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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Della scrittura (8) – Un sito mirabile

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Adoro questo sito. In questi ultimi mesi è diventato un luogo unico e straordinario, è diventato la mia “lavagna” scritturale. Causa i molti impegni di diversa tipologia quest’anno avrò meno tempo da dedicargli, ma più passano le settimane più mi rendo conto che quel “meno tempo” è in sé un plus.

La mia unica preoccupazione per Rosebud è quella di riuscire a staccarlo da tutte le dinamiche internettiane, farne una nicchia senza paragoni, dove possa coltivare il senso di un impegno che per esistere in quanto tale deve essere profondo, deve nutrirsi di studio, di know-how, e di una reale tempra ontologica e deontologica.

A Rosebud è anche connesso un importante progetto editoriale che pur nella sua giovane vita ha già prodotto tanto e produrrà sempre di più, anche off-line, come è necessario fare. Il focus sulla qualità sarà totale, perché io ritengo che sia importante durante il nostro percorso umano tracciare una riga, tracciare una linea, un solco che segnerà anche il nostro spirito e che inevitabilmente definirà cosa siamo stati. Quel percorso, nel mio caso, deve essere necessariamente staccato dalla scrittura patinata, deve farsi scrittura ontologica e di denuncia, deve rispondere al diktat della mia anima, perché solo così ne sarebbe valso la pena, perché solo così realizzerei il senso del mio esistere, ovvero quello che ho avvertito sempre tale.

Mi rendo conto che portare avanti un simile progetto non è facile, ma è pur vero che se non possiamo guardare a un esempio contemporaneo valido, possiamo certamente guardare al passato, dove sono infiniti gli spiriti che hanno portato avanti il loro cammino di crescita intellettuale con grande sacrificio ma con altrettanta determinazione.

Questo è ciò che mi auguro per me e per Rosebud, come se avvertissi nel profondo del mio essere che tutto questo abbia un senso, che abbia una ragione d’essere oltre quella che io posso comprendere nell’immediato.

Insomma, adesso, adesso sì, mi rendo conto che Rosebud sono io e io sono Rosebud, e mi rendo conto che si può fare di più, molto di più, che si hanno anche tutte le carte per poterlo fare, che lo si farà fino a che sarà destino farlo.

Rina Brundu

 

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