PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

La Storia non si cambia abbattendo statue

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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di Michele Marsonet.

L’immagine della statua di Winston Churchill a Londra, davanti a Westminster, prima imbrattata e poi ricoperta da una struttura protettiva per salvarla dai vandali che vorrebbero abbatterla, è davvero un segno dei tempi che oscuri che stiamo vivendo.
Chi avrebbe immaginato un destino simile per il monumento a colui che, praticamente da solo, si oppose al nazismo promettendo al suo popolo solo “lacrime e sangue”? E chi avrebbe immaginato una simile minaccia rivolta anche alla statua di David Hume, una delle menti più grandi della filosofia occidentale?
La furia iconoclasta che si sta abbattendo quasi ovunque su statue e monumenti di celebri personaggi che spesso hanno letteralmente “fatto” la Storia, e senza i quali oggi vivremmo in un mondo diverso, accampa la scusa del razzismo.
Si noti anche che i vandalismi sono iniziati ben prima dei fatti di Minneapolis e dell’uccisione di George Floyd. Non si contano più nel mondo le statue di Cristoforo Colombo imbrattate e divelte dai loro piedistalli, e lo stesso destino è toccato ai monumenti di altri personaggi accusati di razzismo e colonialismo.
Occorre tuttavia capire se sia proprio questo il giusto modo di combatterli. Se, in altri termini, non sarebbe invece più opportuna una riflessione storica, per l’appunto, in grado di contestualizzare questi fenomeni sicuramente abominevoli, ma che fanno comunque parte della Storia occidentale.
Tra il silenzio colpevole di tanti personaggi del mondo politico, si è sentita la voce molto critica di un anziano dirigente del Partito Comunista Italiano. In una bella intervista a “Il Foglio”, Aldo Tortorella (93 anni), già successore di Alessandro Natta alla presidenza del PCI e “ultimo togliattiano d’Italia” come lui stesso si definisce, non è affatto tenero con questa ondata di iconoclastia.
Rammenta, Tortorella, che dopo la sconfitta del fascismo i comunisti si guardarono bene dal distruggere i simboli del passato, e questo per un motivo assai semplice. Tali simboli sono utili per rammentare – e non dimenticare – quanto era avvenuto. Rappresentavano infatti una parte della Storia su cui era opportuno riflettere, anche per non ripetere gli errori passati.
Ma Tortorella, Togliatti e altri avevano una cultura storicista della quale, oggi, i giovani ignorano persino l’esistenza. Lo storicismo ci dice che, se si cancella il passato, non si può nemmeno cambiare il presente. E non è certo un caso che le giovani generazioni non pensino a questo, dal momento che l’insegnamento della Storia nelle scuole e all’università è stato svilito e ha perduto gran parte dell’importanza che prima aveva.
Si rammenti inoltre che, oltre alla drammaticità dei vandalismi contro i monumenti di Churchill e di Hume, si verificano pure episodi ridicoli. A Milano vorrebbero abbattere la statua di Indro Montanelli. A Liverpool è stata imbrattata la targa di Penny Lane, la strada che ha dato il nome una famosissima canzone dei Beatles, e il sindaco della città inglese ha ricevuto la richiesta di cambiarne il nome. Si ipotizza infatti che James Penny fosse un commerciante di schiavi, ipotesi peraltro mai dimostrata.
Questo fanatismo iconoclasta che percorre il mondo è molto pericoloso, e stupisce che assai spesso le autorità non lo mettano in luce reagendo con la necessaria decisione. Evidentemente non lo fanno perché ignare delle conseguenze tragiche che ne possono derivare.
Aldo Tortorella nota giustamente, a tale proposito, che lo storicismo rappresenta il Novecento e che quello odierno è un altro mondo. E conclude, in modo icastico, che ora ci troviamo in una società “che vive il momento, non sa niente del passato e non si pone il problema dell’avvenire”.
Inutile quindi, a suo avviso, chiedersi perché adesso quella che egli definisce la “sinistra riformista” se ne stia in silenzio di fronte a questo scempio. Detta sinistra è tale solo di nome ed è per l’appunto appiattita su un eterno presente.