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Massimo Pittau e gli interrogativi sulla Seconda Guerra Mondiale. Un mio tentativo di risposta.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

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Il criminale Goering fa l'eroe a Parigi

Non smetto di meravigliare della straordinaria carica di vitalità e curiosità intellettuale che mostra Massimo Pittau, averne personaggi così! Ormai mi sono abituata a ricevere idee, suggerimenti, proposte, critiche dal professore in qualsiasi momento, e di questo gli sono grata, dato che così si fa esempio didattico. Certo, mai mi sarei aspettata di ricevere, ieri, il pezzo nel quale egli, con piglio quasi goliardico, si interrogava sulla Seconda Guerra Mondiale, la Sardegna, et dulcis in fundo si domandava: e se le cose fossero andate diversamente?

A dire il vero, questa domanda relativa alle perniciose dinamiche di uno dei conflitti peggiori della storia dell’umanità, forse, in un qualsiasi tempo ce la siamo fatta tutti, e tutti quanti ci siamo dati risposte differenti. Concordo comunque con il professore: la storia non si fa con i se e con i ma, e quindi questi sono, lo sappiamo, quesiti fondamentalmente oziosi. Oziosi ma legittimi, soprattutto perché è interrogandoci che impariamo a pensare diversamente e a guardare le cose da diverse prospettive.

In ogni caso, ce  n’è abbastanza per suscitare pure la mia curiosità intellettuale, e dunque alle tre domande che si è posto il professore voglio tentare di rispondere pure io. Anzi, questo scritto riguarda solamente una risposta alle stesse, la mia risposta, basandomi sul mio personale know-how di quel periodo, dunque con i suoi limiti.

Come sappiamo la prima domanda che si è posto Massimo Pittau è questa: «E se nella I Guerra Mondiale l’Italia avesse continuato a restare neutrale, oppure avesse deciso di entrare in guerra a fianco delle altre potenze della Triplice Alleanza, cosa sarebbe accaduto?».

Io questa domanda mi permetto di girarla un poco, dato che la I guerra mondiale non ha comunque avuto impatti diretti sulla seconda (indiretti, sì, tantissimi), e riportando il discorso alle cose della Seconda Guerra mi chiederei semplicemente: “E se Mussolini non avesse seguito Hitler nella sua follia?”.

Quest’ultima domanda, che credo noi tutti, anche noi che la guerra non l’abbiamo vissuta, ci siamo fatti, soprattutto quando abbiamo scoperto come è andata a finire quella terribile avventura, è lecita, ma non è, a mio avviso, storicamente sostenibile. Non è sostenibile perché seppure la guerra è iniziata tecnicamente solo il primo di settembre del 1939, il giorno dopo l’invasione della Polonia da parte delle truppe del Reich, c’è quasi un ventennio da considerare di “preparazione” alla stessa. E in quel ventennio, che idealmente facciamo partire dal momento in cui, nel 1920 Hitler rifondò il Partito dei Lavoratori tedeschi per farlo diventare il partito nazionalsocialista, passando per il putsch di Monaco del 23, fino alla crescita del partito e all’assalto politico alla Cancelleria del 1933, dobbiamo considerare anche le istanze di tipo (pseudo) culturale. Hitler, per esempio, fin dall’inizio si rivelò un fan sfegatato di Mussolini, se posso dire così, mostrando nei suoi confronti un’ammirazione che non era affatto corrisposta dal Duce, il quale pensava di poter fare tutto da solo. Quest’ammirazione però ebbe conseguenze importanti. Per esempio il colpo di stato tentato da Hitler nel 23, gli fu suggerito dal successo che ebbe in Italia la marcia su Roma mussoliniana. Solo in seguito al suo fallimento i nazionalsocialisti si determinarono a prendere il potere per vie legali. Di contro non dimentichiamo che in Paesi insospettabili come la Gran Bretagna, avevamo non solo un re, Edoardo VIII, accusato di simpatie naziste, ma i simpatizzanti erano tantissimi. Questo per dire che l’humus di sottofondo era di quelli che portavano date particole “simili” a gravitare nella stessa nequizia, mi azzardo a dire insomma che l’alleanza Italia-Germania era scritta nel nostro destino di uomini ridicoli. Tutti quanti.

Bisogna anche ricordare che comunque un qualche ruolo, anche se involontario, Mussolini lo ebbe sia nel ritardare l’inizio della guerra sia nel determinarne il risultato finale… Ciò accadde quando nel 1938 Hitler si impuntò a voler annettere il territorio cecoslovacco di etnia tedesca, i Sudeti, con una guerra lampo… Di fatto furono Goering e Mussolini a convincerlo a temporeggiare, una faccenda che oltre al Patto di Monaco portò anche la Gran Bretagna ad affrettare i preparativi per la Guerra nel caso in cui i tedeschi avessero invaso la Polonia, cosa che poi come abbiamo già visto avvenne.

