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Filosofia dell’anima – Angela e il gufo

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Si chiamava Angela Pozzebon, aveva 26 anni, abitava nella zona di Treviso e poco tempo fa è morta dopo essere scesa dall’auto con l’idea di salvare un gufo. Angela, che amava molto gli Altri Esseri, come si evince dalla sua pagina Facebook, è stata investita proprio mentre si chinava sull’asfalto, di una strada particolarmente pericolosa, per prendere la bestiola e portarla al sicuro.

La storia di questa ragazza è insomma un’altra di quelle storie di vita che colpiscono. Non so neppure se esista una ideale classifica di come sia meglio lasciare questo mondo, certamente la modalità scelta dallo spirito di Angela è straordinaria, ammirevole: cosa ci può essere di meglio dell’andarsene mentre impegnati a salvare qualcun altro, soprattutto se quel “qualcun altro” è una creatura che tanti di noi forse non si sarebbero mai dati la pena di salvare?

Invidio Angela. No, non perché se n’è andata, ma perché, a costo della vita, è riuscita a dare una dimostrazione plastica di cosa sia l’abnegazione, il senso dell’Amore incondizionato anche verso il prossimo, verso chi non si conosce, verso gli ultimi, verso i dimenticati. Questo è certamente il primo livello di interpretazione della storia di Angela, quello che è giusto far prevalere, come sempre accade quando c’è di mezzo un’etica di tipo superiore.

Tuttavia, la breve esistenza di questa ragazza ci porta a fare anche tante altre riflessioni. Per esempio, ci porta a chiederci: ma se Angela non si fosse fermata, sarebbe ancora qui con noi? Oppure, il suo tempo era finito e sarebbe andata comunque, magari in qualche altro modo? Di fatto questa è una di quelle domande a cui, su questo piano dell’esistenza, non saremo mai in grado di rispondere con certezza, e proprio per questo affascina.

Sì, se dovessi dire la completa verità, io penso che la storia di vita, e di morte, di Angela sia straordinariamente affascinante. Spiritualmente affascinante, quasi come fosse la storia di un meraviglioso angelo le cui grandi ali hanno sfiorato anche le nostre esistenze. Seppure dolcemente, senza disturbare troppo. Già.. Angela… angelo, il nome darebbe idealmente ragione alla mia tesi. Così arrivo finanche a chiedermi se lo spirito di quel gufo, lungi dall’essere quello che nell’atavica Sardegna chiamavano “Sa scusi ‘e sa morte” (l’incidente minimale che poi porterà alla morte di una persona), non fosse in realtà lo spirito di un suo amico di milioni di anni, che l’ha raggiunta proprio in tempo.

In tempo per cosa?

In tempo per tornare finalmente a “casa”, insieme.

Rina Brundu

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