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Venerati maestri. Chi ha ucciso il giornalismo italiano? “Avvenire” e gli interessi di Dio in terra

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Estratto da…

9.2 Avvenire e gli interessi di Dio in terra

​“4 dicembre 1968. La data di nascita di Avvenire è legata a una persona, una scelta e un evento. Fu Paolo VI a volere un nuovo quotidiano dei cattolici italiani, che raccogliesse l’eredità di due storici giornali: come L’Italia di Milano e L’Avvenire d’Italia di Bologna. ​La scelta del Pontefice bresciano, già arcivescovo di Milano e figlio di un giornalista, si prefiggeva di tradurre lo spirito del Concilio Vaticano II in uno strumento popolare d’informazione e di giudizio sulla realtà del mondo contemporaneo”.

In questo modo, il sito del quotidiano Avvenire, diretto dal 2009 dal giornalista Marco Tarquinio, edito dalla Avvenire Nuova Editoriale Italiana S.p.A., ricorda la sua nascita dovuta a un papa che viene raccontato egli stesso un giornalista (pensa tu!). Ciò che purtroppo la sinossi editoriale non menziona, è che anche questo quotidiano, che idealmente dovrebbe occuparsi di argomenti che riguardano la nostra spiritualità, si è impiegato, in tante occasioni, soprattutto in passato, prima del nuovo corso imposto alla sua chiesa da Papa Francesco, in guisa di efficace strumento di lotta politica.

Di fatto, questo giornale molto diffuso, che ancora oggi, in piena crisi della carta stampata, vende 105.240[1] copie quotidianamente, viene considerato, ed è, l’organo della CEI[2], cioè l’organo ufficiale utilizzato dalla Chiesa per influenzare le scelte, anche politiche, della nazione. In una Italia il cui destino è stato legato mani e piedi alla chiesa di Roma per 2000 anni, in cui quasi il 100% degli abitanti ancora oggi si professa di religione cattolica, in cui l’omaggio all’autorità temporale, e all’autorità religiosa in particolare, è una costante mentale, ancor prima dell’essere una costante comportamentale, è facile comprendere la capacità di influenza che può avere un simile quotidiano. Questo è tanto più vero per le fasce di popolazione anziane e, paradossalmente, con un livello di reddito medio-alto.

Un altro fattoide non menzionato sul sito del giornale, riguarda i contributi pubblici, peraltro mai lamentati o citati da nessun partito, men che meno dalla coalizione costitutiva del Salvimaio, che anche in tempi di drastici tagli alle sovvenzioni statali, continua a ricevere questa pubblicazione. Come mostra lo screenshot pubblicato nella pagina che segue, nel solo 2017 i contributi diretti erogati dallo Stato italiano a favore di Avvenire sarebbero stati di euro 5.990.900,04. Per una questione di mero rispetto delle tante piccole imprese che questa tipologia di aiuti se li sognano, ho scelto di non verificare altre forme di finanziamento indiretto che potrebbe ricevere la testata, e di non controllare il dato storico, che porrebbe problemi etici e morali ancor prima di creare dilemmi politici o mediatici.

[1] Totale vendite giornaliere certificate (cartacea + digitale) al novembre 2018. Fonte: ADS.

[2] La Conferenza Episcopale Italiana, ovvero l’assemblea permanente dei vescovi italiani.

Un morto scomodo e una pletora di potenziali assassini sono i protagonisti di un mistero atipico che per essere risolto dovrà necessariamente farsi viaggio di studio e di conoscenza. Solo partendo dalle origini del giornalismo, dalla nascita dei primi quotidiani italiani, passando per la “Guerra dei venti anni”, l’analisi dei rapporti internazionali sul livello di libertà di stampa in Italia, l’arrivo del giornalismo online, la presentazione di alcuni casi-studio, sarà infatti possibile una attenta lettura della scena del crimine, raccogliere gli indizi e stringere il cerchio intorno al colpevole. Chi ha ucciso il giornalismo italiano? Come in ogni giallo che si rispetti la risposta a questo quesito non sarà affatto scontata, né sufficiente a fugare il dubbio: e se si fosse sbagliato tutto, sin dall’inizio?