Secondo me però non c’era modo, per come era il Duce, che lui non scendesse in guerra con la Germania, che ormai era diventata una potenza, e dunque in dato modo un rivale temibile. Ma non c’era modo soprattutto perché la stupidità umana è grande e a volte la vince su tutto!

La seconda domanda che si pone il professore è questa: «E se nel settembre del 1939 la Francia, anziché tenere il suo poderoso esercito rintanato entro e dietro la “Linea Maginot”, lo avesse lanciato subito contro la Germania non appena Hitler aveva attaccato la Polonia, cosa sarebbe accaduto?».

Uhm… in realtà di “poderoso” l’esercito francese non aveva nulla, men che meno gli strateghi. La caduta della Francia fu di fatto la più grande vittoria, se non l’unica, del criminale Hermann Goering, il quale poi, nella Parigi conquistata, mentre si faceva di morfina come sempre, andava in giro a rubare i capolavori dai musei, specie il Louvre, per inciso quegli stessi capolavori che decadi prima Napoleone e i suoi criminali avevano rubato in Italia. In realtà in quel frangente, purtroppo per l’Europa, di “poderoso” c’era solo la macchina bellica messa in piedi da Goering e soprattutto da Himmler, dato che i Blitzkrieg delle SS seminavano il terrore dovunque nel continente, e furono alla base dell’espansione dell’impero, della sua espansione velocissima.

La domanda tuttavia è legittima perché in realtà gli errori strategici di Hitler, dall’invasione della Polonia alla campagna di Russia, furono così tanti che veramente si potrebbe dire che dalla sua parte c’era il diavolo… altrimenti lo avrebbero condotto a miglior discernimento molto prima che mandasse a morire milioni di individui!

La terza domanda è questa: «E se gli Alleati, quasi alla fine vittoriosa della II Guerra Mondiale, avessero proceduto ad attaccare la fortezza tedesco-italiana dell’Europa invadendola non dalla Sicilia – come di fatto fecero – bensì dalla Sardegna,  quali risultati alla fine avrebbero ottenuto?».

Non conosco molto bene le vicende italiane, e quindi non mi azzardo a dirimere sulla tecnicalità, ma francamente penso che una simile “azione” non avrebbe aiutato granché. Di fatto, sbarcando in Sardegna, visto il suo isolamento sul mare, si sarebbero automaticamente messi nelle mani dell’Esercito italiano che fino all’8 settembre, o giù di lì, era ancora alleato con i nazisti. Diverso era sbarcare in Sicilia, dove poi si sarebbe potuto fare con facilità tutto ciò che è stato fatto e risalire la penisola. Immagino però che ci fossero anche tante altre ragioni tattico-strategiche che hanno determinato la scelta della Sicilia, incluse le ben note relazioni della Mafia americana con quella siciliana che in quell’occasione per la verità operò in favore della giusta causa.

Detto questo io non penso che l’Italia abbia giocato un grande ruolo nelle strategie che contavano, perché non eravamo in grado di giocarlo, diversamente da ciò che pensava Mussolini. La vera sfida per gli Alleati è stato invece l’arrivo a Berlino dove puntavano, sull’altro lato, anche i russi, che arrivarono prima. Gli ultimi giorni di assedio al bunker di Hitler, sui quali giorni esistono infiniti film e documentari bellissimi, se, dato il contesto, non ci fa orrore usare questa parola, sono stati secondo me tra i giorni più decisivi dell’umanità nell’ultimo secolo. Sono stati tra i più importanti sotto qualsiasi prospettiva. Sono stati anche tra i più didattici perché ci hanno insegnato di tutto e di più, cosa siamo come esseri, come persone, cosa non abbiamo mai imparato, cosa ci metteremo ancora secoli ad imparare. Quei giorni sono un inno al coraggio e l’annientamento della viltà, sono quei momenti che tutti gli uomini e le donne degni di questo nome, dovrebbero poter contemplare pensando magari: “Se proprio dovevano esserci, io avrei dovuto essere lì, e stare dalla parte dove bisognava stare”.

Non so se ho risposto alle sue considerazioni, caro professore, e poi come al solito vado di fretta… non ho tempo neppure per rileggere, i refusi li guarderò domani… Ma era importante risponderle, importante perché Lei alla sua età tratta ancora di questi temi, come purtroppo non si fa nella maggior parte delle scuole. Oggi insegnano ai ragazzi ad essere “social”, sempre dimenticando che non ci può essere nulla senza libertà e giustizia per tutti! Un abbraccio,

Rina Brundu

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