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Usa, Cina e la debolezza italiana

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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di Michele Marsonet.

In questo periodo si parla meno di Meng Wanzhou, top manager del colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei e figlia del fondatore dell’azienda, fermata in Canada lo scorso dicembre su richiesta degli Stati Uniti. Tuttora agli arresti, non è ancora chiaro quale sorte le toccherà.
Il padre Ren Zhengfei, presidente della multinazionale basata a Shenzhen, e il governo di Pechino insistono nel dire che la vicenda è puramente politica, e rientra nella guerra commerciale scatenata dall’amministrazione Trump per porre freno all’espansione economica e commerciale del Dragone, in particolare nel comparto hi-tech.
Dal canto loro gli americani rispondono che proprio Meng Wanzhou è pesantemente coinvolta in operazioni di spionaggio industriale ai danni dell’Occidente, e attribuiscono al caso un significato emblematico.
Invitando gli alleati a seguire il loro esempio, gli Usa vogliono far riflettere le maggiori nazioni occidentali sul “pericolo cinese” nei settori ad alta tecnologia. E si parla soprattutto delle reti di quinta generazione (5G), che forniscono prestazioni assai più veloci rispetto alle precedenti, quelle di quarta generazione.
A nessuno sfugge che la posta in palio è enorme, poiché proprio su tali reti tecnologiche si basa il futuro predominio nei processi economici mondiali, con ovvie conseguenze anche sul piano politico. Gli Usa hanno esercitato il predominio sin dal dopoguerra, e ora la Repubblica Popolare cerca di scalzarli. Ovviamente gli Stati Uniti si oppongono ed è questa, in fondo, l’origine della guerra commerciale in corso.
Sarebbe naturalmente opportuno capire se – e fino a che punto – le accuse Usa a Huawei e ad altre aziende come Zte siano fondate. E qui la nebbia è fitta. E’ probabile che gli americani si basino in primo luogo su un dato incontestabile, vale a dire lo strettissimo intreccio tra politica ed economia che caratterizza il contesto cinese.
Nella Repubblica Popolare non si muove foglia che il partito comunista non voglia, giacché proprio esso è l’unico detentore non solo del potere, ma anche delle strategie economico-commerciali. Non a caso tutti i grandi manager cinesi, inclusi Ren Zhengfei e la figlia, Jack Ma di Alibaba e tanti altri, del partito hanno la tessera in tasca e, senza, non potrebbero fare carriera (né affari).
Con l’avvento di Donald Trump l’allarme circa questa situazione è cresciuto, ed è aumentata la percezione di essere di fronte a una sfida globale lanciata dalla Cina per il predominio globale nel futuro prossimo. Va detto, tuttavia, che finora non sono emerse prove concrete a carico delle aziende poste sotto accusa. Lo ha dichiarato, pochi giorni orsono, il nostro Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), secondo il quale, al momento, non sono emersi pericoli per la sicurezza nazionale.
E allora mette conto notare che l’Italia, rispetto agli altri membri del sistema occidentale, è adesso un po’ in difficoltà. Infatti Regno Unito, Francia, Germania etc. hanno accolto le richieste Usa diminuendo o eliminando Huawei e Zte dai progetti 5G. L’Italia – almeno finora – non l’ha fatto.
Non è quindi un caso che l’ambasciatore americano a Roma abbia incontrato pochi giorni fa i vertici di Tim, che con le aziende cinesi dell’hi-tech intrattiene profondi rapporti. A detta degli stessi interessati oggetto del colloquio è stato proprio il ruolo di Huawei nello sviluppo del sistema 5G in Italia.
Sembra evidente che l’attuale governo o, almeno, una parte di esso, stia tentando di resistere alla pressione Usa. Con quali risultati finali non si sa ancora, anche se è difficile prevedere che il nostro Paese, debole strutturalmente, possa condurre battaglie di grande portata che altre nazioni più forti neppure si sognano di fare.
Al fondo c’è il problema che un sistema di alleanze non si può abbandonare di punto in bianco e, per quanto in crisi, il nostro resta pur sempre quello occidentale. La debolezza economica italiana è un punto davvero cruciale, sfruttabile da forze esterne intenzionate a farci mantenere il percorso intrapreso sin dal 1945.

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