dove con tale termine egli intende un’interpretazione del metodo delle scienze sociali che aspiri alla previsione storica mediante la scoperta dei “ritmi” e delle “leggi” che sottendono l’evoluzione storica. Quando parla di storicismo, egli non pensa dunque a Dilthey o a Simmel, ma alle filosofie della storia nelle quali si presume di aver colto le leggi che guiderebbero l’intero corso della storia umana: può trattarsi di leggi di decadenza, di progresso o di sviluppo ciclico. Una volta comprese tali leggi, diverrebbe ovviamente possibile predire il corso futuro della storia.
I tre esempi citati in precedenza – e cioè le concezioni di Hegel, Comte, Marx e Engels – sono esempi di filosofia della storia. Popper le critica in quanto infalsificabili, e quindi nel senso che le loro previsioni non sono scientifiche, ma solo “profetiche”. Al filosofo austriaco preme dimostrare che lo storicismo è una concezione insostenibile dal punto di vista logico. Infatti – egli afferma – per ragioni strettamente logiche ci è impossibile predire il corso futuro della storia. La dimostrazione di questo assunto viene sintetizzata nelle seguenti asserzioni contenute in “Miseria dello storicismo”.
(1) Il corso della storia è fortemente influenzato dal sorgere della conoscenza umana e, soprattutto, da quella scientifica. La verità di questa premessa deve essere ammessa anche da coloro che nelle nostre idee, comprese quelle scientifiche, altro non vedono se non il sottoprodotto di sviluppi materiali di questo o quel genere.

(2) Noi non possiamo predire, mediante metodi razionali o scientifici, lo sviluppo futuro della conoscenza scientifica.
(3) Perciò non possiamo predire il corso futuro della storia umana.
(4) Ciò significa che dobbiamo escludere la possibilità di una “storia teorica”, cioè di una scienza sociale storica che corrisponda alla fisica teorica. Non esiste alcuna teoria scientifica dello sviluppo storico utilizzabile come base per la previsione storica.
(5) Lo scopo fondamentale dello storicismo è, quindi, infondato.
In altri termini, l’evoluzione futura della società dipende in gran parte dagli sviluppi della conoscenza umana; d’altro canto, se è vero che la conoscenza umana cresce, è pure vero che non possiamo anticipare oggi ciò che sapremo soltanto domani. Non esiste dunque alcuna società che possa predire scientificamente il livello futuro delle proprie conoscenze.
L’argomento appena enunciato è una critica nei riguardi della pretesa di tutti i filosofi che hanno creduto di possedere la chiave per predire il futuro, e quindi della tesi secondo la quale è compito delle scienze sociali scoprire le leggi dell’evoluzione della società per poterne predire lo sviluppo. Tale teoria è per Popper l’essenza delle concezioni storiciste, e ciò per il fatto che è questo concetto di una società muoventesi attraverso una serie di periodi che fa nascere, da un lato, il contrasto fra un mondo sociale che cambia e un mondo fisico che non cambia, donde deriva l’anti-naturalismo e, dall’altra, la credenza pro-naturalistica e scientistica nelle cosiddette “leggi naturali di successione”. credenza che, ai tempi di Comte e Stuart Mill, poteva vantarsi di essere appoggiata dalle previsioni a lunga scadenza dell’astronomia e, in un’epoca più recente, dal darwinismo.
Perché l’esatta evoluzione della società non può essere prevista mediante leggi scientifiche? I motivi addotti da Popper sono i seguenti. L’evoluzione della vita sulla terra, o della società umana, è un processo storico unico. Tale processo, è lecito supporre, si svolge secondo ogni genere di legge causale, per esempio, secondo le leggi della meccanica, della chimica, dell’eredità e della segregazione, della selezione naturale, etc. Tuttavia il processo non può essere descritto con una legge, ma solamente con una ipotesi storica singolare.
Le leggi universali affermano qualcosa riguardo a un ordine invariabile, cioè riguardo a tutti i processi di uno stesso genere; e benché non ci sia alcuna ragione perché l’osservazione del processo non possa consentirci di formulare una legge universale e, se siamo fortunati, di scoprire la verità, è chiaro che qualsiasi legge, formulata in questo o in altro modo, dovrà essere provata in altri casi prima di poter essere presa in seria considerazione dalla scienza. Ma non possiamo sperare di provare sperimentalmente un’ipotesi universale, né di trovare una legge naturale che la scienza possa accettare, se dobbiamo limitarci all’osservazione di un processo unico.
L’osservazione di un processo unico non può aiutarci a prevedere gli sviluppi futuri. Osservare con la massima attenzione lo sviluppo di un solo bruco non ci aiuterebbe a predire la sua trasformazione in farfalla. Applicato alla storia della società umana il ragionamento viene formulato da Popper in questo modo: “Gli uomini hanno creduto di vedere nella storia, volta a volta, una trama, un ritmo, un disegno predeterminato. Io riesco solamente a vedere come un fenomeno segue ad un altro; un solo grande fatto, rispetto al quale, poiché è unico, non può esservi generalizzazione alcuna”.

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