PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Continua la confusione nella politica estera italiana

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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di Michele Marsonet.

È risaputo che la politica estera italiana versa – per usare un eufemismo -in un grave stato confusionale, ora accentuato anche dai danni causati dalla pandemia. Come se questo non bastasse, tocca pure leggere dichiarazioni avventate di politici riguardanti la necessità di ripensare la collocazione internazionale dell’Italia, dichiarazioni che riflettono umori personali piuttosto che basarsi su un’analisi seria dei temi in discussione.
Secondo qualcuno, dunque, la Cina vincerà la terza guerra mondiale senza sparare un colpo (sic). Non si capisce, innanzitutto, quale sia il nemico che i cinesi sconfiggerebbero così facilmente. Vien fatto di pensare che si tratti degli Stati Uniti, ma è un’illazione non supportata da dichiarazioni ulteriori.
In secondo luogo, sparate di questo tipo rammentano molto le chiacchiere da Bar Sport, quando gli avventori, tra una partita di calcio balilla (anche detto biliardino) e l’ascolto dell’ultimo brano musicale di successo, cominciano a discettare sulle sorti del mondo, magari con l’aiuto di parecchie birre ingollate in precedenza.
Eppure dichiarazioni siffatte si debbono non a uno dei tanti politici della domenica, ma a un esponente di spicco del partito che ha la maggioranza tanto in Parlamento quanto nell’attuale compagine “giallo-rossa” di governo. E le cronache dicono che, pur essendo senza incarichi, è considerato un capocorrente e una testa pensante del movimento di cui fa parte. Ne consegue che bisogna prenderle molto sul serio, anche se alcuni analisti hanno notato che potrebbero per l’appunto essere solo un modo di farsi notare, giacché l’autore non ha attualmente incarichi governativi o istituzionali.
L’intento, da quanto si comprende, sarebbe quello di stravolgere le nostre attuali alleanze allontanandoci sempre più da Stati Uniti e Unione Europea, accusati entrambi di scarsa sensibilità per le esigenze italiane. Al contempo viene proposto un avvicinamento accelerato, più ancora che progressivo, alla Repubblica Popolare Cinese e al Partito Comunista che di quel Paese è la spina dorsale. Tutto ciò a dispetto dell’opzione nettamente anticomunista enunciata in campagna elettorale sia dall’autore delle suddette dichiarazioni, sia dal movimento di cui fa parte.
Ma non basta ancora. Secondo l’autore la Cina ha definitivamente sconfitto la pandemia grazie all’efficacia delle misure adottate, e sappiamo che non è vero poiché il virus sta colpendo altre parti del territorio della Repubblica Popolare. Nulla si dice sul ritardo e sulla mancanza di trasparenza – anche questo un eufemismo – da parte del governo di Pechino nell’informare il mondo su quanto stava accadendo nell’Hubei.
Al contrario, viene accettata la narrazione ufficiale cinese secondo cui è stata proprio la Repubblica Popolare a “salvare” il mondo e a fornire al nostro Paese un supporto decisivo nella lotta contro il coronavirus. Ed eccoci al punto cruciale. L’Italia, seguendo questa linea, dovrebbe entrare nella sfera d’influenza della Cina che, per l’appunto, “vincerà la terza guerra mondiale senza sparare un colpo”.
Al nostro Paese spetterebbe quindi seguire l’esempio delle tante nazioni africane che hanno accettato con grande entusiasmo l’aiuto cinese, salvo accorgersi in un secondo momento che, non potendo saldare i debiti, sono costrette a “vendere” a Pechino asset essenziali quali porti, infrastrutture e aziende strategiche. Destino, del resto, non solo africano, giacché in Europa i cinesi già controllano il porto greco del Pireo.
A ciò si aggiunga che stiamo palando di una nazione governata con metodi dittatoriali da un partito unico – quello comunista – al potere senza soluzione di continuità dal 1949, e di un regime che non ammette libertà di parola e di stampa e imprigiona gli oppositori in veri e propri campi di concentramento, i famigerati “Laogai”.
Siamo già abituati alle dichiarazioni estemporanee del nostro attuale Ministro degli Esteri che, guarda caso, milita nello stesso Partito (o movimento) di chi pensa che la Cina vincerà la terza guerra mondiale senza sparare un colpo. Non sarebbe forse il momento di concludere che la politica estera è cosa troppo seria per lasciarla gestire a dilettanti con scarsa formazione e privi di esperienza in materia? Non resta che sperare nella presa di coscienza delle altre forze politiche presenti in Parlamento e nello stesso governo.