PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Venerati maestri. Chi ha ucciso il giornalismo italiano? Intermediazione e disintermediazione

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Estratto da…

10.3 Intermediazione e disintermediazione

Cos’è un giornale? Cos’è il giornalismo? Cos’è una “linea editoriale”? Queste domande me le sono fatte in maniera seria solo in tempi recenti, così come solo in tempi recenti ho ragionato sulla validità delle risposte che mi davo in precedenza. Durante gli anni dell’università le mie riflessioni in merito a questi argomenti sarebbero state condite di tanta idealità, di frasi costruite inneggianti alla libertà di stampa, al diritto di informazione, alla crescita culturale. Solo adesso mi rendo conto che ero indottrinata, non lo sapevo, ma lo ero. E da buona adepta non mancavo di acquistare regolarmente, quotidianamente, le bibbie che giustificavano l’esistenza di tali dottrine, che le celebravano. Non mancavo neppure di farmi sciacquare il cervello su ogni argomento possibile e immaginabile dai pareri più o meno interessati di emeriti sconosciuti, spesso mancanti della formazione necessaria, o di una qualsiasi valida esperienza lavorativa o di vita.

La chiamavano intermediazione giornalistica.

In tempi di disintermediazione, quali sono questi tempi digitali, le mie risposte a quei quesiti sono decisamente cambiate. Nel mio orizzonte privato, il celebrato costrutto “linea editoriale”, non è più una visione del mondo che, insieme a tante altre visioni del mondo, permette la creazione di una società libera, plurinformata, in cui il consenso politico e civile viene espresso dalla popolazione a ragion veduta. No, adesso nel mio orizzonte d’attesa un giornale e la sua “linea editoriale” sono semplicemente una espressione pubblica di una mission strategica privata che uno o più gruppi imprenditoriali vogliono imporre su un segmento più o meno significativo di popolazione allo scopo di guidarne il cammino, anche politico.

Visti da questa prospettiva utilitaristica, anche tanti aspetti relativi al mondo dei media e dell’informazione, in precedenza indecifrabili, acquistano un nuovo senso ai miei occhi. Comprendo, per esempio, perché le notizie su alcune inchieste della magistratura, inchieste spesso riguardanti i padroni dei giganti editoriali, o personaggi a loro legati a vario titolo, anche politicamente, scompaiano all’istante dalle pagine dei giornali, o dai servizi televisivi. Comprendo perché a fare-notizia siano sempre fattoidi minimali e gossipari che interessano ai meno e non infastidiscono nessuno; comprendo perché drammatici fatti di cronaca diventino specchietti per le allodole; comprendo perché il tempo-che-fa reclama ore di visibilità sulle televisioni. Comprendo cioè che la tanto celebrata intermediazione giornalistica è diventata nel tempo solo un modo scaltro per sollevare una cortina di fumo molto pesante, insuperabile, invalicabile, a protezione di interessi che il più delle volte nulla hanno a che vedere con le tematiche informative e culturali.

Continua la lettura….

Un morto scomodo e una pletora di potenziali assassini sono i protagonisti di un mistero atipico che per essere risolto dovrà necessariamente farsi viaggio di studio e di conoscenza. Solo partendo dalle origini del giornalismo, dalla nascita dei primi quotidiani italiani, passando per la “Guerra dei venti anni”, l’analisi dei rapporti internazionali sul livello di libertà di stampa in Italia, l’arrivo del giornalismo online, la presentazione di alcuni casi-studio, sarà infatti possibile una attenta lettura della scena del crimine, raccogliere gli indizi e stringere il cerchio intorno al colpevole. Chi ha ucciso il giornalismo italiano? Come in ogni giallo che si rispetti la risposta a questo quesito non sarà affatto scontata, né sufficiente a fugare il dubbio: e se si fosse sbagliato tutto, sin dall’inizio?

