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Filosofia dell’anima – Dei soldati dimenticati

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

La prima volta che sentii parlare di soldati americani affetti da PTSD (Sindrome da Stress Post-Traumatico) fu quasi un quarto di secolo fa, quando conobbi una ragazza americana il cui padre era stato soldato in Vietnam, e che quando tornò a casa era da includersi in quel 31% di soldati americani, impiegati in quella terribile guerra, ad essere stati colpiti da tale Sindrome. Anche se in questi casi di norma non si fanno mai domande indiscrete, fu tutto ciò che la mia amica non diceva che mi fece capire quanto rovinosa deve essere tale malattia per chi ne soffre e per la famiglia del malato.

Si potrebbe quasi dire che in America questa sia una malattia “sociale”. Il 31% è di fatto un numero altissimo, e dato che si tratta di un numero provvisto dallo Stato, è logico sospettare che i reali valori siano molto più alti. Del resto la guerra in Vietnam si prende la corona anche da questo punto di vista, sebbene non dobbiamo dimenticare, tra i colpiti da questa perniciosa patologia, il 10% dei soldati che hanno partecipato alla guerra nel Golfo, l’11% di quelli impiegati in Afghanistan, e il 20% dei ragazzi che hanno stazionato in Iraq (1).

Più in generale, 7.7 milioni di americani statunitensi, di tutte le età, soffrirebbero di PTSD. Le donne sarebbero più prone ad essere colpite e sembrerebbe esista anche una componente genetica da tenere in conto. Questa sindrome si accompagna di norma con stati depressivi, utilizzo di sostanze proibite, ansia, e patologie di queste specie. I militari sono appunto tra le persone più a rischio di contrarla, proprio a causa dei pericoli a cui sono esposti e delle esperienze traumatizzanti che fanno.

E in Italia? Non ho i dati italiani e non li ho neppure cercati, del resto in questo contesto non è dare “numeri” che conta, quanto piuttosto riflettere su ciò che troppo spesso ci viene nascosto, o volontariamente dimentichiamo: il lato oscuro della guerra, anche tra le fila dei vincitori! Naturalmente questi aspetti sono accuratamente nascosti perché altrimenti i soldati pronti a “marcare visita” sarebbero molti di più, e non sarebbero da considerarsi dei codardi o lavativi! Per capire di cosa si sta parlando, e del grado di tensione a cui questi giovani vengono sottoposti, basti pensare che l’idea della disgraziatissima “soluzione finale” messa in piedi dal criminale Himmler, e dall’altro suo collega Goering, nacque anche dal fatto che il numero di soldati tedeschi che non sopportavano più di partecipare alle esecuzioni stava crescendo col tempo. Lo stesso Himmler. assistendo a una esecuzione si sentì male, e da quel momento giurò che avrebbe risolto altrimenti, cosa che purtroppo fece benissimo!

Ma cosa accade ai soldati moderni colpiti da questa malattia, a quelli che tornano a casa dopo le parate vittoriose? Cosa accade a questi ragazzi quando le luci del palcoscenico si spengono? Quando il politicante di turno decide che è tempo di muovere oltre? Il più delle volte accade che costoro vengono dimenticati, proprio come le famiglie che li assistono, come se mettere ogni mese un po’ di denaro nei loro conti correnti possa risolvere. Purtroppo la PTSD non è di quelle sindromi che possiamo risolvere con premi in denaro, non è di quelle patologie che si possono curare così, quanto piuttosto provvedendo validi percorsi di assistenza per i malati, ma anche per chi li cura.

Infine c’è anche un altro metodo per limitare il raggio d’azione di questa peste del secolo: evitare le guerre e le avventure in stile armata Brancaleone, non importa quanto bardata modernamente, quanto computerizzata, ma qui, lo sappiamo, siamo nel regno dell’impossibile… E sarebbe più facile per un cammello…, etc etc, che per l’essere umano maturare senno.

Rina Brundu

(1) Dati dal sito governativo americano medlineplus.gov

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