PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Filosofia dell’anima – Come i saggi dell’antica Grecia. Sul tuo funerale laico e sul tuo “vivo affetto”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

bye

Siate forti come i saggi dell’antica Grecia e guardate alla morte

con occhio fermo e senza paura. (U. Eco)

Caro Massimo,

il mio box delle email si va riempiendo, non ne apro più! Con calma, ma con fatica, sono finalmente andata a rivedere il tuo ultimo messaggio: “Con vivo affetto” sono state, qualche giorno fa, le tue ultime parole per me. Non mancavi mai di mandarmi “saluti affettuosi”, un inciso che adesso mi mancherà.

Continuo a non comprendere bene quanto mi accade, continuo a non comprendere il senso di questo forte distacco che avverto e che non avevo calcolato. Non l’avevo messo in conto perché anche io, come i tanti, ti consideravo eterno e già pensavo al tuo centesimo compleanno, fra due anni.

Non è andata così e comincio a realizzare che io non avevo capito molte altre cose, o meglio, che io non ho ascoltato molto altro nel tuo dire, nelle tue confidenze…

Questo è un punto. Questo è un fatto. Questo è un aspetto.

L’altro elemento che avverto farsi strada sempre più prepotente in me, è l’ammirazione sconfinata che nutro nei tuoi confronti. L’ho già scritto. Non ho scritto però ciò che bisogna sottolineare con decisione, ciò che bisogna affermare pubblicamente e con forza, ovvero che Massimo Pittau ha lasciato questo mondo come sanno fare solo i grandi intelletti, i grandi filosofi, i grandi pensatori.

Massimo Pittau ha vissuto e se ne è andato con la stessa forza di sempre ed è questa, senza ombra di dubbio, la sorgente di quel sentimento di ammirazione che avverto moltiplicarsi dentro secondo dopo secondo, minuto dopo minuto. La ciliegina, domani, del tuo funerale laico, è appunto solo un qualcosa un più; un mero fattoide che però racconta tutto di te che ci hai salutati, direbbe il maestro Umberto Eco, “… come i saggi dell’antica Grecia”, guardando “alla morte con occhio fermo e senza paura”.

Così vivono e muoiono gli spiriti grandi, nessun dubbio su questo. E così si fanno ricordare; così impartiscono didattica valida, soprattutto in un paese come il nostro prono alla superstizione, alle orazioni funebri, ai minuti di raccoglimento che diventano ore, giorni, mesi, anni, secoli di annichilimento dell’anima, non di sua crescita morale e intellettuale.

Sono contenta di non essere in Sardegna domani, mi darà la scusa di non andare al tuo funerale. Io, infatti, non ho alcuna intenzione di salutarti. Di dirti addio.

Questo lo sappiamo, lo so io, lo sai tu. E questo ci sta.

Ciò che mi atterrisce è il dover fare senza di te da ora in poi. In ogni senso, anche con queste attività che in parte hai voluto tu e in parte ho sempre voluto mandare avanti io. Perché noi due in fondo eravamo simili, molto simili, cocciuti e determinati entrambi. Etici però, nonché scarsamente proni alla riverenza verso il patinato o il potentato di turno.

E così continueremo ad essere, a vivere, a estrinsecare il senso ontologico del nostro esistere.

Senza fare sconti, mai! Senza mercificare! Senza attaccarci alla “mammella dello Stato” speculando su tutto ciò che è davvero sacro, come purtroppo si fa al giorno d’oggi, come si sta facendo in questi tempi disgraziati in luoghi che dovrebbero farsi notare per tutt’altra tipologia di discernimento.

Non sarà facile, ma così si farà. Finché vivrò, certamente!

Poi, un giorno, spero sarai tra quei pochi che vorrei mi salutassero dall’altra parte.

Io non farò mai gruppo – purtroppo – nella tua nobile schiera di saggi, ma spero almeno di riuscire nell’intento di guardare anche io “alla morte con occhio fermo e senza paura”.

Fosse altrimenti non avrei scusanti, non dopo lo straordinario esempio di coraggio, determinazione e di coerenza intellettuale che hai voluto lasciarmi in dono prima del tuo arrivederci.

Un abbraccio, Massimo, con vivissimo affetto.

Rina Brundu