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Filosofia dell’anima – Il caso Charrere ad Aosta: perché non andarsene da soli?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

aostaChi segue Rosebud sa bene le battaglie feroci che ho fatto, specie negli ultimi 5 anni, per avere il diritto ad esprimere la mia Essenza in libertà sul sito. Sono arrivata finanche a mettere un “Divieto d’accesso” a delle categorie di anime che, vuoi perché troppo giovani, vuoi perché troppo giovani-intellettualmente non dovrebbero stare qui.

Ho fatto battaglie per i diritti civili, ho fatto battaglie contro la superstizione, ho fatto battaglie per l’eutanasia e l’unica cosa di cui mi dolgo al giorno d’oggi è di non avere iniziato prima, molto prima, come sarebbe stato mio dovere, a farle simili lotte. Il fatto è che non si può comprendere nulla se non si combatte per il diritto di comprendere. Io l’ho sperimentato sulla mia pelle, che è un po’ come dire che i principi darwinisti di evoluzione della specie operano allo stesso modo su livello biologico e psichico. Detto altrimenti noi apprendiamo solo quando lottiamo per non perire intellettualmente e abbiamo coscienza di questa lotta, affiliamo le armi per avere un’altra occasione di imparare. Domani.

Tra le tante battaglie che ho fatto ce n’è una che mi è molto cara, ovvero quella per poter scegliere quando andarcene da questo mondo. È mia forte convinzione che una persona adulta, formata, debba poter scegliere la data di quell’appuntamento in perfetta libertà, senza imposizioni di sorta, quando giovane o quando anziana, quando sana o quando malata… quando meglio crede, insomma.

Lungi da me dunque esprimere un qualsiasi giudizio su quanto è avvenuto ad Aosta qualche giorno fatto, dove una madre, Marisa Charrere, ha deciso di lasciare questa valle di lacrime perché incapace di andare avanti… ma nel fare ciò ha “imposto” questa sua decisione anche ai due giovanissimi figli le cui anime probabilmente avevano altre aspettative dalla vita. E in conseguenza di ciò i due bambini sono morti, avvelenati.

Il caso Charrere mi interessa perché aiuta a porsi questa domanda: perché in qualche caso non riusciamo ad andarcene da soli? Ragionando logicamente questa tragica vicenda può essere stata causata solo da due situazioni: a) la signora in questione era malata, quindi incapace di intendere e volere; b) la signora in questione, era forse provata, addolorata, sì, ma era perfettamente in grado di capire cosa stava facendo. Il primo caso naturalmente non è discutibile, fermo restando che a mio avviso è più raro di ciò che noi possiamo pensare. La seconda opzione è invece quella che io ritengo più vera: la signora che se n’è andata portando via con sé i suoi due bambini, ed era perfettamente “lucida” mentre portava a compimento il suo piano.

Allora perché lo ha fatto? Perché non se n’è andata da sola? La sola risposta che riesco a darmi per giustificare una simile tragedia è l’immaturità dell’anima. Di fatto, una delle patologie più diffuse, una delle meno curate. La stessa nostra società sotto questo punto di vista è immatura e lo sarà per molto altro tempo ancora. Con l’immaturità dell’Essere nidifica l’egoismo, il desiderio di vendetta, il dolore percepito come la fine di tutto, l’incapacità di guardarsi a 360 gradi, la paura di conoscersi. Che a bene pensarci è nel tentativo di lottare contro tutto questo che ho messo il “divieto d’accesso” sul sito…

Resta il fatto che, a dispetto della difficoltà di fare un simile percorso, nonché malgrado il nostro indubbio diritto di andarcene quando vogliamo, qualcosa bisognerebbe fare per spiegare a un più vasto uditorio che quel nostro diritto non può diventare un “obbligo” per chi lo subisce. Se proprio ce ne vogliamo andare, facciamolo da soli, in silenzio, ma lasciamo stare i bambini che debbono poter sperimentare la vita. Perché la vita è un’occasione unica di apprendimento, e non si ripete mai uguale a se stessa, non importa quante volte potrà reincarnarsi la nostra anima, non sarà mai uguale a questa volta!

Rina Brundu

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