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Sullo strano capitalismo cinese

di Michele Marsonet.

Come sempre accade nella Repubblica Popolare Cinese, le difficoltà economiche – al pari di quelle politiche – vengono nascoste con molta abilità dall’apparato propagandistico del Partito comunista, almeno fino a quando la “copertura” non è più possibile.
Ultimo esempio quello di “Evergrande”, il colosso delle costruzioni che per molto tempo ha dominato il settore immobiliare cinese. Stiamo parlando di un’azienda di dimensioni colossali. 200.000 dipendenti che, con l’indotto, arrivano a 3,8 milioni.
Si dà tuttavia il caso che “Evergrande” abbia anche 305 miliardi di dollari di debiti che, allo stato attuale, non sa come ripagare. Il colosso ha circa 1300 progetti edilizi sparsi in 280 città cinesi. Il problema è che un gran numero di famiglie ha comperato, e già pagato, appartamenti che, però, non esistono perché mai costruiti.
Si è quindi scatenata una violenta protesta dei cittadini sui social network. Non solo. Moltissimi acquirenti delusi sono scesi in piazza per protestare in prima persona contro l’azienda e le autorità, colpevoli di non aver saputo controllare le attività e i bilanci del colosso immobiliare di cui sopra. Si parla, inoltre, di casi di corruzione assai frequenti.
E questa è una grande novità poiché, nella Repubblica Popolare le manifestazioni pubbliche sono severamente vietate, a meno che non siano autorizzate dal Partito. Basti rammentano come sono state represse le proteste degli abitanti di Hong Kong.
Gli acquirenti delle case inesistenti intendono giustamente recuperare le somme investite. Ma è difficile che ciò accada, visto il pesante indebitamento di un colosso che, evidentemente, ha i piedi d’argilla.
A ciò va aggiunto uno scontento di segno diverso. Il Partito comunista ha più volte affermato di aver sconfitto in modo definitivo la pandemia dovuta al coronavirus.
Ma è solo una fake news diffusa per motivi propagandistici. Focolai continuano infatti a manifestarsi in varie parti del Paese. Alcune settimane orsono, ad esempio, il grande porto di Ningbo nello Zhejiang, il terzo scalo merci più grande della Cina e base fondamentale dell’export globale che la Repubblica Popolare conduce da decenni, si è improvvisamente bloccato proprio a causa della scoperta di nuovi focolai del virus.
Tornando al caso di “Evergrande”, l’opacità – per usare un eufemismo – del sistema informativo cinese non consente di capire come Xi Jinping e il suo gruppo dirigente intendano risolvere il problema. Si noti che il fondatore del gruppo immobiliare, il cantonese Xu Jiayin, è uno dei tanti tycoons della Repubblica Popolare arricchitisi a dismisura negli ultimi decenni, e come tutti gli altri ha la tessera del Partito in tasca.

Possiede anche la squadra di calcio “Guangzhou Evergrande”, vincitrice di molti campionati negli ultimi anni. Finora era allenata dall’italiano Fabio Cannavaro il quale, però, fiutato il vento, ha subito deciso di dimettersi.
La politica neo-maoista di Xi, gli attacchi sempre più virulenti ai tycoons come Jack Ma, il fondatore di “Alibaba” ora emarginato, e il nuovo statalismo promosso dal Partito, indurrebbero a credere che il governo interverrà con una ristrutturazione del debito di “Evergrande”, ma si tratta di capire sino a che punto ciò sia possibile.
Sbaglierebbe però chi pensasse che il caso possa indebolire il Dragone. In realtà la Repubblica Popolare, grazie alle politiche dirigiste dell’attuale leadership, nel corso della pandemia si è addirittura rafforzata nei confronti dell’Occidente.
E’ in grande vantaggio, per esempio, nella produzione dei microchip, fondamentali non solo nella tecnologia di nuova generazione, ma anche nella tanto sbandierata “transizione ecologica” di cui in Occidente molti parlano senza comprendere bene le sue implicazioni. Come se non bastasse, i cinesi sono in vantaggio anche nella costruzione di reti 5G e, in generale, nell’intero campo dell’Intelligenza Artificiale.
Qualcuno allora si chiede come sia possibile parlare di una nuova “Guerra Fredda”, visto che Usa e Occidente dipendono ormai dalla Cina in molti settori strategici. La situazione, insomma, è ben diversa dalla vera “Guerra Fredda” combattuta tra Occidente e blocco sovietico. In quel caso le connessioni economiche e commerciali erano minime mentre, con la Repubblica Popolare, tali connessioni esistono e stanno addirittura crescendo.
In altre parole la politica del decoupling, sulla quale molto puntava Donald Trump non ha avuto successo (almeno finora). Ed è difficile prevedere che abbia successo in futuro visto la grande dipendenza di alcune nazioni occidentali – in primis la Germania – dal mercato cinese.
Dunque neppure un grande scandalo come quello di “Evergrande” è in grado di indebolire in modo significativo un Paese che tiene legato a sé l’Occidente attraverso le politiche commerciali, e l’acquisizione continua di asset strategici come porti e aziende ad alta tecnologia.

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