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Le donne e la filosofia

di Michele Marsonet.

È assai diffuso presso il grande pubblico un pregiudizio – difficile da estirpare – secondo cui le donne sarebbero poco portate alla filosofia. La tesi, sostenuta da numerosi grandi pensatori del passato, è che uomini e donne abbiano una natura diversa. In questo senso la razionalità e la logica (caratteristiche maschili) vengono contrapposte all’emotività e all’intuizione (elementi ritenuti femminili). Si tratta di un’idea che si può ritrovare, tra gli altri, in Aristotele, Kant, Hegel e Rousseau.
Per molto tempo a nessuno è venuto in mente che, partendo da simili presupposti, è impossibile spiegare perché nei corsi di filosofia i docenti si confrontino con una larga maggioranza di studentesse. Oggi la situazione è per fortuna cambiata; alcune pensatrici di primo piano del XX secolo – basti menzionare S. Weil, H. Arendt e E. Stein – hanno di fatto aperto la strada, e ai nostri giorni la presenza femminile nei circoli accademici è ben più radicata di quanto fosse alcuni decenni orsono.
E’ del resto sufficiente leggere quotidiani e settimanali a grande diffusione per constatare la crescente importanza del pensiero femminile in ambito politico e nella società, pur se percepibile più all’estero che in Italia. Anche nel campo degli studi filosofici, nel corso degli ultimi decenni, i temi femministi hanno acquisito una rilevanza che ha condotto all’istituzione di cattedre e di centri universitari specificamente orientati allo studio del ruolo delle donne nella storia del pensiero.
A chi giudica strano questo modo di procedere, si può rispondere che basta sfogliare un qualsiasi manuale per accorgersi che la storia della filosofia continua ad essere vista come una serie di “grandi pensatori” (al maschile). Di qui la presa di coscienza che occorre leggerne in modo diverso lo sviluppo e, soprattutto, che bisogna lavorare affinché la presenza delle donne si espanda anche nell’ambito filosofico.
Il pensiero femminista parte dell’assunto che la donna, in quanto soggetto ancora debole e spesso oppresso (si pensi a quanto accade nei Paesi in cui domina il fondamentalismo islamico), presenta una prospettiva originale e foriera di potenziali innovazioni. L’idea è quella di produrre una filosofia non staccata dalla vita quotidiana, ma in grado di dare indicazioni concrete, ovvero una filosofia impegnata che non si rifiuti di guardare come stanno le cose nel mondo di tutti i giorni.
In seno alla filosofia femminista dialogano scuole e tradizioni diverse, mentre le nuove prospettive da essa promosse hanno condotto a un riesame di molti problemi attuali. In un primo momento in bioetica e nel campo dei diritti umani, e poi anche in quello delle scienze sociali e della filosofia politica.
Il termine “femminismo” possiede, com’è noto, parecchi significati. In senso ristretto si riferisce al movimento volto ad ottenere l’uguaglianza dei diritti per le donne, mentre in un senso più ampio si riferisce alle teorie che sottolineano l’oppressione delle donne cercandone i rimedi. Si pone a questo punto un interrogativo di carattere generale: il femminismo è un movimento politico o una dottrina filosofica? Se rispondiamo che esso si occupa essenzialmente della parità di diritti tra uomo e donna, allora sosteniamo implicitamente che non vi sono differenze tra i sessi, e in questo senso ampio parecchi filosofi, tra i quali John Stuart Mill, si possono definire “femministi”.
Se tuttavia intendiamo dire che scopo del femminismo non è soltanto ottenere la parità dei diritti, ma anche rimuovere le cause socio-economiche dell’ineguaglianza, allora diventa molto più difficile considerare il femminismo come movimento unitario. Ciò perché diverse analisi delle cause anzidette danno origine a programmi socio-politici differenti.
Su cosa si basa, ad esempio, la richiesta di uguaglianza dei diritti?

Una risposta possibile e tradizionale è questa: tale richiesta è basata sul fatto che tutti gli esseri umani, indipendemente dal sesso, sono “razionali”. Tuttavia, alcune esponenti del pensiero femminista dei nostri giorni sostengono che tale risposta è fuorviante in quanto trascura le differenze biologiche e sociali fra uomini e donne, che impediscono a queste ultime di fruire in modo adeguato dell’eguaglianza dei diritti.
Inoltre, altre esponenti femministe contestano l’appello incondizionato alla “razionalità”. A loro avviso, non si tratta affatto di un concetto universale, bensì di un’esigenza interna alla filosofia nata dall’Illuminismo. Ecco quindi il rifiuto di una tesi ampiamente diffusa nella storia della filosofia; che cioè uomini e donne abbiano una natura diversa: razionalità (caratteristica maschile) contrapposta ad emotività (caratteristica femminile), logica (ancora maschile) contrapposta ad intuizione (femminile). La razionalità diventa allora per molte femministe un concetto “di genere”, che in quanto tale può essere applicato alle donne solo in senso “derivato”.
Un approccio radicale di questo tipo ha conseguenze importanti sul piano della filosofia morale e politica. Si manifesta meno attenzione per le esigenze della “ragione universale” e più interesse per la specificità dei contesti e delle situazioni.
Si criticano le aspirazioni universalizzanti di gran parte della filosofia moderna e si esalta il concetto di “differenza”, intesa non solo in senso biologico, ma anche sociale o meramente privato. In realtà, le tendenze del pensiero femminista in relazione alla filosofia sono piuttosto diversificate. In generale, tuttavia, alla questione della differenza sessuale viene attribuita importanza, anche se diversi sono gli approcci. Si afferma, per esempio, che la differenza sessuale conduce a un diverso modo di interagire con il mondo circostante.
Tra le principali indicazioni emerse dal dibattito odierno si possono citare: (a) la crescente consapevolezza che dall’antichità ai nostri giorni le donne hanno fornito contributi importanti – anche se spesso non riconosciuti – allo sviluppo della filosofia occidentale; (b) il ruolo sempre più incisivo svolto dalle donne in settori di frontiera quali la bioetica e la riflessione sulle tematiche ambientali; e (c) la constatazione che non tutte le donne che si dedicano alla filosofia sono, ipso facto, femministe.
Al contrario, alcune di esse criticano il movimento femminista sottolineando che esso, soprattutto nelle sue componenti più radicali, rischia di generare nuove forme di esclusione. La vivacità delle discussioni testimonia comunque la crescente importanza del tema.