PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

La partita Usa-Cina si gioca sull’economia

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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di Michele Marsonet.

Molti commentatori vedono un Donald Trump in piena crisi, con le elezioni presidenziali ormai imminenti, a causa dei fatti di Minneapolis e della susseguente ondata di violenze che sta attraversando gli States. Naturalmente vi sono buone ragioni a sostegno di questa tesi, anche se gli incidenti di origine razziale sono piuttosto frequenti nel Paese. Ce ne furono molti, e gravi, anche durante i due mandati di un presidente afroamericano come Barack Obama.
Tuttavia Trump si giocherà la rielezione non sulla base dei motivi anzidetti. Non bisogna infatti dimenticare che l’America profonda – e maggioritaria – aborrisce il disordine e i moti di piazza. Con questo voglio dire, anche se a qualcuno potrà sembrare strano, che la violenza nelle strade potrebbe giovare in ultima analisi proprio a un politico molto conservatore come Trump. Nuocendo invece al Partito democratico che, con un candidato incerto come Joe Biden, non riesce ad esprimere un programma che vada al di là del mero anti-trumpismo.
In realtà sono altri i temi decisivi ai fini delle elezioni presidenziali di novembre, e tutti ruotano intorno all’economia. La pandemia ha colpito gli Usa in modo particolarmente duro, e le critiche alla gestione trumpiana dell’emergenza continuano a fioccare. Fatto che del resto accomuna il presidente alla stragrande maggioranza dei leader al potere quando la pandemia è scoppiata.
Trump dovrà muoversi molto velocemente per distribuire in modo efficace i tanti miliardi di dollari che il governo federale ha stanziato per affrontare le ferite create dal coronavirus. I disoccupati sono milioni e il periodo attuale è paragonabile, sotto molto aspetti, alla Grande Depressione degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso. Dimostrando un notevole pragmatismo, non in linea con gli assunti tradizionali del Partito repubblicano, Trump sta favorendo l’intervento statale per lenire le ferite di cui sopra.
Ma, a pochi mesi dalle elezioni, dovrà agire con grande celerità per evitare una possibile sconfitta causata, per l’appunto, dall’emergenza economica. Se la sua risposta non sarà sufficientemente rapida ed efficace, gli elettori lo metteranno sulla graticola scordando che, prima della pandemia, le prospettive economiche dell’America erano ottime.
E sempre sull’economia si giocherà pure la grande partita con la Cina, nei cui confronti Trump ha adottato un atteggiamento molto più duro e aggressivo dei suoi predecessori, tanto democratici quanto repubblicani.
Un dato su cui vale la pena di riflettere è il seguente. La Repubblica Popolare Cinese è il più grande Paese esportatore del mondo, e proprio sulle esportazioni ha costruito la sua fortuna dando vita a quella “globalizzazione cinese” della quale solo ora vediamo con chiarezza le conseguenze (in gran parte negative per le nazioni occidentali). La Cina ha inondato per decenni con le sue merci il resto del mondo, ma non vale il contrario.
A ben vedere, l’Occidente importa dalla Repubblica Popolare molti più beni di quanti ne esporti, e ciò si deve anche al fatto che il mercato interno cinese è piuttosto asfittico, nel senso che gran parte della popolazione ha un potere d’acquisto assai limitato. Siamo insomma in presenza di un’economia che si regge – e si espande – grazie all’export. Qualora questo dovesse subire un rallentamento, o addirittura un tracollo, le conseguenze per la RPC sarebbero drammatiche.
A ciò si aggiunga che, a differenza delle nazioni occidentali, la Cina non fa sapere granché circa i danni subiti a causa della pandemia originatasi a Wuhan. Un segnale importante però c’è stato. La Repubblica Popolare ha sempre seguito il modello sovietico elaborando i cosiddetti “piani quinquennali”, destinati a fissare la crescita del Pil per un periodo prefissato.
Quest’anno, per la prima volta, la leadership comunista non è stata in grado di fissare obiettivi precisi al riguardo, così riconoscendo implicitamente che la crisi economica è molto grave anche a Pechino. E ciò significa che l’immagine diffusa dal Partito comunista di una Cina in crescita e di un Occidente in declino è meramente propagandistica.
Sui rapporti sempre più tesi con la Repubblica Popolare Donald Trump si gioca molte delle possibilità di ottenere un secondo mandato. Si noti, tra l’altro, che negli Usa l’immagine della Cina è assai meno positiva di quanto sia in Europa e, in particolare, in Italia. Il panorama è insomma molto complesso e, allo stato dei fatti, è azzardato formulare previsioni, in un senso o nell’altro, circa l’esito delle prossime elezioni presidenziali americane.