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Donald Trump e il terzo partito Usa

di Michele Marsonet.

Come alcuni avevano previsto, nell’atto di lasciare la Casa Bianca Donald Trump ha fatto capire che fonderà un terzo partito, contrapposto tanto ai democratici quanto ai repubblicani.
Non si tratta di un’assoluta novità. L’aveva già fatto il miliardario Ross Perot candidandosi nel 1992 con un partito conservatore indipendente. Non ottenne molti voti ma danneggiò comunque i repubblicani.
Quello di Trump è un caso ben diverso. Il “tycoon” ha perso le elezioni, ma è stato comunque votato da ben 74 milioni di americani. E non si tratta solo di questo.
Trump, come gli analisti hanno notato, non è la causa del malessere Usa, bensì la sua espressione. Da consumato frequentatore dei social network e degli spettacoli televisivi, è riuscito ad esprimere le pulsioni di frustrazione che da molto tempo circolano negli Stati Uniti.
Si comprende quindi benissimo la preoccupazione dei maggiorenti repubblicani, molti dei quali l’avevano seguito controvoglia. Un eventuale partito “dei patrioti” di Trump rischia di mettere seriamente in difficoltà quello repubblicano, che è in genere minoritario sul piano dei consensi popolari.
Potrebbe in sostanza regalare la vittoria ai democratici nelle elezioni del 2024 portando via voti al Grand Old Party. Difficile invece pensare che una formazione politica nuova possa avere la forza di imporsi nelle urne.
Ciò che si rischia è la transizione da un sistema bipartitico a uno multipartitico, e ciò può causare cambiamenti rilevanti nel futuro scenario politico Usa, rendendo più complicata la vittoria elettorale.

Naturalmente occorre chiedersi quanti votanti sarebbero disposti a scegliere un partito nuovo di zecca. La sua base elettorale dura lo farebbe senza dubbio, ma la maggior parte degli elettori repubblicani sono conservatori moderati, disponibili a seguire figure meno divisive.
Bisogna inoltre vedere se Trump conserverà il suo potere di affabulazione una volta uscito dalla Casa Bianca. Alcuni sono disposti a scommetterci, ma molti no.
Il fatto sicuro è che la politica Usa è destinata a cambiare parecchio. I democratici, che hanno ottenuto una vittoria risicata, sono molto divisi. Finora ha prevalso il centro di Biden, ma la sinistra radicale, a sua volta frammentata in più componenti, resta molto forte.
Dal canto loro i repubblicani dovranno cercare in fretta un nuovo leader vincente. Figure come il vice-presidente uscente Mike Pence e il capo dei senatori, Mitch McConnell, si sono staccate da Trump molto tardi, e occorrono quindi nomi nuovi per non soccombere tra quattro anni.
Non v’è dubbio che sulla presidenza Trump gli storici continueranno a discutere in futuro, avendo egli adottato uno stile totalmente diverso rispetto ai suoi predecessori. Resta da vedere se è destinato ad essere un presidente anomalo, oppure se qualcuno raccoglierà la sua eredità.

1 Comment on Donald Trump e il terzo partito Usa

  1. Biden. Un apostrofo mediatico inutile: altro che nuovo leader! Se arriva alla fine del mandato avrà avuto il solo merito di risollevare l’aspettativa di vita ridotta negli ultimi 12 mesi!

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