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Filosofia dell’anima – Il curioso senso per l’amicizia di Marco Carta e Fabiana Muscas

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Ho scritto in altre occasioni che ho un pessimo concetto dell’amicizia e una pessima opinione di chi si dichiara amico di Tizio e di Caio, anche perché le affinità dell’anima si palesano da sole, sovente esistono nel silenzio. Prendo atto, anche, che non passa periodo troppo lungo senza che questo stato delle cose non venga confermato dai fatti, dalla cronaca quotidiana, nazionale e non.

Ieri sera sono stata una dei tanti italiani che su Canale 5 ha visto l’intervista della signora D’Urso (che più passa il tempo più diventa giovane al punto che ormai c’è da pensare che in quello studio abbiano scoperto la fusione atomica, dato che solo batterie così potenti potrebbero giustificare i filtri di luce che le sparano in faccia), al cantante sardo Marco Carta. Premetto anche che io non so quali siano i claim-to-glory di Marco Carta, che immagino importantissimi, anche perché preferirei farmi scotennare piuttosto che seguire quel genere di “musica”.

Ma non è questo il punto. Naturalmente, non saremmo qui se l’argomento fosse la “sua musica”. L’argomento è invece il fatto di cronaca di cui sarebbe stato protagonista recentemente. In parole povere, pochi giorni fa Marco e la sua amica Fabiana Muscas si sarebbero ritrovati nella Rinascente di Piazza del Duomo a Milano e all’uscita dalla stessa non sarebbero stati più soli, piuttosto in compagnia di 5 o 6 magliette mai pagate per un totale di Euro 1200. Apriti cielo: suonano gli allarmi del negozio, interviene la security, viene chiamata la polizia, i due vengono portati in una “specie di carcere”, risultato… Marco Carta verrà processato per “direttissima” a settembre. Ciliegina sulla torta Barbara D’Urso lo ha appunto invitato in trasmissione affinché potesse spiegare le “sue” ragioni (e poi c’é chi dice che noi non siamo la patria del diritto… televisivo, minzega… non per tutti, ma per alcuni certamente!).

Storia pazzesca, di matrice prettamente italica! Intanto, ci sono alcune osservazioni che è d’obbligo fare: 1) Ma chi cazzo è così fesso, nonché così povero di spirito da pagare 6 magliette 1200 Euro? Non posso  dirlo con assoluta certezza, ma è indubbio che esistano molti motivi per ritenere che il miliardario Warren Buffet, persona molto assennata che ha continuato a girare con la sua vecchia auto e a vivere nella sua vecchia casa tutta la vita, non lo avrebbe fatto. 2) Se un processo per “direttissima” in Italia richiede almeno 4 mesi di preparazione, quanto tempo richiede un processo solamente… “diretto”? Anni? Immagino di sì. 3) Ma, soprattutto… perché la signora D’Urso ha invitato solo Marco in studio e non la sua compagna Muscas? Lei non ha diritto di parola a Canale 5?

Dicevo prima della “povertà” del nostro spirito. E confesso che ieri il cantante Marco Carta mi ha dato una prova straordinaria della maniera perversa con cui può agire quella condizione deleteria quando si impossessa di noi. In virtù di ciò, infatti, dalla bocca del ragazzo abbiamo dovuto ascoltare una difesa accorata della sua persona, della sua innocenza, la tema per la sua famiglia, per cosa penserà la “gente” e…. nessuna parola per l’amica, per Fabiana, manco una (neppure da parte della conduttrice, peraltro). Speriamo naturalmente che Fabiana stia bene dato che su come sta lei nessuno ci ha informato; dato che di lei sappiamo soltanto che avrebbe avuto i coglioni di ammettere le sue responsabilità, si legge… di prendersi tutta la colpa.

Personalmente, a me piace pensare che se fossi stata al posto di Marco avrei fatto l’unica cosa onorevole da fare in quella situazione: accollarmi la colpa io, venirne fuori con onestà e dire ai fans “Ragazzi, ho fatto una cazzata, la colpa è mia, perdonatemi, ma che la giustizia faccia il suo corso”.

Una simile azione io ritengo avrebbe portato a Marco molti più fans di quanti potrà mai averne ora… ora che la sua figura è emersa nella sua plasticità, in tutta la sua effettiva dimensione molto, molto piccola. Certo, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e chissà magari anche io mi sarei comportata come Marco ieri… nel dubbio però, dai nemici mi protegga Dio (si fa per dire), che dagli amici mi proteggo io. Sic!

Rina Brundu

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