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Libri da leggere: RITRATTI DELL’INFINITO di Piergiorgio Odifreddi

Nel corso della storia, molti concetti completamente diversi fra loro sono stati ammassati e nascosti dietro il paravento di un’unica parola. Il polverone che è stato sollevato sull’infinito, e la nebbia in cui esso è rimasto perennemente avvolto, hanno fatto sì che molte diverse accezioni di uno stesso vocabolo venissero scambiate per sfumature di un unico concetto, o confuse come semplici variazioni una dell’altra.

Cercheremo dunque di strappare la falsa maschera dell’unicità all’infinito, per svelare la vera molteplicità dei suoi volti. Ma ci limiteremo a dodici di essi, nei quali si manifestano le più diffuse, e fra loro più confuse, accezioni dell’infinito: l’immenso, l’inesauribile, l’illimitato, l’indefinito, l’interminabile, l’incommensurabile, l’irraggiungibile, l’incomprensibile, il transfinito, il trascendente, il trascendentale, l’ineffabile.

In una delle parti dei Miserabili Victor Hugo avvertiva: “questo libro è un dramma, il cui primo personaggio è l’infinito”. La decostruzione del personaggio nelle sue varie facce ci permette di sottoscrivere qui la stessa avvertenza, sostituendo però la commedia al dramma. Il lieto fine sarà, si spera, la constatazione che un minimo di matematica permette di fare un massimo di chiarezza nel buio di una gran confusione.


Nota: in realtà io non ho letto questo libro, lo raccomando perché ho una ottima opinione del professor Odifreddi sia come scrittore, che come scienziato e giornalista. Detto questo la sinossi editoriale lascia un po’ a desiderare. Quando si parla di scienza o di filosofia della scienza occorre essere più chiari e al giorno d’oggi possiamo esserlo senz’altro. Quindi le mie domande all’editor Rizzoli sarebbero queste:

  1. Define “infinito”? Siamo nel campo fisico della “hidden reality” del dottor Greene o, malgrado la matematica, si va verso la filosofia?
  2. Siamo nel campo cosmologico?
  3. Non mi è neppure chiaro come si possa parlare di “infinito” e parlare di “lieto fine”, anche perché non sarebbe strettamente indispensabile…. ma comunque una sinossi non dovrebbe mai essere donabbondiana, dovrebbe dare informazioni più definite sul “gist” tecnico del discorso, sempre!

Rina Brundu

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