PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Filosofia dell’anima – In nome dell’esercito dei 10000. Se potessi dire a chi resta… “una parola viva”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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[1] Una parola viva

Non più volenterosi silenzi.

Non più contatto verbale,

colui che amava ascoltare i tanti

non sentirà mai più la sua voce in mezzo a loro.

 

Si siederà con i suoi amici per discorsi

d’ora in poi costretti.

I discorsi. I pensieri.  Gli amici

E mentre ascolta attraverso

la porta segreta

porgerà l’orecchio interiore

al segreto sussurro: figlio dell’uomo,

tutto questo

e tutto questo

non è mai stato

e mai sarà

buono come

una parola viva.

Abba Kovner

Traduzione Rina Brundu, 7 febbraio 2018

Tratto da “Sulla natura del male”, di Rina Brundu, Dublin, 2018.

Erano un esercito di anziani, di giovani. Erano un esercito di padri, madri, nonni, nonne, sorelle, fratelli, amici. Erano un esercito che ha “scelto” di dirsi vinto durante la prima pandemia digitale della nostra storia. In alcuni casi, proprio grazie a quella digitalizzazione del mondo, abbiamo potuto vederne i volti, leggerne le ultime parole, ma per lo più se ne sono andati in silenzio, senza il conforto familiare, in alcuni casi morti dimenticati già prima di essere tali.

Mi rendo conto che nel nostro paese cattolico per cultura, storia e tradizione prima ancora per mera necessità dello spirito, è molto difficile fare dati discorsi. E tuttavia ci voglio provare. Ci voglio provare perché recare conforto a chi resta è importante e tutto vorrei tranne che questo sito diventasse un altro ricettacolo mediatico della disperazione dell’anima: ne abbiamo tanti di quei ritrovi virtuali e sono, purtroppo, più che sufficienti.

Se potessi dire una parola “viva”, come direbbe il poeta ebreo Abba Kovner intento a ricordare i tanti morti procurati dalla pandemia-nazionalsocialista, ovvero una parola “diversa”… parole “diverse”…. Se potessi dire queste parole a chi resta, senza ombra di dubbio direi loro di stare sereni: i vostri nonni, le vostre nonne, i vostri padri, le vostre madri, i vostri amici… non li avete persi. Non li potrete perdere mai! Loro sono ancora lì se solo farete lo sforzo di “raggiungerli”, magari nei vostri sogni, nei vostri momenti di meditazione, quando lo spirito riesce a rilassarsi un po’.

E “raggiungendoli” non ho dubbi che quei vostri “cari” vi direbbero che stanno bene, più che bene, ma vi direbbero anche di prendervi cura di voi perché è il vostro cammino a non essere terminato, non il LORO. Vi direbbero di ricordarli, sì, ma con momenti gioiosi, di ricordarli con i colori, di ricordarne i gesti di affetto, gli abbracci, di scordare tutto il resto.

Come sa bene chi frequenta Rosebud, io non propendo per la “religione” che per quanto mi riguarda è un assoluto sinonimo del termine superstizione. O meglio si tratta di pratica retaggio di epoche in cui tali “religioni” persecutorie, tese a giudicare l’operato di chiunque, a immaginare un’anima manichea posta al confine nietzchiano tra il “bene” e il “male”, tra “l’inferno dantesco” e il “paradiso” dei cosiddetti “giusti”, per lo più allo scopo di agguantare un potere molto temporale, erano tutto ciò che il nostro “spirito” (inteso come entità energetica) riusciva a comprendere, a capire. Ne deriva che quando scrivo ciò che ho scritto nei precedenti paragrafi, lo scrivo non a titolo di improbabile palliativo morale ma perché studio da anni altre strade, altre possibiltà…. Strade che, paradossalmente, sono state aperte proprio dalla scienza… sono state aperte dalla fisica quantistica, certo, ma anche nelle tante Unità di Terapia intensiva del mondo.

Resta il fatto che non è questo il momento di entrare in simili dettagli, o tecnicismi, ma, di nuovo, se potessi dire qualche “parola viva” a chi in questo momento si sente orfano, forse abbandonato da quel coraggiosissimo esercito dei 10000, tali “parole” avrebbero a che fare con l’idea di non dimenticarli i vostri cari, d’accordo, ma soprattutto con il consiglio di continuare a “viverli” perché loro continuano ad essere, seppure in altre sfere di esistenza.

Contestualmene direi loro di farsi forza perché, a dispetto di ciò che può sembrare a un superficiale-guardare, tutto, intorno alla nostra natura, non gira intorno alla disperazione, al lutto, agli istinti darwiniani di cui si fa logicamente vittima il nostro vestito biologico… quanto piuttosto intorno ad ogni caratteristica che fa grande e più capace la nostra anima immortale: la conoscenza, l’esperienza, L’AMORE!

Rina Brundu