Indice

Epitaffio
Capitolo 1
Venerati maestri e soliti stronzi: le origini
1.1 In principio, c’era Gutenberg…
1.2 1976, nasce la Repubblica di Eugenio Scalfari
1.3 Gli anni 90 e Mani pulite
1.4 La guerra dei venti anni
1.5 Berlusconi: “L’Italia è il Paese che amo”
1.6 Quelli di Capalbio
1.7 La rivoluzione digitale
Capitolo 2
I rapporti internazionali sulla libertà di stampa
2.1 1960 1995 Lo studio di Raymond B. Nixon e la lettera dell’IPI al ministro Mancuso
2.2 Freedom House Il rapporto 2002
2.3 Freedom House Il rapporto 2004: l’Italia diventa uno Stato PARTLY FREE
2.4 Freedom House Il rapporto 2014
2.5 Freedom House Il rapporto 2015
2.6 Il rapporto 2016 della Freedom House: reticenza?
2.7 Freedom House Il rapporto 2017
2.8 2013-2018. I rapporti di Reporters sans frontières
Capitolo 3
2014-2018: dal governo Renzi al Salvimaio
3.1 La XVII legislatura, l’intoccabile e la congiura del silenzio
3.2 Il Caso Alessandro Di Battista e il risveglio della “coscienza” giornalistica in Italia
Capitolo 4
La crisi e il giornalismo online
4.1 La crisi nelle vendite
4.2 Dal giornalismo al giornalismo online
4.3 Il problema della credibilità
4.4 Caso studio 1 Repubblica vs Luigi Di Maio
Capitolo 5 
Caso studio 2 Il Corriere della Sera
5.1 Il Caso Raggi e il Caso Spelacchio
5.2 Certificazioni ADS e trend negativo
5.3 La svolta di Cairo, oppure no?
Capitolo 6
Caso studio 3 Il Fatto Quotidiano
6.1 Il “Caso Salvini” e i commenti in calce
Capitolo 7
Caso studio 4 La verità
7.1 Sul nuovo giornalismo a destra
7.2 La pagina Facebook di Salvini
Capitolo 8
Caso studio 5 Il problema Rai
8.1 Gli anni del renzismo e il “Caso Fazio”
8.2 Rai: lottizzazione senza fine
Capitolo 9
Caso studio 6 Gli altri players editoriali
9.1 L’impero berlusconiano e il serpente che si morde la coda
9.2 Cairo Communication, l’editore puro?
9.2 Avvenire e gli interessi di Dio in terra
9.2 Il Gruppo Caltagirone
Capitolo 10
Sull’emergenza mediatica in Italia: il problema socio-economico
10.1 I contributi all’editoria
10.2 Alcune interrogazioni di base
10.3 Intermediazione e disintermediazione
10.4 Stampa di regime e censura
10.5 Il falso spettro del populismo
Capitolo 11
Sull’emergenza mediatica in Italia: il problema culturale e deontologico
11.1 Le associazioni culturali: beata ignoranza!
11.2 La censura e il mobbing
11.3 Baroni e mercanti di verità
11.4 Dalla notizia circolare alle marchette
11.5 Dubbi ontologici arcani
Capitolo 12
Chi ha ucciso il giornalismo italiano?
12.2 Il giallo e gli indizi neppure troppo nascosti
12.3 Come Poirot sull’Orient Express
12.4 Codice etico della vita italiana (1921)
12.5 Dénouement
Postfazione
Appendici
1. Quotidiani italiani 2015-2016: tiratura, diffusione cartacea, diffusione digitale
2. Quotidiani nazionali e locali del Gruppo GEDI
3. Quotidiani e periodici del Gruppo RCS
4. Informativa ADS Dati Certificati 2016
5. Informativa ADS Dati Certificati 2017
6. Scene dal giornalismo italiano
Nota bibliografica
Biografia
Libri di Rina Brundu

Rina Brundu – Scrittrice italiana, vive in Irlanda. Ha pubblicato i primi racconti nel periodo universitario. Il romanzo d’esordio, un giallo classico, è stato inserito nella lista dei 100 libri gialli italiani da leggere. Le sue regole per il giallo sono apparse in numerosi giornali, riviste, siti, e sono state tradotte in diverse lingue, così come i suoi saggi e gli articoli. In qualità di editrice ha coordinato convegni, organizzato premi letterari, ha pubblicato studi universitari, raccolte poetiche e l’opera omnia del linguista e glottologo Massimo Pittau, con cui ha da tempo stabilito un sodalizio lavorativo e umano. Negli ultimi anni ha scritto diversi saggi critici, ha sviluppato un forte interesse per le tematiche e le investigazioni filosofiche, e si è impegnata sul fronte politico soprattutto attraverso una forte attività di blogging. Anima il magazine multilingue www.rinabrundu.com.

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