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Filosofia dell’anima – Sull’arresto di Bill Cosby

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

I Robinson

Colpevole! Condannato senza condizionale. Arrestato! Alla fine sarebbe questo il destino ultimo dell’81enne Bill Cosby, già acclamato attore comico americano, e adesso null’altro che l’ennesimo numero nelle neppure troppo segrete celle americane! Questa volta, bisogna dirlo, bisogna sottolinearlo, il colore della sua pelle non c’entra nulla, così come non c’entra nulla la “discriminazione”, se non quella che lui avrebbe fatto nei confronti delle sue vittime, donne bianche e nere, in una vita evidentemente dedita a ben altro che a trasmettere il ben della leggerezza ai suoi simili!

La notizia, tutt’altro che inattesa, mi colpisce comunque perché questo signore è stato un altro di quei protagonisti mediatici che in dato modo hanno colorato la mia età più giovane, in quei meravigliosi e portentosi anni ’80, forse anche un poco più tardi. Il programma di Cosby il “The Cosby Show” veniva trasmesso in Italia con il titolo “I Robinson”, ed era una di quelle sit-com che dipingevano una sorta di famiglia americana, pardon afro-americana, quasi perfetta. Una famiglia benestante, con i genitori entrambi professionisti arrivati, belli, dolci, disponibili, con una grande nidiata di figli fonte di qualche raro dispiacere e di infinite gioie.

Cosa si sarebbe voluto avere di più? Cosa avrebbe voluto di più Bill Cosby dato che la sua reale esistenza non aveva motivi validi per non fare equazione con quella “fictional”? Non lo so, non ne ho idea, così come non so quale sia il gergo tecnico, a parte quello di “predator”, usato in queste circostanze dagli addetti ai lavori. Di mio lo chiamerei, il male oscuro dell’anima, quello che, non importa la fortuna che hai ereditato, non importa la fortuna che ti è caduta addosso, non importa la tua salute splendida, non importa questo, non importa quello, prima o poi ti porta a doverti confrontare con una realtà-altra, per inciso con quella realtà che riflette nei ritratti alla Dorian Gray nascosti in tantissimi armadi di questo mondo, o magari sotto il letto.

Confesso che sono in qualche modo arrabbiata con questo signore, con questo signore a cui da ragazzi, noi, i nostri amici, le nostre famiglie, avevamo dato tutta la fiducia; con questo signore il cui esempio si faceva didattico, la cui famiglia meravigliosa, benché fictional, acquistava anch’essa valore didattico. Certo, se tutto questo fosse accaduto allora, sarebbe stato peggio, sarebbe stato incredibile, probabilmente sarebbe stato considerato un “errore” finanche dalla Legge. Tuttavia, oggidì, i nostri tempi liberati, così troppo spesso maltrattati, così troppo spesso sminuiti, ci permettono non solo di comprendere a meraviglia che “così va il mondo”, perché in altro modo non potrebbe andare, ma che davanti a questi mostri scaltrissimi, non importa quanto potenti, quanto ricchi, noi siamo anche capaci di agire. Noi donne siamo capaci di agire, di denunciare. Non è un affare da poco!

Non, non lo è affatto! Quante altre di queste storie dovremmo testimoniare? Dieci, cento, mille, milioni? Probabilmente, e più sarà stato osannato l’idolo perfetto in questione, più marcia risulterà la sua anima, più disgustoso risulterà il profondo fondo della sua essenza. Non lo dico a mo’ di consolazione, semmai piuttosto il contrario, proprio con spirito gioioso, quando realizzo che forse forse, in quei tempi mirabili, le famiglie “perfette” erano le nostre, quelle al di qual dello schermo, sebbene non lo sapessimo. Lo abbiamo capito nel tempo e anche questa è a suo modo una fortuna, come è una fortuna poter scandagliare senza timore ogni angolo del nostro Essere e trovarlo pulito, a passo con le necessità del nostro spirito! Neppure questo è un affare da poco, non dalla prospettiva delle cose che contano!

Rina Brundu

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