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Nuovo capitolo nella guerra commerciale Cina-Usa

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di Michele Marsonet.

A che punto è la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina? Ci sono, in effetti, segnali consistenti di un allentamento della tensione, anche se l’imprevedibilità delle mosse di Donald Trump induce gli analisti internazionali a praticare una sana prudenza.
Il governo della Repubblica Popolare ha deciso di eliminare o di abbassare i dazi su 859 beni importati a partire dal mese di gennaio del 2020, e questo induce all’ottimismo. Tale alleggerimento riguarda in primo luogo il settore alimentare. La causa prima va ricondotta alla peste suina che ha messo in ginocchio gli allevamenti cinesi con aumenti dei prezzi al consumo anche del 100%.
Ne è derivato l’abbassamento dal 12 all8% delle tasse di importazione per la carne di maiale congelata, con l’intento di dare un po’ di respiro ai consumatori. Ma misure analoghe sono state decise anche per formaggi e farmaci, nonché su prodotti per l’industria hi-tech come i semiconduttori.
Esiste ovviamente la speranza che l’amministrazione Usa si comporti in modo analogo allentando la pressione sulle importazioni cinesi, poiché la battaglia dei dazi ha causato grossi danni anche in America. Fatto del resto inevitabile considerata la forte interconnessione tra le economie dei due Paesi.
Si noti che dopo l’apice toccato nel 2007 con uno spettacolare aumento del 14%, il Pil della Repubblica Popolare è in costante flessione, con una crescita del 6% prevista per l’anno che sta per iniziare.
Si tratta di una crescita pur sempre positiva e comunque superiore a quella delle asfittiche economie occidentali. Non può tuttavia bastare ai governanti di Pechino, da sempre attenti alle vicende del Pil come strumento indispensabile a mantenere la pace interna e a scongiurare le tensioni sociali.
Dal punto di vista cinese la guerra commerciale ha avuto effetti devastanti, poiché ha comportato il crollo delle esportazioni verso l’importantissimo mercato americano. Si rammenti, per esempio, che quest’anno si è registrata una diminuzione del 12,5 % a fronte di un aumento dell’8,5% verificatosi nel 2008.
E’ ovvio che, di fronte a simili dati, la Cina ha assolutamente bisogno di chiudere la vicenda della guerra commerciale per evitare conseguenze assai spiacevoli anche a breve termine. L’incognita, come si diceva poc’anzi, risiede nell’atteggiamento di Donald Trump.
Molti sospettano, infatti, che il tycoon non abbia affatto fretta di chiudere la partita per continuare a tenere la Cina sotto pressione. L’intento sarebbe quello di indebolirla proprio a livello economico, favorendo la crescita delle tensioni sociali al suo interno per indurla a tenere un comportamento meno aggressivo sul piano militare e geopolitico.
Naturalmente anche gli Stati Uniti hanno i loro problemi. Il processo dell’impeachment è in pieno svolgimento, ed esistono fondati timori che la battaglia dei dazi finisca col danneggiare pure i consumatori Usa. Senza scordare il caso Huawei, con nuove accuse della stampa americana nei confronti dell’azienda cinese.
Resta per l’appunto l’incognita sulle prossime mosse di Trump il quale, da un lato, caldeggia con i soliti tweet il successo dell’intesa commerciale con Pechino, mentre dall’altro vuole dimostrare al suo elettorato di essere intenzionato a bloccare l’ascesa internazionale della Cina.