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I democratici Usa e le elezioni presidenziali

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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di Michele Marsonet.

La campagna elettorale americana si è finora svolta con ritmi fiacchi e senza l’emergere di personalità di rilievo nei due partiti tradizionali. Per la verità tiene sempre banco la vicenda dell’impeachment che, almeno in apparenza, non sembra stia turbando più di tanto i sonni di Donald Trump.
In realtà non si sa se davvero il tycoon sia indifferente alle accuse che gli piovono addosso, oppure se il suo sia soltanto un atteggiamento da uomo di spettacolo molto scafato che sa come gestire al meglio la sua immagine su media e social network. Finora si è comportato come se fosse sicuro che l’impeachment si risolverà in una bolla di sapone.
Un fatto è comunque certo. I democratici non sono riusciti a mettere in campo personalità di rilievo e, a questo punto, non è spuntato nessun Barack Obama a sparigliare le carte. Non è un caso, infatti, che sia proprio l’ex presidente a tenere banco con i suoi consigli (non molto ascoltati, a dire il vero).
La candidatura del tycoon democratico, Michael Bloomberg, non è decollata e la sua presenza è stata sinora modesta. Fatto piuttosto strano se si pensa alle cospicue somme che sta investendo nella campagna elettorale l’ex sindaco di New York.
Non stanno molto meglio, tuttavia, i numerosi candidati democratici che tentano, ognuno, di accreditarsi come l’anti-Trump. Se n’è accorto anche il “New York Times”, da sempre vicino al Partito democratico e, oggi, ferocemente contrario alla rielezione del presidente in carica.
Il più influente quotidiano Usa sta appoggiando con forza le candidature femminili, nella convinzione che, dopo la sconfitta di Hillary Clinton, sia finalmente giunto il momento di eleggere una donna alla Casa Bianca.
La favorita dei giornalisti del NYT è la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren, 70 anni, esponente dell’ala progressista e radicale del partito di opposizione. Warren sta in effetti conducendo una campagna molto vigorosa, anche se il suo radicalismo sui temi sociali ed economici la rendono inadatta agli occhi di Obama, che esorta i suoi compagni di partito ad esprimere una candidatura adatta ad attrarre (o, almeno, a non spaventare) l’elettorato moderato.
La seconda favorita del NYT è la 59nne senatrice del Minnesota Amy Klobuchar. Più moderata della Warren e con una notevole esperienza politica, non è tuttavia molto conosciuta a livello nazionale né si è particolarmente distinta nei dibattiti, il che induce a dubitare che possa farcela.
Notevole inoltre l’appannamento dei due “grandi vecchi”, Joe Biden (77 anni) e Bernie Sanders (78), contro i quali il “New York Times” usa l’argomento dell’età avanzata. Ma è un argomento spuntato visto che la Warren, favorita del giornale, è pure lei 70enne, mentre lo stesso Trump ne ha 73.
Come dianzi si diceva, i democratici non sono sinora stati capaci di calamitare l’attenzione dell’opinione pubblica la quale non vede, a differenza di quanto avvenne ai tempi di Obama e Hillary Clinton, una grande personalità in grado di contendere seriamente la presidenza ai repubblicani.
E’ quindi evidente che il Partito democratico si aggrappa soltanto alla procedura di impeachment per sperare di vincere, fatto che il grande pubblico ha già dimostrato di non gradire. Essere soltanto “contro qualcuno” non ha mai garantito la vittoria, negli Stati Uniti e altrove.
Se, com’è possibile, l’impeachment non avrà luogo, a Donald Trump non occorrerà molto per essere rieletto. Gli basterà sfruttare al meglio le sue doti mediatiche puntando sulla pochezza degli avversari. E senza scordare che l’economia Usa sta andando bene, il che gli garantisce un grande vantaggio.