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Filosofia dell’anima – Sempre a proposito di QUANTUM LEAP. Su un Heidegger che già mi manca.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

bonsaiFrancamente non so quando riuscirò a eliminare completamente la fatica mentale che mi è costato questo mio studio Quantum Leap, non penso che sarà prima di altri due mesi. È stata una fatica immane sia per immagazzinare Heidegger prima (l’unico modo per decriptarlo completamente è di fatto metabolizzarlo quasi, e quindi scomporlo e oggettivarlo in maniera matematica), e poi lo stesso sforzo è necessitato nel processo di ricomposizione, perché anche le teorie della fisica quantistica non scherzano. L’unico “aiuto” che ho avuto è il fatto che ero già molto “familiar” con le stesse, e anche la mia cosmogonia-escatologica l’avevo più o meno in testa; ma riconciliare il tutto è stato appunto pesantissimo. Terminato il lavoro non ho dormito per una settimana, senza nessuna altra causa che la stanchezza mentale.

Da questo punto di vista Sulla natura del male è stato un lavoro molto più facile, magari non emotivamente, ma intellettualmente sì. Temo però che ci vorrà appunto molto altro tempo prima che io riesca a muovere oltre (uno step necessario per passare ad altro lavoro). Da un lato Heidegger mi manca. Mi manca quella full-immersion in una dimensione che è mera cogitazione, che è mera creazione di pensieri che si accumulano e diventano sostanza, quadro, progetto, idea. Mi manca la teorizzazione che, come ho sostenuto “all along” nel testo, deve tornare a diventare nuovamente una caratteristica prima di una ontologia-fondamentale, proprio come accade nella Nuova Fisica portata all’estremo da equazioni fantastiche che modellano mondi fantastici che… vanno diventando realtà-quantistica ogni giorno che passa!

Il problema, credo, sia uno di ignoranza-di queste possibilità di cogitazione. Per esempio, io mi domando: ma se facessi un giro nelle facoltà filosofiche (di Filosofia non di Fisica, lo ripeto) di tutta Italia e lì per lì chiedessi a uno dei professori di spiegarmi il “principio olografico” di Gerardus ‘t Hooft, poi studiato dallo stesso Susskind, quanti saprebbero rispondermi con una risposta davvero valida? Francamente non mi stupirebbe se qualcuno mi rispondesse Susskind-chi? Vabbé forse esagero, ma esagero solo perché quando vedo quegli scritti “filosofici” che iniziano con Kant ha detto, Hegel ha ripetuto, Cartesio pensava… mi girano le balle a mille!

E che c’è di male nel chiedere a gran voce che filosofi tornino ad essere coloro che propongono teorie, mentre coloro che le studiano riprendano il più tradizionale ruolo di professori di filosofia? Non che la vera filosofia interessi più a qualcuno: al giorno d’oggi sembra che il titolo di filosofo serva solo per fare l’’ospite fisso nei programmi della televisione di Cairo e fanculo Susskind…

(Sorry, still too tired mentally, will follow up tomorrow… il post continua domani… troppo stanca, appunto).

Continua qui…

Rina Brundu

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