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DIZIONARIO DELLA LINGUA ETRUSCA – PREMESSA

di Massimo Pittau.

PREMESSA.

1. La mia specializzazione professionale e linguistica è propriamente relativa alla «lingua sarda», che è quella mia nativa e che tutti sanno essere di matrice neolatina o romanza. Essendomi però interessato sempre e a fondo anche della lingua che i Sardi parlavano prima della loro latinizzazione, la lingua “protosarda o paleosarda”, quella che io ho iniziato a chiamare «lingua sardiana», circa trent’anni fa mi sono imbattuto in alcuni vocaboli sardiani che mi sembrava avessero una corrispondenza con altrettanti vocaboli della lingua etrusca. A spingermi in questa direzione di studio probabilmente era stato anche il fatto che già qualche decennio prima altri due linguisti avevano sostenuto esservi una qualche connessione tra la lingua sardiana e quella etrusca, Johannes Hubschmid e Gian Domenico Serra. Pertanto, per proseguire in questa direzione di studio ovviamente mi sono dovuto interessare ex professo e a fondo anche della «lingua etrusca». E preciso che l’inizio del mio interesse specifico per la lingua etrusca risale a circa trent’anni or sono.

Questo mio interesse di studio per la lingua etrusca ha trovato una forte spina ad intensificarsi, soprattutto quando nel 1978, per iniziativa di Massimo Pallottino e dei suoi collaboratori, comparve il Thesaurus Linguae Etruscae – I Indice Lessicale [ora in II edizione a cura di Enrico Benelli, Pisa-Roma 2009].

Ai fini specifici dello studio che conducevo, avevo proceduto a schedare l’intero materiale lessicale del citato Thesaurus Linguae Etruscae, inserendo di volta in volta nella scheda di ciascun lessema tutte le notazioni che mi sembrava di avere acquisito come risultato sia delle scoperte fatte dagli etruscologi precedenti, sia delle scoperte mie personali. Si sappia pertanto che questo mio Dizionario della Lingua Etrusca (sigla DETR)è stato da me iniziato nel 1978, per cui esso ha una gestazione che è durata 35 anni.

D’altra parte nel frattempo ho pubblicato, oltre che diversi studi in riviste specializzate, altre mie 11 opere dedicate alla lingua etrusca, ovviamente a distanza di anni.

Ad affrettare e a perfezionare il mio progetto di comporre questo mio Dizionario è intervenuto nel 1991 un importante evento linguistico ed editoriale: la pubblicazione dell’opera di Helmut Rix, Etruskische Texte, Editio Minor, I Einleitung, Konkordanz, Indices; II Texte (1991) (sigla ET). Quest’opera ampia e fondamentale implica i seguenti notevoli miglioramenti rispetto al precedente pur valido Thesaurus Linguae Etruscae: innanzi tutto il Rix e i suoi collaboratori hanno sottoposto a una nuova autopsia molte iscrizioni etrusche, col risultato finale che parecchie sono state lette meglio e quindi emendate rispetto alla lettura precedente. In secondo luogo, mentre il Thesaurus Linguae Etruscae presenta il materiale linguistico lessema per lessema, con rari e brevi riferimenti ai dati contestuali in cui ciascuno compare nelle iscrizioni, gli Etruskische Texte, oltre che l’indice di tutti i lessemi, presenta la serie completa di tutte le iscrizioni etrusche finora ritrovate. Queste risultano trascritte al completo assieme con le utilissime indicazioni di luogo e con quelle – almeno generiche – di tempo, tutte raggrupate a seconda della loro caratteristica o tipologia fondamentale (iscrizioni funerarie, di possesso, di regalo, di dedica, ecc.).

La mia accettazione dei dati documentari offerti dagli Etruskische Texte non poteva che essere totale, come del resto è stata totale anche da parte di tutti gli altri etruscologi viventi. Anche io infatti ho accettato non solo la lettura che il Rix ha dato delle varie iscrizioni etrusche, ma ho accettato anche il sistema di classificazione che egli ha adottato per ciascuna di esse. Solo raramente mi sono discostato dal Rix nella lettura di qualche iscrizione e inoltre non ho accettato un certo limitato numero di sue ricostruzioni o esplicazioni di vocaboli, alcune volte perché mi sono sembrate non necessarie, altre volte perché mi sono sembrate non condivisibili.

