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Filosofia dell’anima – Sinisa Mihajlovic, la leucemia e la “partita della vita”

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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L’unico Sinisa Mihajlovic di cui io abbia mai saputo era un calciatore di quando ero ragazza che giocava nel campionato italiano (allora il più bello del mondo) e che aveva una caratteristica formidabile: un tiro dalla lunga distanza veramente potente, preciso, che la maggior parte delle volte finiva in rete. Era un piacere vedere le sue punizioni anche quando non si tifava per la sua squadra.

Non ho neppure dubbi che il Sinisa Mihajlovic allenatore del Bologna che quest’oggi si sarebbe presentato in lacrime in una conferenza stampa per annunciare di soffrire di “leucemia” sia lo stesso grande campione di allora. Magari sarà un po’ appesantito, i riflessi non più veloci come un tempo, i calci con palla ferma non avranno la stessa potenza, ma è indubbio che si tratterà sempre dello stesso spirito.

L’unica differenza sarebbe che adesso Sinisa avrebbe un’altra partita da vincere, una partita più difficile delle altre, una vera “partita della vita”. Sempre al tempo della mia gioventù e del “campionato più bello del mondo” io ricordo che molti giornalisti tanto sciocchi quanto inutilmente logorroici, usavano molto spesso l’espressione la “partita della vita”. Non mi è mai piaciuta dato che ho sempre pensato che le “partite della vita” siano altre, certamente non quelle che si combattono nei campi di calcio, non importa quanto spettacolare sia il campionato.

Di contro, quella che da oggi in poi dovrà combattere Sinisa si qualifica sicuramente per essere così definita. Nel suo caso, infatti, si sarebbe manifestato uno di quei momenti importanti in cui la forza-della-vita si para davanti a noi in maniera arrogante, sprezzante, sconcertante, preoccupante… In cui la forza del destino si propone senza guardare in faccia nessuno, magari nel momento in cui siamo più concentrati a vivere, quando sembra che null’altro sia importante, che nulla ci possa toccare.

Non è così, naturalmente, dato che la nostra esistenza incarnata, ormai lo sappiamo per certo anche da un punto di vista scientifico, è solo un passaggio, un momento infinitesimale nella lunga storia del nostro spirito. Date discipline raccontano anche che gli “imprevisti”, anche terribili come possono essere date malattie, in realtà non arrivino senza ragione: la maggior parte delle volte è la nostra stessa anima che li ha voluti nel suo percorso per rendersi più forte, proprio come farebbe un bravo calciatore quando si allena per la finalissima più temuta.

Quanto appena detto non significa che la “prova” a cui ci si sottopone volontariamente sarà meno difficile; cioè l’avere coscienza delle nostre scelte in campo spirituale non le rende più facili da sopportare su piano fisico. Questo non potrebbe accadere perché se ciò accadesse non si tratterebbe di “partite della vita”, di sfide da vincere ma di mere passeggiate.

Ne deriva che tutto ciò che si può dire a Sinisa è semplicemente di farsi forza perché qualunque sarà il risultato sarà il migliore possibile, sarà l’ineluttabile già preventivato, sarà semplicemente grande consapevolezza che finito un compito ce ne sarà un altro non meno entusiasmante, spettacolare, e degno di essere portato a termine.

Rina Brundu