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Filosofia dell’anima, metodo scientifico e lotta la superstizione – Sulla lettera ritrovata di Galileo Galilei.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Lotta alla superstizione e all’ignoranza!

Si fa un gran parlare, in queste ore, della lettera scritta da Galileo Galilei nel 1613, la quale sarebbe stata ritrovata nella biblioteca della Royal Society londinese dal professor Salvatore Ricciardo. Si tratterebbe di una missiva nella quale Galileo riafferma la validità dei principi scientifici – come quello che vede il pianeta Terra girare intorno al suo sole – che in quegli anni andavano scardinando le datate certezze religiose, ma anche di una scrittura in cui lo scienziato fiorentino cerca in qualche modo di conciliare le sue necessità intellettuali con quelle della dottrina, soprattutto allo scopo di non attirarsi troppi strali-contro da parte della casta ecclesiastica.

Come sappiamo, Galileo, rispetto a questi argomenti, è stato un vinto, uno che, anche a causa dell’età, non ha avuto forza sufficiente a combattere tali perversioni umane. Galileo però lo possiamo capire, sia come uomo del suo tempo, sia perché la viltà appartiene a tutti noi, e talvolta si manifesta negli spiriti che più sembrerebbero fuggirla. Più difficile diventa gestire tutte queste informazioni in maniera logica: cioè, come si fa a fare nostro, in maniera valida, il messaggio che una brillante mente raziocinante è stata stalkerizzata semplicemente per avere raccontato una verità, un fatto fisico incontrovertibile?

In realtà è proprio quanto ci si confronta con simili situazioni decadenti e patologiche, che si comprende per davvero la pericolosità delle predicazioni dottrinali, di questi stupidissimi disegni che hanno un solo scopo ben dichiarato: assoggettare mentalmente e spiritualmente il prossimo, farlo vivere nell’ignoranza perpetua, mirare al potere temporale, mentre per la gloria paradisiaca c’è sempre tempo! Che a ben vedere il problema vero non è neppure questo, dato che grazie a tanti spiriti veramente validi, con quello di Galileo incluso in questa lista, grazie al loro coraggio, qualche passo avanti lo abbiamo pur fatto. Il problema vero è che ancora oggi, nonostante tutto, nonostante l’evidenza del contrario, nonostante l’evidenza di un cosmo e di un creato che di tutto ci parlano tranne che di superstizione, milioni di persone vivono ancora con questo ideale cappio gettato intorno al collo, e a quello stesso crudele destino di servaggio intellettuale imposto sottopongono i loro figli e i loro cari.

Dal tempo di Galileo sono passati circa cinquecento anni: quanti anni dovranno passare perché ci si possa vantare, come popoli, come società, come individui, di essere davvero cresciuti? Di essere diventati finalmente spiriti liberi? Di essere finalmente riusciti a consegnare preci insane, bibbie criminali, e tutti gli altri libri, libretti e libercoli di simili diabolica natura, alle sezioni bibliotecarie che si occupano di fantascienza, o al più di nefaste leggende metropolitane?

Se tanto mi dà tanto, purtroppo dovrà passare molto altro tempo prima che si imparino definitivamente codeste lezioni minimali. Ciò accade perché in realtà non c’è nulla di più meraviglioso dello spirito umano quando sa brillare da par suo, e nulla di più pernicioso dello stesso quando si comporta alla stregua di una talpa orba incapace di uscire dal loop senza sbocchi, senza uscite, senza vie di fuga che si è costruita dentro i tunnel più oscuri e più profondi della più triste delle montagne. Ciò accade quando la ragione dorme e i suoi incubi producono mostri… agghiaccianti, inquietanti!

Rina Brundu

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