Soprattutto non ho accettato – come d’altronde quasi tutti gli altri etruscologi stanno mostrando di non accettare – la trascrizione che il Rix ha adottato per le due sibilanti etrusche, sigma e san (o sade), con ben otto differenti grafemi; che sono indubbiamente troppi e inoltre sono contrari alla convenzione tradizionale e ormai pacifica tra gli specialisti della lingua etrusca circa la trascrizione di quei due fonemi. E d’altra parte è appena il caso di ricordare che in linguistica è regola assoluta che un fonema sia indicato da un solo grafema e viceversa. L’uso di otto grafemi non soltanto va contro il saggissimo principio medioevale che diceva non sunt multiplicanda entia sine necessitate, ma può anche spingere all’errore di credere che in etrusco esistessero ben otto differenti sibilanti…

D’altra parte preciso e anticipo che io ho apportato un certo miglioramento documentario agli Etruskische Texte, perché in questo mio Dizionario risulta anche una appendice di 78 lessemi che nell’Index generale dell’opera del Rix risultano mancanti, non recepiti dai computer adoperati, quasi certamente perché avevano un numero troppo elevato di lettere.

Inoltre preciso che, oltre a tutto il materiale lessicale etrusco registrato negli Etruskische Texte, in questo mio Dizionario della Lingua Etrusca risulta registrato e studiato tutto quello che è stato rinvenuto dopo la pubblicazione dell’opera del Rix (anno 1991) per effetto di nuovi ritrovamenti e che è stato pubblicato nella rivista «Studi Etruschi», fino alla sua ultima annata, che è quella dell’anno 2001.

2. Come tutti i vocabolari o dizionari relativi a lingue antiche, anche questo mio Dizionario implica ovviamente un procedimento di “traduzione” o almeno di “proposta di traduzione” dalla lingua etrusca studiata alla lingua con la quale essa viene studiata (in questo caso la lingua italiana). E ancora ovviamente in questo procedimento di “traduzione” o di “proposta di traduzione” mi sono impegnato a far entrare nel mio Dizionario tutti i risultati interpretativi che sono stati finora raggiunti e acquisiti dagli etruscologi precedenti, rispetto ai quali naturalmente ho effettuato un’opera di selezione e di revisione. Ai risultati interpretativi conseguiti dagli altri linguisti ovviamente ho aggiunto anche quelli che mi sembra di avere raggiunto e acquisito io personalmente.

Circa i risultati da me conseguiti in fatto di interpretazione o di ermeneutica della lingua etrusca debbo segnalare e sottolineare che essi sono venuti soprattutto per effetto della grande quantità di lessemi e di fenomeni grammaticali che ho preso in esame, analizzato e studiato e precisamente di tutti quelli disponibili. In ciò sono stato aiutato enormemente dall’uso del computer – validamente seguito da mio genero dott. Filippo Pinna – sia ai fini della ricerca sia ai fini della comparazione.

Debbo però anche precisare che il computer in quanto tale non “scopre” mai nulla e tanto meno “inventa” qualcosa di nuovo, almeno nel campo delle discipline umanistiche e storiche; in queste esso è solamente uno strumento utilissimo di aiuto per gli studiosi ai fini delle loro “scoperte” e delle loro “invenzioni” e soprattutto velocizza enormemente la loro ricerca e il loro studio.

3. Le modalità secondo cui è impostato questo mio Dizionario sono le seguenti. Trattandosi di un vocabolario, ovviamente i vocaboli o lessemi vi risultano indicati singolarmente e in stretto ordine alfabetico, per semplicità, quello latino. I lessemi che vi risultano raccolti, analizzati e, per quanto è possibile, delucidati sia nei loro valori semantici sia nelle loro notazioni grammaticali, raggiungono la cifra complessiva di circa 8.500 lessemi.

a) Ciascun lessema viene trascritto secondo l’ormai tradizionale andamento destrorso e in carattere corsivo, anche con l’indicazione delle ricostruzioni proposte, delle espunzioni effettuate oppure con lo svolgimento delle abbreviazioni; ad es. [Arn]theal, Vel[u]s[i]; Ari{ari}tinial, Luvχumes{ai};Atharina(l), Etri(al).

