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Filosofia dell’anima – La torta di nozze. E su un racconto di Liam O’Flaherty

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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In quest’età digitale in cui si vede di tutto e di più è davvero difficile dirci “colpiti” da una qualsiasi nuova: le notizie, anche le più incredibili, i video, anche i più strambi,  le foto, le più ridicole, scorrono davanti a noi alla velocità della luce e un attimo dopo le abbiamo già dimenticate. Anche il livello di “sopportazione” di qualsiasi spettacolo visto, non importa quanto truce, è ormai molto alto per tutti quanti e vive all’insegna del motto: echissenefrega!, che a pensarci bene non è un male, ci aiuta a vivere meglio, più leggeri!

Confesso però che quanto ho visto oggi nel video in calce a questo post, ripreso da Youtube, ma che sta facendo il giro della Rete ed è stato pubblicato da tanti giornali, è qualcosa di così spaventoso che non riesco a gestirlo. Le immagini sono tratte da un altro matrimonio arrangiato nell’Asia centrale e mostrano il momento del taglio della torta, o giù di lì. Dal rito portato avanti sembrerebbe che sposo e sposa debbano scambiarsi un pezzo di questo dolce e come si vede lo offre prima lui alla giovane moglie. Peraltro, ancora prima, quando lei si toglie il velo si nota un musetto tutt’altro che felice… sebbene poi, quando è il suo turno la ragazza riesce a scherzare arrivando persino a far finta di dare al maritino il dolce prima di riprenderselo indietro… Mai l’avesse fatto, e altro che “dolce” metà: slap!, lo schiaffo è partito davanti a tutti, davanti alle telecamere, senza che lei neppure se ne accorgesse e quasi l’ha stesa!

Mai vista una cosa del genere! Mette il terrore addosso, e di fatto getta una diversa luce anche su un racconto di Liam O’Flaherty che lessi al tempo in cui facevo la mia tesi su questo autore araniano dell’inizio del XX secolo.  Non ricordo il titolo della storia, ma sostanzialmente narrava del giorno delle nozze di due giovani nati nelle isole Aran, nel golfo di Galway, nell’Irlanda occidentale. Quel giorno era insomma il loro giorno speciale, di felicità, un po’ come accadeva ai Portolu deleddiani che attendevano il ritorno del figliol prodigo dalle prigioni continentali. Ogni brutto pensiero veniva quindi messo da parte, quasi come se i protagonisti vivessero un sogno, una favola.

Già ventiquattro ore dopo, tuttavia, bisognava tornare alla realtà e l’alba scopre i due ragazzi costretti ad alzarsi presto per lavorare nell’orto nelle difficili condizioni climatiche di quelle latitudini.  A un certo punto sarà proprio la novella sposina a sollevarsi in piedi dal solco di terra bagnata che stava attendendo, per fissare con intenzione l’orizzonte, mentre l’epifania dell’esistenza di fatica e di sofferenza che avrebbe dovuto condurre da quel momento in poi, dopo quell’unico momento felice, la colpisce con la forza emotiva del raggio di sole di Quasimodo: “Ed è subito sera”.

Mi ha sempre atterrito questo racconto tremendamente pragmatico come era in genere tutta la scrittura del comunista d’antan e ribelle O’Flaherty, ma comparato a ciò che si vede qua sotto è davvero nulla.

Altro che torta di nozze: l’orrore!

Rina Brundu

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