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Filosofia dell’anima – Sul senso della vita scoperto nel genoma umano e sul cancro di ritorno di Paul Allen

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

phisScrive il bel sito inglese Phys.org:Per la prima volta sono state identificate le zone del genoma umano che possono spiegare le differenze tra individui nel trovare il senso della vita”. Un bell’articolo per carità, dà da pensare. Il fatto è che quando leggo simili “sciocchezze”, la prima cosa che mi viene da pensare è che chi lo abbia scritto non sia prono a interrogarsi sul senso della vita, così come i ricercatori che spendono il loro tempo e gli emolumenti privati e pubblici per questa tipologia di ricerca.

Personalmente non credo che trovare il “senso della vita” sia una mission valida su cui spendere denaro, specie quello pubblico. In “Quantum Leap” mi interrogavo anche io, anche se in maniera diversa da Heidegger, su quale potesse essere il senso dell’Essere. La risposta che ho trovato mi ha soddisfatto così tanto da portarmi a pensare che, più che interrogarci sul senso dell’Essere bisognerebbe interrogarci su noi stessi, sebbene in maniera più complessa di quanto farebbe un EsserCi heideggeriano limitato dalla sua temporalità.

paulallen2Il fatto è che a mio avviso la capacità di elucubrare su questi argomenti non è scritta nel genoma, ma è scritta nel nostro destino e nelle nostre esperienza, nella nostra crescita morale e intellettuale. Non si può farla nostra prima. Nell’articolo su linkato si dice che noi viviamo allevati a impulsi edonistici, dove la “realizzazione” dell’esistenza si trova nella materialità. Dato che sono stata ragazza negli edonistici anni 80 e ho vissuto in prima piano i boom e gli sboom digitali e finanziari successivi, dato che conosco molto bene quei mondi, molto più dei giornalisti patinati che ne scrivano senza avere mai sollevato il culo dalla sedia, se non per la vacanza trendy, non ho problemi nel dire che il crescere dentro quei nefasti miti non significa necessariamente che si muore incensando gli stessi. In realtà, a mio avviso, solo un profondo cambiamento di rotta, un profondo mutamento intellettuale, un know-how sostanziale, una capacità di rigettare con forza e veramente datate catene, ci permette di arrivare a interrogarci sul senso della vita. E a trovare le risposte che ricerchiamo. A mio avviso, inoltre, il tutto non può avvenire in un “qualsiasi momento”, ma solo in un dato momento, quello giusto, fermo restando che si può anche tirare le cuoia senza imparare mai, senza fermarsi neppure una sola volta a pensare.

paul allenDi contro, una buona occasione per fermarsi a pensare è stato offerta, secondo me, a Paul Allen, già socio di Bill Gates nella fondazione di Microsoft, nonché già malato di cancro negli anni 80. Ora il cancro sarebbe tornato, avrebbe tweetato il miliardario e filantropo, noto anche per avere sovvenzionato tante bizzarre avventure archeologiche, dalla ricerca della supposta Arca di Noè in su e in giù!

Mi chiedo, tuttavia, se abbacinato dalla luce dei suoi miliardi, dai ritmi dinamici sconci che si vivono in  quei mondi, dal ritmo delle idee  e della notizia digitale, colui troverà mai il tempo per riflettere sul suo destino ultimo. Secondo phys.org, se questo particolarissimo “skill”, ovvero la riflessione sul senso della vita, non è prevista dal suo genoma, Allen potrebbe essere fottuto, ma come detto io non sono d’accordo! Non metto in dubbio, infatti, che Allen potrebbe ancora riuscire a dare un senso alla sua esistenza, dunque magari ad accettare con maggiore filosofia persino la sua finitezza di tipo heideggeriano, che si attualizzerà comunque, ora o più avanti, e senza tentare di forzarla neppure un poco…

Il problema semmai è: vorrà farlo? Di fatto sta tutta lì la differenza anche tra il semplice miliardario e il miliardario che potrebbe comunque anche riscoprirsi filosofo, volendolo. Il genoma, invece, i ricercatori di cui parla Phys, lo studiassero per curare il cancro, allora sì che quei soldi sarebbero ben spesi, sic!

Rina Brundu

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