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Sulla continuazione di QUANTUM LEAP…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

senseIl 2019 per me sarà l’anno della denuncia e della filosofia. Due testi su cui mi preme continuare a lavorare sono senz’altro SULLA NATURA DEL MALE e QUANTUM LEAP. Il più difficile da continuare e interpretare è senz’altro SULLA NATURA DEL MALE, che presuppone un background culturale purtroppo non tipico della lingua in cui è redatto. Tuttavia vorrei portarlo avanti perché qualcosa ancora si può dire, sebbene tanto si sia già detto.

QUANTUM LEAP è in dato modo più semplice, di fatto basta essere un po’ aggiornati sulla filosofia quantistica che va tanto di moda in questi anni e naturalmente avere una buona conoscenza delle teorie della Nuova Fisica, nonché essere portati per l’elucubrazione logica. Il primo volume di Quantum Leap, che ancora oggi mi meraviglia per la sua completezza logica (non ho mai sentito la necessità di togliere o aggiungere una sola virgola), mi ha permesso di cominciare a stendere le fondamenta della mia cosmogonia ed è in dato modo il versante tecnico della mia filosofia dell’anima.

Su ciò di cui si occuperà il secondo volume di Quantum Leap ho già le idee ben chiare. Anche questo infatti sarà composto da due sezioni, ma tutte le sezioni saranno più tecniche, tese a sviluppare in modalità pragmatica le molte nozioni esposte nella seconda parte del primo Quantum Leap, soprattutto le loro ovvie conseguenze. Se tutto va bene vorrei cominciare a buttare giù questo testo nella prossima primavera, adesso non riuscirei. La mente è stanca dopo un anno mirabile. Quantum Leap è uno di quei testi che ti viene pesantezza alla testa solo a leggerlo, scriverlo è una fatica in sé, perché richiede una attenzione totale, una attenzione logica totale.

Il problema di tutte queste scritture, nonché dello sviluppare esaustivamente un qualsiasi argomento, specie se di tipo ontologico, è dato dal fatto che poi le domande che ti restano sono di altra natura. Per esempio, ti fai una domanda sul senso della natura dell’Essere e ti trovi persino una risposta che in qualche modo riesca a soddisfare uno spirito come il tuo, solo che, dopo, il serpente cogitativo non s’addormenta soddisfatto. Le domande che ti avanzano alla fine somigliano molto a “Embeh? E se anche fosse così?”. La verità ontologica recita infatti che qualsiasi siano le risposte che ci diamo alla fine siamo comunque costretti a vivere…. O meglio, scopriamo che il vivere è una necessità del nostro spirito. Una condanna?

Il prossimo Quantum Leap parlerà anche di questo. Dicono infatti – lo dice anche la mia Filosofia dell’anima – che tutto ciò che facciamo resterà in eterno, anche dopo che universo si sarà sostituito ad universo, per sempre… e che molto del nostro senso d’esistere si risolva semplicemente nel “fare”.

Può essere: ma allora perché tutto ci appare comunque poco? E se si volesse di più? Cosa sarebbe quel di-più? Francamente non lo so, e forse le mie sono inutili elucubrazioni, poco importanti nell’età della celebrazione dell’epidermide, dell’intellettualismo che è scena-mondana, tomo-patinato, ignoranza-abissale, pensiero analogico, l’arte per amore del nulla, la filosofia quale concetto ripetuto, imparato a memoria, buttato nel cesso, esibito tanto per fare, mai fatto veramente nostro, mai vissuto o sofferto sulla pelle fino a desiderare di spegnerci.

Rina Brundu

 

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