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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – Della goliardia. E sul “regalo” delle truppe alleate a Hitler per la Pasqua 1945.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Buona Pasqua, Adolf!

Credo che solo due sarebbero gli elementi che mi indurrebbero a chiudere Rosebud: se non fossi più in grado di esercitare una critica-tecnica liberamente, e se non fossi più in grado di farlo con goliardia. In entrambi i casi, il sito diventerebbe uguale agli altri: omologato, osservante, riverente, prono alle leccaculaggine, specie intellettuale, verso Tizio e Caio: meglio la morte! Anzi, meglio la morte in croce mentre gli avvoltoi pranzano sulle mie carni aperte!

Questo per dire che io capirò che il mio rincoglionimento senile si sta avvicinando a grandi passi, proprio quando non riuscirò più a esercitare la mia capacità di critica, o a postare articoli goliardici. Tuttavia, il problema vero è dato dal fatto che chi è nato con l’istinto per la critica tecnica, difficilmente riesce a perdere quel tratto, se non per una precisa scelta. Altra cosa è invece operare un “retaining” dello spirito goliardico che, come tutti i doni più preziosi, è anche uno di quelli che si possono perdere con più facilità.

Personalmente mi sono trovata a cogitare in maniera importante su questi aspetti del nostro Essere, soprattutto quest’anno, e soprattutto dopo la scrittura di libri come Sulla natura del male, o Quantum Leap. A volte, infatti, dopo avere postato un altro pezzo sul periodo del nazionalsocialismo, non avevo alcun desiderio di pubblicare un successivo articolo goliardico, come invece sarebbe stato necessario fare vista la tipologia di sito che ho voluto creare! Un errore, naturalmente! Un grande errore, perché non bisogna mai lasciare che il Male che ci circonda abbia la capacità di cambiarci, di modificarci, di imporre il suo marchio di fabbrica su di noi: sarebbe la fine di tutto!

Da questo punto di vista, infatti, bisognerebbe imparare dai soldati americani che nell’aprile del 1945 marciavano verso la conquista della Germania nazista con tanti “doni” da consegnare. Su alcuni di questi, o almeno sui loro rivestimenti metallici, quei soldati non esitarono a scrivere “Uova di Pasqua per Hitler, Buona Pasqua Adolf!”. Del resto mancava davvero poco alla capitolazione: il 30 di aprile il Führer e la sua sposa se ne sarebbero andati all’inferno, lasciando a Karl Dönitz il compito di sbrigarsela in terra, e di salvare il salvabile: nulla! In realtà il nuovo Cancelliere, già Ammiraglio della flotta del Reich, ci proverà pure, e non lesinerà i discorsi alla nazione, ma il 7 maggio dovrà capitolare anche lui, arrendersi agli Alleati e al giudizio della Storia che nel suo caso, almeno negli anni immediatamente successivi alla caduta, purtroppo non fu di quelli davvero severi che sarebbero stati  necessari.

Ma dicevo di come la goliardia abbia aiutato gli uomini anche nei momenti più difficili e in quelli più tragici; ne deriva che se noi ce la facessimo mancare in situazioni molto più fortunate, come sono questi tempi digitali liberati, noi non saremmo davvero degni degli spiriti migliori che ci hanno preceduto. Che per la verità in paesi come l’Italia il senso per una sana goliardia davvero degna di questo nome, forse è esistito solo nei componimenti dei monaci medievali; non è certo esistito nell’Italia post seconda guerra, laddove i Togliatti di questo mondo mandavano in galera i Guareschi che li prendevano in giro; non è esistito negli anni tremendi del renzismo, laddove il duce di Rignano è stato raccontato capace di telefonare a un giornalista per dirgli che gli avrebbe spaccato le gambe se non si fosse mostrato più accondiscende nei suoi articoli, etc, etc!

Vero è che la capacità goliardica può venire a mancare anche senza una coercizione esterna, ovvero quando crescendo muore il “bambinello dentro di noi”, quel “bambinello-dentro” di cui parlava il mirabile poeta Wordsworth. In realtà, quando muore un elemento costitutivo così importante, noi perdiamo anche molto altro: perdiamo una parte della nostra anima, cambiamo senza possibilità di ritorno.

Ritengo dunque che sia anche per questo che mi sia parecchio preoccupata in quei giorni in cui non mi andava di postare qualcosa di goliardico: se questo era il prezzo da pagare allo studio di tematiche più serie, tale studio ne valeva la pena? Naturalmente, no… Il segreto per uscire dall’impasse intellettuale credo sia dunque quello di tentare d’imparare da quei meravigliosi soldati americani di cui sopra. Fare nostro non solo il loro coraggio, ma anche il loro mirabile insegnamento didattico, capace di liberarci dentro… una volta ancora, una volta di più!

Rina Brundu

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