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Kamala Harris attaccata dalla sinistra democratica

di Michele Marsonet.

In politica, si sa, i miti durano poco. Così è stato anche per Kamala Harris, scelta da Joe Biden come sua vice e presto divenuta un’icona della sinistra americana e mondiale.
Di lei piacevano l’essere donna, la prima nella storia Usa a raggiungere una posizione così alta, e pure le origini indiano-giamaicane. Sembrava, insomma, la persona più adatta a soddisfare tutti i canoni – ora dominanti – del “politically correct”. Se aggiungiamo anche una certa avvenenza fisica il quadro è completo.
Il problema è che, quando ci si misura concretamente con i problemi politici, i discorsi teorici diventano presto inutili e occorre confrontarsi con quello che i filosofi chiamano “principio di realtà”.
E la realtà che la Harris, su mandato di Biden, deve affrontare è davvero dura poiché riguarda l’immigrazione clandestina e illegale. Un problema che in Italia conosciamo sin troppo bene, e oggetto di scontro quotidiano tra le forze politiche.
Vi sono coloro che, concordando con le posizioni di Papa Francesco e del Vaticano, vogliono accogliere tutti senza valutare caso per caso. Ma l’opposizione a questo tipo di approccio è forte, e i contrari insistono tanto sulla difesa dei confini nazionali, quanto sui pericoli che l’immigrazione incontrollata può creare.
Kamala Harris ha preso di petto la questione, affermando con nettezza che gli Stati Uniti non possono accogliere tutti, e invitando i migranti provenienti in prevalenza da Paesi dell’America centrale a “non partire”.
Ha promesso fondi a nazioni quali Honduras, Guatemala, El Salvador etc. per alleviare la loro crisi economica. E ciò ricorda molto da vicino uno slogan italiano di successo: “aiutiamoli a casa loro”, adottato da molti politici e riferito, nel nostro caso, ai migranti provenienti da Africa e Medio Oriente.

Occorre comunque chiedersi che cosa ha detto di così strano la vice-presidente statunitense. In realtà nulla. Ispirandosi a un sano buonsenso, ha solo fatto notare che neppure il Paese più potente del mondo può permettersi di spalancare le frontiere a tutti coloro che desiderano emigrare nel suo territorio.
Così facendo, si rischia infatti di aumentare gli squilibri sociali già presenti negli Usa. Senza scordare i problemi di sicurezza dovuti alla mancanza di controlli.
La Harris, cui Biden ha, un po’ furbescamente, delegato la gestione di un problema così spinoso, ha immediatamente perso terreno nella sinistra del partito democratico.
La “pasionaria” Alexandria Ocasio-Cortez l’ha subito attaccata con grande violenza, accusandola di scordare che le condizioni attuali dell’America Latina si devono alla politica Usa. Seguendo così le orme dell’estremismo di sinistra non solo americano, ma mondiale.
Tuttavia la vice di Biden ha pure rinnovato la sua immagine, staccandosi nettamente dalla sinistra democratica e acquistando consensi nell’opinione pubblica moderata. La quale, non scordiamolo, è maggioranza tanto negli Usa quanto in Europa.
Questa presa di posizione potrebbe giovarle molto nel prosieguo della carriera, rammentando che ha solo 56 anni contro i 78 suonati di Biden. Le posizioni estreme in America non pagano mai, e la Harris lo ha capito con grande abilità.
Due fatti vanni notati in conclusione. In materia di immigrazione la coppia Biden/Harris dice più o meno le stesse cose di Donald Trump, senza tuttavia subire la demonizzazione e l’ostracismo mediatico patiti dall’ex presidente.
In secondo luogo, le parole della vice-presidente Usa dovrebbero essere meditate dai politici italiani che predicano l’apertura senza condizioni ai migranti e l’accoglienza senza limiti. Si tratta di posizioni perdenti, anche se vengono appoggiate dalle autorità religiose.

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