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A proposito de “Il Fatto Quotidiano”. Controfondo non autorizzato al “fondo” di Gomez

di Rina Brundu.

Era dai giorni dell’inciucio M5S-PD che non visitavo il sito del Fatto Quotidiano. Nel 2020 l’unico momento in cui ho visto delle pagine di tale testata è stato quando mi sono impegnata in un lavoro di pulizia totale di questo luogo virtuale (peraltro non ancora terminato), il quale ha portato alla cancellazione di migliaia di post e di altrettanti ridicolissimi ritratti encomiastici dei vari travagli-dimai-grillorenzisti e compagnia, che ho coniato negli anni scorsi: semmai finirò in un girone paradisiaco non ho dubbio alcuno a cosa dovrò addebitare la colpa di tale ingiuriosa situazione!

Benché oggi sia Capodanno e dunque ogni sciocchezza che combiniamo ce la possiamo perdonare, confesso che quando ho inserito l’url sul browser e dunque dopo oltre un anno sono rientrata nella prima pagina del Fatto, ho provato una sensazione di fortissimo imbarazzo interno! In tutta onestà ritengo però che tale impaccio non sia da addebitare a quella specifica pagina (se c’è una cosa di cui non vi è mai stata carenza in Italia, sono le “home” filogovernative), ma al fatto di non essere ancora riuscita a superare l’indignazione dell’anima che mi ha procurato la nascita del Conte-bis, nonché la scoperta che per anni avevo dato credito alle balle di una schiera di poltronari di una qualità che non avevamo mai conosciuto prima.

Ma occorre ammetterlo: la colpa non è la loro, la colpa è la mia, della mia naivete, e dunque prima o poi dovrei farmene una ragione e muovere oltre. Dopo una veloce inquadratura della “home” stavo già per uscire dal sito, quando all’improvviso ha catturato la mia attenzione l’occhiello all’odierno fondo di Gomez, un pezzo titolato: “Ilfattoquotidiano.it è cresciuto (in tutti i sensi) nell’emergenza. E continuerà a farlo nel 2021”. Porca l’oca, mi sono detta, vuoi vedere che la pandemia ha invertito il trend? Del resto, sarebbe potuto accadere. Ho dunque voluto vedere i numeri e dopo essermi sorbita una lunghissima supercazzola introduttiva, ho finalmente trovato queste indicazioni “Gli utenti unici giornalieri, secondo google analytics, sono aumentati del 32 per cento rispetto al 2019. Ogni giorno in media ci fanno visita 2 milioni e 682mila persone che leggono 5milioni e 461mila pagine (22% in più rispetto ai 12 mesi precedenti). Quasi ogni mese ilfattoquotidiano.it è il terzo quotidiano online, tra quelli che hanno una versione cartacea, dopo Corriere.it e Repubblica.it.”. Siccome sono malfidata, ho quindi voluto vedere gli ultimi dati certificati dall’ADS per questa testata, che sono quelli dell’ottobre 2020. Secondo questa fonte, i “numeri” delle vendite del “Editoriale il Fatto Spa”, a quella data, sono i seguenti: “Totale vendita cartaceo: 25584 – Totale vendita cartaceo più digitali: 50869”. Una miseria! Insomma, meno degli abitanti di una media cittadina italiana sono abbonati al giornale!

Dato che io conosco la storia del Fatto Quotidiano, che studiai per la scrittura di un mio saggio sul giornalismo, posso tranquillamente affermare che queste notizie non mi rendono felice. Peraltro tutta la mia vita si è svolta in contesto imprenditoriale, e dunque quando una impresa non rende quanto potrebbe ritengo che non ci sia nulla da celebrare per nessuno, anche perché a rimetterci in quei contesti sono sempre le ultime ruote del carro, specie i “tanti giovani”.

Tuttavia, questa prospettiva di visione del dato economico generale del giornale, sembrerebbe una preoccupazione meramente mia, dunque irrilevante, perché contrasta con l’ottimismo che trasuda dal pezzo di Gomez (fatti salvi i due onestissimi incisi: “Certo, anche per noi questi sono stati tempi di ristrettezza economica. Per 4 mesi la pubblicità non c’è praticamente stata”).

Naturalmente, ci sta che il nocchiero traghetti i suoi con spirito positivo, arrembante, e francamente ho pure fatto pace con l’idea che in Italia non esisteranno mai quotidiani slegati dai doveri di riverenza politica, i quali doveri si possono espletare in una molteplicità di modi, alcuni visibili altri più nascosti e perniciosi, resta il fatto che alcune affermazioni contenute nel pezzo del pur bravo direttore sono assolutamente discutibili. Sfanculando (i.e. ignorando), volutamente, la curiosissima scrittura in virtù della quale il Fatto ospiterebbe dirette con “i grandi nomi del mondo dello spettacolo e della cultura”, laddove poi apprendiamo che gli stessi sarebbero quelli di “Fedez” e di “Nicola Mancini” (abbiamo evidentemente anche un diverso concetto di cosa siano i “grandi nomi” e cosa sia la “cultura”), il passo del suo discorso che mi ha lasciato più perplessa è stato questo: “Bene, la scelta de ilfattoquotidiano.it di prendere le distanze da questa cacofonia spacciata per pluralismo, quando invece è solo utile per alzare gli indici di ascolto o il traffico dei siti, ha pagato. In tanti si sono resi conto che noi siamo diversi[1]”.

Direttore: qui servirebbe davvero che il concetto venisse chiarito: diversi da chi? Da chi? E perché parla di “cacofonia” altrui quando è proprio sul suo sito che quei “blog” il più delle volte propongono pezzi non firmati da individui con nome e cognome, in perfetto stile wikipedico, i quali attivano discussioni da bar, altro che cultura! Perché parla di “cacofonia” quando il titolo strillato è proprio una caratteristica tecnica del Fatto? Quella con cui ha costruito la sua “fortuna”? E da chi (o da cosa) sarebbe diverso il “Fatto” nel suo tentativo di tirare l’acqua al suo mulino? Finanche oggi, primo gennaio, giorno di festa, di riposo, vi si legge un titolone stigmatizzante il vostro attuale avversario politico (si fa per dire): “Record di ascolti per il discorso di Mattarella sugli “illusori interessi di parte”. Plauso della politica, mentre Renzi commenta solo i vaccini”.

Urka, dunque adesso abbiamo una “politica” in Italia? Quindi bastava rovesciare il risultato del voto del 4 marzo 2018 per averla? Irridere il volere sovrano di un popolo? Pensa tu! Nel mio piccolo, in proporzione, ho “combattuto” Renzi più del “Fatto” quando c’era da combatterlo, ma francamente con quello che passa il convento ora, il renzismo non sarebbe una opzione da scartare; sarebbe senz’altro una ipotesi politica più onesta almeno rispetto ai suoi traguardi originari, alle sue linee guida fondanti!

Che sia anche per questo che tantissimi italiani, proprio come me, hanno abbandonato il giornale? Non posso parlare per gli altri, ma per quanto mi riguarda i “diversi” che riscopriamo molto uguali non mi ispirano fiducia e nel dubbio: Buone feste, caro direttore, la rileggerò il primo gennaio…. Di quale anno non lo so, ma a questo punto della storia, sarà probabilmente quando la “politica” avrà smesso di applaudire e a farlo sarà la nazione italiana!


[1] Grassetto mio