Risulta invece tralasciata del tutto la punteggiatura originale, sia quella segnata nell’ambito di ciascun vocabolo (interpunzione sillabica), sia quella segnata fra un vocabolo e l’altro, per il fatto che quella usanza grafica degli Etruschi è quasi del tutto irrilevante ai fini della finalità ermeneutica o interpretativa che ho scelto e privilegiato in questa mia opera. La separazione tra un vocabolo e l’altro nell’ambito di una iscrizione è indicata con uno spazio vuoto o intervallo, come si fa in tutte le lingue moderne e come del resto si fa quasi sempre da parte degli studiosi con la stessa lingua etrusca. In maniera analoga risulta tralasciata la indicazione della andata a capo nelle iscrizioni etrusche poste su più righe, esclusi i casi in cui essa implichi anche uno stacco concettuale significativo; in quest’ultimo caso ho fatto uso della barra diagonale destrorsa / per indicare la diversità delle righe e della barra diagonale sinistrorsa \ per indicare la diversità dei posti del medesimo supporto in cui risultano scritte le diverse parti di una medesima iscrizione.

Inoltre sono stati tralasciati molti spezzoni di lessemi, soprattutto quando risultavano troppo corti.

Infine sono state tralasciate anche le indicazioni di lettura incerta per lettere di determinati vocaboli, a meno che io non abbia intravisto e indicato quella che a me sembrava la lettura esatta oppure la più probabile. Su questo particolare punto è ovvio che un linguista che non abbia la possibilità di procedere alla autopsia di una o di più iscrizioni, ha il dovere e anche l’interesse a fidarsi delle proposte che su di esse hanno fatto gli epigrafisti che invece quella autopsia hanno effettuato.

Per ciascun lessema vengono date la sigla e le notazioni numeriche che sono adoperate dagli Etruskische Texte del Rix circa la sua esatta attestazione. Però ho ridotto alquanto quelle notazioni numeriche che negli Etruskische Texte risultanonumerosissime per i lessemi più comuni, ad es. per i prenomi.

b) I lessemi che costituiscono altrettanti antroponimi, teonimi, toponimi od etnici vengono trascritti con la consonante iniziale maiuscola, proprio come hanno fatto altri etruscologi precedenti, ad es., Massimo Pallottino nella sua raccolta Testimonia Linguae Etruscae, e Carlo De Simone nella sua opera Die Griechischen Entlehnungen im Etruskischen (1970). Siccome un qualsiasi vocabolario di una qualsiasi lingua ovviamente si ispira a criteri ermeneutici o di “interpretazione”, è evidente che l’individuare e il distinguere anche graficamente gli antroponimi rispetto agli appellativi, ai verbi, ecc. è per l’appunto già un importante fatto di “interpretazione”. A maggior ragione si imponeva questa esigenza, in quanto – come è noto a tutti – l’immensa maggioranza dei lessemi etruschi conservati è costituita da antroponimi (prenomi, gentilizi e cognomina), ragion per cui, evidenziati questi con l’iniziale maiuscola, vengono ovviamente e facilmente isolati e individuati gli appellativi, i verbi ecc., su molti dei quali resta e s’impone il grave problema della effettiva interpretazione semantica e di quella grammaticale.

c) È cosa abbastanza nota che la antropominia etrusca corrisponde in larga misura a quella latina e viceversa, come ha luminosamente dimostrato la geniale opera di Wilhelm Schulze, Zur Geschichte Lateinischer Eigennamen (1904) (sigla LEN). Col mio presente Dizionario io mi lusingo di avere ulteriormente ampliato l’entità di quella corrispondenza; e ho fatto ciò sia come effetto delle numerose nuove iscrizioni etrusche rinvenute dal 1904 ad oggi, sia in virtù dell’altro importante e più recente libro dei prosecutori dell’opera dello Schulze, Heikki Solin et Olli Salomies, Repertorium nominum gentilium et cognominum Latinorum (1988) (sigla RNG). Come risultato di questa mia ricerca segnalo e sottolineo che ho riscontrato che per circa l’80% gli antroponimi etruschi corrispondono, in maniera più o meno certa o probabile o ipotetica, ad altrettanti antroponimi latini e precisamente al numero 1586 antroponimi latini. Continua…