LA BARBA DI DIOGENE, Dublin (EIRE) – 17 Years Online. Leggi l'ultimo pezzo pubblicato...

Da Rosebud a “La barba di Diogene”

di Rina Brundu.

Alla fine se n’è andato anche lui, ma no, non l’ha ucciso il Covid, l’ho fatto fuori io! Rosebud è sopravvissuto a numerosi affronti: agli attacchi renzisti e grillorenzisti, agli attacchi degli zozzoni wikipedici (su cui torneremo nel giusto tempo); ma, soprattutto, Rosebud è sopravvissuto a dieci anni in cui tra le sue pagine non mi sono risparmiata nulla (e insieme a me i tantissimi che hanno frequentato il sito), proprio come sempre dovrebbe accadere quando a provarsi, a sperimentarsi è uno spirito libero.

Ciononostante, Rosebud non è riuscito a sopravvivere all’offesa più grande che, purtroppo, gli ho procurato io stessa. Contestualmente, io non sono riuscita a superare il dolore determinato dall’avere offeso, insieme a Rosebud, la mia stessa anima. Ancora oggi, io mi chiedo come sia potuto accadere, cosa mi abbia portato a usare queste pagine per incensare alcuni tra i più grandi malfattori politici che abbiano camminato su questo pianeta. Cosa mi abbia portato a usare queste pagine, per così tanto tempo, onde contribuire, come di fatto ho contribuito, a creare l’immonda casta politica che attualmente disonora le nostre istituzioni, peraltro, senza vergogna alcuna, come ben si addice ai peggiori poltronari che abbiamo avuto la sfortuna di far sedere nel nostro Parlamento.

Rosebud, complice del malfatto, doveva morire. Ma, in realtà, Rosebud doveva morire anche perché era un sito dedicato al giornalismo. Ovvero, a quella professione che, ancora dieci anni fa, quando nacque la rivista, io consideravo un faro, una luce guida nel mare magnum dell’indecenza etica che ci circonda, e che oggi, dopo averla studiata nel dettaglio, specialmente quella “perpetrata” in Italia, io considero un mestiere più pericoloso del terrorismo, con alcuni suoi “praticanti” (adepti?), che, se i crimini deontologici fossero puniti dalla legge, dovrebbero essere chiusi in galera a vita. Di fatto, alla radice dei mali odierni della nostra nazione, non vi è il terrorismo sessantottino, ma la cosiddetta “guerra dei venti anni”, un momento tremendo della nostra storia, un lungo, infinito, momento che ha visto due avvoltoi senza uguali, sovvenzionati con i contributi editoriali pubblici, procurare un danno nazionale unico, un danno che ricadrà su infinite generazioni di posteri nel silenzio connivente di tutti.

Un danno che oltre al nostro colossale debito pubblico (la cui esistenza è stata accortamente rimossa dalle coscienze dei connazionali dai giornalini italiani che in questi tempi disgraziati festeggiano da par loro il governo-amico), ha procurato un appiattimento totale della capacità intellettuale; ha favorito la creazione di mostri analogici nelle redazioni di detti giornali, nelle redazioni del nostro servizio pubblico televisivo, così come nelle università e ovunque sarebbe servito avere ben altri cervelli pensanti e al passo con i tempi.

Lo ripeto: Rosebud doveva morire! Paradossalmente, però, Rosebud doveva morire anche perché, almeno per quanto mi riguarda, aveva esaurito il suo compito. Quella rivista online mi ha infatti accompagnato in un periodo di cambiamento straordinario, ha aiutato la crescita che avevo auspicato, ricercato, che sapevo sarebbe avvenuta, un giorno. Rosebud, come a suo tempo lo fu Terza Pagina World, è stato per me una palestra unica. Una palestra in cui ho testato tutto ciò che avevo da testare, in cui mi sono confrontata con tutto ciò che, da un punto di vista intellettuale, era necessario confrontarmi. Senza nascondermi mai, senza paura, senza timore, senza mai desiderare di fare un passo indietro, a qualunque costo.

Da questo punto di vista, l’aspetto negativo è che è attualmente molto difficile trovare qualcosa che susciti la mia curiosità, il mio interesse. Negli scorsi anni la fisica quantistica è stata il mio porto d’approdo. Il problema della fisica è però dato dal fatto che procede lenta e una volta che hai visto tutto ciò che c’è da vedere comincia a muovere in circolo, così ti capita pure di ascoltare Susskind preoccupato di dover riconoscere l’esistenza di un architetto universale, incapace di ragionare oltre, di venire a patti con il “problema”, e allora cominci a vomitare visto che il “problema” non è in fondo così complesso. D’altro canto, per questo singolo aspetto negativo, gli input positivi non si contano: se riuscirò a scrivere e a portare a compimento tutti gli studi, le ricerche che ho già in mente di realizzare, diventerò lo scrittore più prolifico nella lingua di Dante, o almeno in una versione inglesizzata di tale idioma. Altrimenti creperò, ma almeno avrò vissuto eticamente fino al mio ultimo respiro! E avrò indegnamente vissuto come tutti gli intelletti (pochi, in verità) che ho sempre ammirato.

Anche per questo grazie Rosebud: benvenuta La barba di Diogene!

Info site: In linea con i cambiamenti in corso procede sul sito anche la cancellazione di centinaia di post a base di grilli, di dimai, fatti quotidiani, di cenacolo mediatico analogico italico, di simili immondezzai and so and so forth. Di contro, qualcuno di quei post resterà comunque, a titolo di monito futuro. A titolo di monito all’anima!