LA BARBA DI DIOGENE, Dublin (EIRE) – 17 Years Online. Leggi l'ultimo pezzo pubblicato...

Un anno senza Massimo Pittau. E su “La Barba di Diogene” online

di Rina Brundu.

Nei mesi scorsi mi sono chiesta come avremmo potuto ricordare Massimo Pittau, a un anno dalla scomparsa, in questo sito che è stata la sua casa virtuale negli ultimi tre lustri. Un luogo dove si è confrontato, in alcuni casi in maniera anche forte, come era nel suo carattere, con i tanti. Conoscendo molto bene il professore, ho ritenuto che il modo migliore sarebbe stato ricordarlo oltre le parole, magari pubblicando uno dei suoi lavori, una cosa a cui teneva molto. E così, con l’approvazione della famiglia, Ipazia Books ha pubblicato il suo studio TABULA CORTONENSIS. Arbitrato su un’eredità contestata. Ma, in quelle stesse settimane, quando questo sito si chiamava ancora Rosebud, mi premeva pure riprendere le attività in un contesto diverso da quel luogo virtuale dedicato al giornalismo, mi premeva che Massimo Pittau fosse ricordato in un luogo appropriato. Occorreva ribattezzare Rosebud. Chiamarlo “La Barba di Diogene” – come la rivista cartacea che avevo creato alcuni anni fa, e come una materia che interessava ad entrambi – mi è sembrato il passo consequenziale. In realtà, il roll-out de La Barba di Diogene online era preventivato per il 20 novembre prossimo (e questa rimane la data ufficiale di inizio attività), quale omaggio al professore, ma poi, onde non confondere ulteriormente alcuni lettori già confusi si è preferito completare il progetto in questi giorni. Con l’arrivo della rivista online, come già annunciato su Ipazia Books, viene meno il datato progetto dell’antologia titolata La barba di Diogene, fermo restando che tutti i validi saggi contenuti in quella – incluso uno dello stesso Massimo Pittau – verranno pubblicati in separata sede e gli autori contattati privatamente. Il nuovo sito – che ritengo il professore avrebbe molto gradito – è il risultato della mia continuata ricerca per migliorare la qualità dei contenuti, degli interventi, per raggiungere il risultato che non ho mai nascosto di voler raggiungere: fare diventare quest’angolo virtuale un luogo di approdo di qualità per studiosi, ricercatori, autori che sappiano andare oltre il modello patinato che impera, soprattutto in Italia. Ed è il risultato delle tante battaglie combattute su queste stesse pagine per impedire che diventasse un altro osceno ritrovo italico dedicato alla superstizione, al giornalismo dalla schiena piegata, alla notizia politica scritta per omaggiare il deretano di riferimento, all’intellettualismo analogico e childish, al pseudo-intellettualismo. Riusciremo ad ottenere il risultato agognato. Riusciremo perché i progetti in nuce sono tantissimi e sostanziali, anche aggrappati al territorio e mirano a durare, a fare in modo che tutto l’impegno che stiamo mettendo dia risultati concreti come di fatto sta accadendo.

A questo proposito colgo l’occasione per ringraziare i tanti professori, autori, ma anche uomini di chiesa (pensa tu!), biblioteche, enti vari, che ci hanno assistito in questo periodo di intenso studio, il quale ha prodotto documenti davvero validi per la Sardegna interna, con un ultimo straordinario testo che uscirà a breve. Poi tornerò alla filosofia con tre lavori in progress che davvero voglio terminare prima di passare ad altro stato dell’Essere.

Non nascondo, tuttavia, che la fatica dell’impegno di questi anni abbia conseguenze, sul corpo, sulla vista. Ma questo è lo studio vero, altrimenti si chiama parassitismo wikipedico, scempiaggine, latrocinio intellettuale rivestito da anelante istinto verso l’arricchimento facile alle spalle altrui, meglio se in forma di charity (sic!).

D’altro canto, l’intenso studio portato avanti nel corso di quest’anno, è stato, io credo, il mio vero regalo per il mio maestro Pittau. Un maestro Pittau che – malgrado il fatto che in questi dodici mesi non sia ancora riuscita ad aprire le sue tantissime email – ho sentito sempre vicino, impegnato a spronarmi come usava fare da vivo, a incoraggiarmi lungo la sua e la mia strada. Di fatto, in un mio lavoro che uscirà a breve io mi sono scontrata fortemente con alcune sue tesi, ipotesi, risultanze ottenute nei saggi dedicati ai toponimi della Sardegna. I risultati dei miei studi non coincidono con quelli di Massimo Pittau. Ciò premesso, io so che non sarei riuscita ad ottenere quei risultati senza la base fornita dal professore: questo è di fatto il suo vero dono per tutti noi, l’eredità irrinunciabile, ovvero le fondamenta per continuare a costruire alla stregua di nani sulle spalle di giganti!

Anche questo post avrei dovuto pubblicarlo il 20 novembre prossimo. Poi ho preferito farlo adesso, lasciare che quel giorno sia per il silenzio, almeno per quanto mi riguarda. Altra cosa sarà per gli avvoltoi che di tanto in tanto compaiono sui giornali a ricordarlo, quegli stessi che mandava a quel paese senza troppi complimenti quando era necessario e che, mentre era in vita se potevano non mancavano di mettergli il bastone tra le ruote, senza dimenticare che raramente si ricordavano di chiamarlo per fargli un saluto.

Massimo Pittau, però, è vissuto come un uomo ed è morto come un vero scrittore, un destino che auguro a me stessa: questo io l’ho testimoniato di persona e questo è il Massimo Pittau che ho e avrò sempre nel cuore. Il resto sono dettagli.