PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Gli Usa, la pandemia e il sistema sanitario italiano

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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di Michele Marsonet.

La pandemia di coronavirus ha prepotentemente fatto irruzione nelle elezioni Usa. Trascurata e sottovalutata da tutti per parecchio tempo, ora tanto i democratici quanto i repubblicani le prestano molta attenzione cercando di rassicurare i rispettivi elettorati.
Per Donald Trump, sino a poche settimane orsono, si trattava di un virus “straniero” che, in quanto tale, non doveva preoccupare gli americani. Quindi è arrivato il blocco dei voli da e per l’Europa, che in un primo tempo non valeva per inglesi e irlandesi, e infine ha coinvolto pure loro.
A New York e altrove si è dichiarato lo stato di emergenza, che poi il Presidente ha esteso all’intero territorio nazionale. Così ha smentito in modo clamoroso il suo precedente ottimismo, ma Trump ci ha abituato a repentine inversioni di rotta.
Il fatto è che il coronavirus è ormai diventato il principale argomento della campagna elettorale, mettendo in ombra tutti i temi che venivano discussi in precedenza. La politica estera Usa, a questo punto, sembra agganciata alla pandemia e ai possibili modi di evitare un contagio che l’opinione pubblica continua a percepire come un male che viene da fuori.
Nel frattempo in alcuni Stati si è deciso, sempre a causa della pandemia, di rinviare i “caucus” che devono ancora essere effettuati. E, a tale proposito, c’è addirittura chi ipotizza un rinvio generale delle elezioni inclusa quella di novembre.
Se questo fatto si verificasse si potrebbe addirittura giungere a una “estensione” temporanea del mandato di Donald Trump, evento del tutto anomalo nella storia degli Stati Uniti.
Interessante notare che l’Italia è molto nominata dopo che il nostro Paese è diventato il maggior focolaio europeo dell’epidemia. A parte le scontate dichiarazioni di solidarietà, ne hanno parlato con dovizia di particolari Joe Biden e Bernie Sanders nel dibattito a porte chiuse tenutosi due giorni orsono in uno studio della CNN a Washington.
Il fatto stesso che il pubblico fosse escluso la dice lunga sull’emergenza che adesso anche gli Stati Uniti stanno affrontando. Biden e Sanders sono i due democratici rimasti in lizza per sfidare Trump in novembre, ammesso che per allora l’emergenza sia finita.
L’Italia è entrata nel discorso perché Sanders ha molto lodato il servizio sanitario nazionale italiano che, a suo avviso, è in grado di affrontare meglio emergenze epidemiche. L’ex vice di Obama, pur riconoscendo i meriti del sistema italiano, è stato tuttavia meno entusiasta di Sanders.
Ha infatti sostenuto che il nostro sistema “universale” non ha evitato la pandemia. Affermazione per la verità strana, se ci considera che ai sistemi sanitari non spetta evitare le epidemie, bensì affrontarle quando arrivano.
Dal canto suo Bernie Sanders ha risposto che l’assenza di un sistema sanitario “universale” e centralizzato complica parecchio la risposta a crisi di questo tipo, promettendo di muoversi in tale direzione qualora ottenesse la “nomination” democratica.
Biden resta comunque il favorito, giacché gode del sostegno di Barack Obama ed è riuscito ad aggregare importanti settori dell’elettorato, e in particolare gli afroamericani. Su Sanders pesa l’appellativo di “socialista” anche se, a ben vedere, le sue posizioni sono in realtà assimilabili a quelle della socialdemocrazia europea.
Tuttavia, negli Stati Uniti, anche questo può essere un problema. Resta comunque la soddisfazione di vedere che il nostro sistema sanitario nazionale, così vituperato dagli italiani, all’estero è spesso considerato un esempio da seguire.