PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Filosofia dell’anima – La morte “violenta” di Julie e le frottole che ci raccontano

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Julie Alliot era una bellissima ragazza francese di soli 16 anni, allegra, solare. Julie è morta pochi giorni fa di Coronavirus e adesso è diventata un altro occhiello mediatico tra i tanti, tragici, drammatici, che leggiamo in questi giorni.

Chi si è preso la briga di leggere la sua storia, sa però che la stessa meriterebbe più attenzione di quella che in queste ore convulse le viene dedicata. Di fatto la Via Crucis di Julie è iniziata solo una settimana fa con una semplice tosse. “Non è nulla di serio” le hanno detto all’ospedale, “torni a casa!”. E così Julie è tornata a casa procurando di curare la sua “tosse”  come fosse un’influenza, ricorrendo agli sciroppi, alle tisane della nonna. Pochi giorni e la “tosse” è diventata un forte spasmo che non le ha dato neppure il tempo di vedere i suoi familiari prima di spirare.

La morte “violenta” di Julie è insomma un caso plastico che, dramma alla mano, ci dimostra come questo virus potrebbe essere già mutato in forme micidiali, le quali spiegherebbero anche il perché esistono focolai più patogeni di altri. Nessuno lo scrive, naturalmente, alcuni notiziari accennano solamente al “problema”.

La morte “violenta” di Julie fa cioè numero anche tra le tante “frottole” che ci sono state raccontate e continuano a raccontarci in questo periodo, prima fra tutte quella che “la mascherina non serve”, o servirebbe solo agli operatori front-line. La verità è che idealmente la mascherina servirebbe a tutti e in un mondo giusto e probo, in paesi progrediti tecnicamente e moralmente avrebbe dovuto essere messa a disposizione di chiunque… gratis!

Il nostro mondo però non sembrerebbe dare spazio a nazioni savie, laddove abbiamo finanche dovuto testimoniare il caso della Gran Bretagna johnsoniana nel quale la gestione della pandemia è diventata un vero e proprio scandalo nazionale denunciato tra le pagine del giornale The Guardian da Richard Horton l’editore della prestigiosa rivista medica “Lancet”.

Ne deriva che le “bugie” dette per tenere il “gregge” buono-buono, molto probabilmente, anzi, sicuramente, sono state, tante, tantissime, così come tante sono state le “Julie” perite in questa epocale catastrofe umanitaria, in conseguenza del pressapochismo altrui.

La domanda è dunque d’obbligo: ma – noi umani, intendo – impareremo qualcosa da questa lezione? Riusciremo, grazie alla stessa, a creare un mondo migliore, più equo, più solidale, meno avido?

Se la nostra storia passata è un metro valido la risposta è sicuramente: no!, si salvi e si tenga sano chi può!

Rina Brundu