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Filosofia dell’anima – Ancora su Quantum Leap. E su Ludwig Boltzmann (S=k\log W)

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

boltzmann_age31Mi sarebbe piaciuto, stasera, pubblicare un estratto dalla seconda parte di Quantum Leap, anche perché quella è la parte più importante, quella a cui tengo di più. Tuttavia, la stanchezza mentale mi impedisce anche solo di leggere  e scegliere l’estratto più adatto. Lo farò a giorni.

Vero è inoltre che, così come feci con SULLA NATURA DEL MALE, non riesco a pubblicare le “seconde parti” di questi lavori, faccio fatica. Credo che ciò mi accada per due motivi principali: da un lato una certa ritrosia e timidezza nell’anima, dall’altro non ritengo che sia il caso di farlo. Cioè non sono discorsi che a mio avviso si possono dare in pasto al pubblico-internettiano. Penso anche che non esista un pubblico di lingua italiana che abbia un know-how valido per trattare questa tipologia di argomenti, specie per quanto riguarda "Quantum Leap", nonché un’apertura mentale capace di gestirli. Non in un paese dove gli attuali “Festival della Letteratura” sono a base di romanzetti gialli (noir- perché per il giallo classico a enigma serve il neurone), come usavasi venti fa, non in un paese in cui il giornale più noto è ormai solo una vetrina gossipara incensante al guardaroba di Kate Middleton, non in un paese dove la filosofia è fatta da cosiddetti “teologi”, tra i quali non vi è vergogna alcuna nel fare l’equazione teologo=filosofo, un po’ come dire che Ipazia e i suoi assassini provenivano dalla stessa scuola: sic!

Con chi vorrei idealmente parlare di Quantum Leap? Be’, certamente con Witten, Susskind, Greene, Kaku, Gerard ‘t Hooft, and the likes… ma credo che siano impegnati per poter parlare con me (:)), dunque… mi parlo addosso qui sul sito. Oppure, meglio ancora, voglio parlare, stasera, di un qualcuno che non ho neppure citato in quel libro, ma i cui studi sono stati fondamentali per arrivare alla grande rivoluzione quantistica portata sulla scena dal duo Bohr-Heisenberg, e dai loro giovani colleghi, nella seconda parte della seconda decade del ventesimo secolo.

Voglio parlare di uno scienziato austriaco che tutti quanti non possiamo non amare, voglio parlare di Ludwig Boltzmann. Sì, voglio parlare, sotto questa particolare rubrica, di quel Boltzmann così avversato per le sue conclusioni scientifiche e per i suoi studi sull’atomo, così deriso da arrivare a farne una malattia, prima di suicidarci a Duino nel 1906. Non sapeva, Boltzmann, che solo un anno prima, nel suo anno mirabile, il 1905, un tale di nome Albert Einstein in uno dei suoi studi aveva di fatto confermato l’esistenza dell’atomo. Il tempo validerà anche tanta altra parte del lavoro di Boltzmann, ma lui se n’era già andato, mentre quella formula sull’entropia, proprio quella che gli aveva dato maggior dolore, adesso gli fa da epitaffio sulla sua tomba.

C’è un che di mirabile, di profondamente didattico, e di straordinario nell’avventura umana di questo scienziato! Qualcosa che si fa ammirare dal più profondo dell’anima. Boltzmann è l’emblema di tutte quelle teste pensanti che hanno dato tanto all’umanità senza averne in cambio nulla, che non hanno ricevuto né onori né glorie, ma che di fatto bastavano a loro stessi, anche quando loro stessi erano i primi a non saperlo. Adoro gli spiriti alla Boltzmann, avessi anche solo un briciolo di una tale brillantezza, mi sarebbe piaciuto far parte proprio di questa categoria di spiriti. Che poi sono in fondo i Diogene, i Tesla, i Giordano Bruno, le Ipazie del mondo, ma anche i Kafka della letteratura. Sono quelli che hanno dato tutto pur di esistere come erano, che hanno fatto spazio prima alla loro essenza e poi al loro corpo, quelli che hanno nutrito l’anima e poi lo stomaco, quelli che hanno vissuto come intelletti capaci tout-court!

Insomma, pur nella presente stanchezza mentale, che temo si tascinerà per qualche altro mese ancora, fare il viaggio prima nella Repubblica di Weimar, e poi tra le creazioni del suo figliolo Heidegger, ne è valso la pena, e ha trasformato questo mio anno speciale in un anno mirabile. Come ho scritto in Quantum Leap, il salto quantico non è solo quello dell’elettrone da un livello di energia all’altro, ma è stato soprattutto quello mio personale da una mia prima vita a un’altra, indipendentemente da come sarà quest’ultima. Dovendo giudicare dalla “compagnia”, anche se solo ideale, con cui adesso mi ritrovo, non posso aver sbagliato troppo, tutt’altro!

Rina Brundu

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