Indice

Epitaffio
Capitolo 1
Venerati maestri e soliti stronzi: le origini
1.1 In principio, c’era Gutenberg…
1.2 1976, nasce la Repubblica di Eugenio Scalfari
1.3 Gli anni 90 e Mani pulite
1.4 La guerra dei venti anni
1.5 Berlusconi: “L’Italia è il Paese che amo”
1.6 Quelli di Capalbio
1.7 La rivoluzione digitale
Capitolo 2
I rapporti internazionali sulla libertà di stampa
2.1 1960 1995 Lo studio di Raymond B. Nixon e la lettera dell’IPI al ministro Mancuso
2.2 Freedom House Il rapporto 2002
2.3 Freedom House Il rapporto 2004: l’Italia diventa uno Stato PARTLY FREE
2.4 Freedom House Il rapporto 2014
2.5 Freedom House Il rapporto 2015
2.6 Il rapporto 2016 della Freedom House: reticenza?
2.7 Freedom House Il rapporto 2017
2.8 2013-2018. I rapporti di Reporters sans frontières
Capitolo 3
2014-2018: dal governo Renzi al Salvimaio
3.1 La XVII legislatura, l’intoccabile e la congiura del silenzio
3.2 Il Caso Alessandro Di Battista e il risveglio della “coscienza” giornalistica in Italia
Capitolo 4
La crisi e il giornalismo online
4.1 La crisi nelle vendite
4.2 Dal giornalismo al giornalismo online
4.3 Il problema della credibilità
4.4 Caso studio 1 Repubblica vs Luigi Di Maio
Capitolo 5 
Caso studio 2 Il Corriere della Sera
5.1 Il Caso Raggi e il Caso Spelacchio
5.2 Certificazioni ADS e trend negativo
5.3 La svolta di Cairo, oppure no?
Capitolo 6
Caso studio 3 Il Fatto Quotidiano
6.1 Il “Caso Salvini” e i commenti in calce
Capitolo 7
Caso studio 4 La verità
7.1 Sul nuovo giornalismo a destra
7.2 La pagina Facebook di Salvini
Capitolo 8
Caso studio 5 Il problema Rai
8.1 Gli anni del renzismo e il “Caso Fazio”
8.2 Rai: lottizzazione senza fine
Capitolo 9
Caso studio 6 Gli altri players editoriali
9.1 L’impero berlusconiano e il serpente che si morde la coda
9.2 Cairo Communication, l’editore puro?
9.2 Avvenire e gli interessi di Dio in terra
9.2 Il Gruppo Caltagirone
Capitolo 10
Sull’emergenza mediatica in Italia: il problema socio-economico
10.1 I contributi all’editoria
10.2 Alcune interrogazioni di base
10.3 Intermediazione e disintermediazione
10.4 Stampa di regime e censura
10.5 Il falso spettro del populismo
Capitolo 11
Sull’emergenza mediatica in Italia: il problema culturale e deontologico
11.1 Le associazioni culturali: beata ignoranza!
11.2 La censura e il mobbing
11.3 Baroni e mercanti di verità
11.4 Dalla notizia circolare alle marchette
11.5 Dubbi ontologici arcani
Capitolo 12
Chi ha ucciso il giornalismo italiano?
12.2 Il giallo e gli indizi neppure troppo nascosti
12.3 Come Poirot sull’Orient Express
12.4 Codice etico della vita italiana (1921)
12.5 Dénouement
Postfazione
Appendici
1. Quotidiani italiani 2015-2016: tiratura, diffusione cartacea, diffusione digitale
2. Quotidiani nazionali e locali del Gruppo GEDI
3. Quotidiani e periodici del Gruppo RCS
4. Informativa ADS Dati Certificati 2016
5. Informativa ADS Dati Certificati 2017
6. Scene dal giornalismo italiano
Nota bibliografica
Biografia
Libri di Rina Brundu

Rina Brundu – Scrittrice italiana, vive in Irlanda. Ha pubblicato i primi racconti nel periodo universitario. Il romanzo d’esordio, un giallo classico, è stato inserito nella lista dei 100 libri gialli italiani da leggere. Le sue regole per il giallo sono apparse in numerosi giornali, riviste, siti, e sono state tradotte in diverse lingue, così come i suoi saggi e gli articoli. In qualità di editrice ha coordinato convegni, organizzato premi letterari, ha pubblicato studi universitari, raccolte poetiche e l’opera omnia del linguista e glottologo Massimo Pittau, con cui ha da tempo stabilito un sodalizio lavorativo e umano. Negli ultimi anni ha scritto diversi saggi critici, ha sviluppato un forte interesse per le tematiche e le investigazioni filosofiche, e si è impegnata sul fronte politico soprattutto attraverso una forte attività di blogging. Anima il magazine multilingue www.rinabrundu.com.

9781999344191