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Venerati maestri. Chi ha ucciso il giornalismo italiano? Intermediazione e disintermediazione

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10.3 Intermediazione e disintermediazione

Cos’è un giornale? Cos’è il giornalismo? Cos’è una “linea editoriale”? Queste domande me le sono fatte in maniera seria solo in tempi recenti, così come solo in tempi recenti ho ragionato sulla validità delle risposte che mi davo in precedenza. Durante gli anni dell’università le mie riflessioni in merito a questi argomenti sarebbero state condite di tanta idealità, di frasi costruite inneggianti alla libertà di stampa, al diritto di informazione, alla crescita culturale. Solo adesso mi rendo conto che ero indottrinata, non lo sapevo, ma lo ero. E da buona adepta non mancavo di acquistare regolarmente, quotidianamente, le bibbie che giustificavano l’esistenza di tali dottrine, che le celebravano. Non mancavo neppure di farmi sciacquare il cervello su ogni argomento possibile e immaginabile dai pareri più o meno interessati di emeriti sconosciuti, spesso mancanti della formazione necessaria, o di una qualsiasi valida esperienza lavorativa o di vita.

La chiamavano intermediazione giornalistica.

In tempi di disintermediazione, quali sono questi tempi digitali, le mie risposte a quei quesiti sono decisamente cambiate. Nel mio orizzonte privato, il celebrato costrutto “linea editoriale”, non è più una visione del mondo che, insieme a tante altre visioni del mondo, permette la creazione di una società libera, plurinformata, in cui il consenso politico e civile viene espresso dalla popolazione a ragion veduta. No, adesso nel mio orizzonte d’attesa un giornale e la sua “linea editoriale” sono semplicemente una espressione pubblica di una mission strategica privata che uno o più gruppi imprenditoriali vogliono imporre su un segmento più o meno significativo di popolazione allo scopo di guidarne il cammino, anche politico.

Visti da questa prospettiva utilitaristica, anche tanti aspetti relativi al mondo dei media e dell’informazione, in precedenza indecifrabili, acquistano un nuovo senso ai miei occhi. Comprendo, per esempio, perché le notizie su alcune inchieste della magistratura, inchieste spesso riguardanti i padroni dei giganti editoriali, o personaggi a loro legati a vario titolo, anche politicamente, scompaiano all’istante dalle pagine dei giornali, o dai servizi televisivi. Comprendo perché a fare-notizia siano sempre fattoidi minimali e gossipari che interessano ai meno e non infastidiscono nessuno; comprendo perché drammatici fatti di cronaca diventino specchietti per le allodole; comprendo perché il tempo-che-fa reclama ore di visibilità sulle televisioni. Comprendo cioè che la tanto celebrata intermediazione giornalistica è diventata nel tempo solo un modo scaltro per sollevare una cortina di fumo molto pesante, insuperabile, invalicabile, a protezione di interessi che il più delle volte nulla hanno a che vedere con le tematiche informative e culturali.

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Un morto scomodo e una pletora di potenziali assassini sono i protagonisti di un mistero atipico che per essere risolto dovrà necessariamente farsi viaggio di studio e di conoscenza. Solo partendo dalle origini del giornalismo, dalla nascita dei primi quotidiani italiani, passando per la “Guerra dei venti anni”, l’analisi dei rapporti internazionali sul livello di libertà di stampa in Italia, l’arrivo del giornalismo online, la presentazione di alcuni casi-studio, sarà infatti possibile una attenta lettura della scena del crimine, raccogliere gli indizi e stringere il cerchio intorno al colpevole. Chi ha ucciso il giornalismo italiano? Come in ogni giallo che si rispetti la risposta a questo quesito non sarà affatto scontata, né sufficiente a fugare il dubbio: e se si fosse sbagliato tutto, sin dall’inizio?

Rina Brundu – Scrittrice italiana, vive in Irlanda. Ha pubblicato i primi racconti nel periodo universitario. Il romanzo d’esordio, un giallo classico, è stato inserito nella lista dei 100 libri gialli italiani da leggere. Le sue regole per il giallo sono apparse in numerosi giornali, riviste, siti, e sono state tradotte in diverse lingue, così come i suoi saggi e gli articoli. In qualità di editrice ha coordinato convegni, organizzato premi letterari, ha pubblicato studi universitari, raccolte poetiche e l’opera omnia del linguista e glottologo Massimo Pittau, con cui ha da tempo stabilito un sodalizio lavorativo e umano. Negli ultimi anni ha scritto diversi saggi critici, ha sviluppato un forte interesse per le tematiche e le investigazioni filosofiche, e si è impegnata sul fronte politico soprattutto attraverso una forte attività di blogging. Anima il magazine multilingue www.rinabrundu.com.

9781999344191