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Filosofia dell’anima – Tutto è destino? Dalla parapsicologia al “principio olografico” di Gerard ‘t Hooft e Leonard Susskind.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Il fisico olandese Gerard ‘t Hooft

NB, attenzione. Se non sei maggiorenne o sei una persona molto religiosa non dovresti leggere questi scritti e non dovresti stare su Rosebud. Ci sono tanti altri luoghi virtuali più adatti per te, ti prego di rispettare il nostro sito così come vorresti essere rispettato tu in casa tua! Inoltre le chances che tu capisca di cosa si sta parlando sono inferiori alle possibilità che ha un cammello mooooolto grasso di passare dalla cruna dell’ago… meglio se ti doti di crocifisso e inizi subito a sparare cazzate a mani giunte.

Tutto è destino?! È una dichiarazione sciocca che ho sentito in contesto sciocco, ma come tante cose sciocche mi è rimasta in mente più di tante informazioni davvero utili. Per la verità non ricordo se la forma della frase fosse interrogativa-affermativa o se fosse una domanda, del resto non credo che farebbe differenza, mentre l’argomento resterebbe discutibile comunque.

La questione mi ha riportato alla mente una storia della narrativa parapsicologica che pure mi è rimasta in mente. Si tratta di un episodio in cui un ragazzo ha avuto il suo NDE durante un incidente di macchina. Lui ricordava di avere visto il proprio corpo ormai staccato dal suo-sé, mentre continuava la caduta dentro la macchina che si sfracellava in fondo alla strada e ricordava di avere pronunciato queste parole: “Benissimo, è andata come doveva andare!”.

Il motivo per cui questo fattoide mi è rimasto impresso è perché da un punto di vista speculativo è fenomenale, e davvero ti porta a interrogarti parecchio. In questo contesto non ci sta di troppo neppure ricordare le esagerazioni sci-fi di una teoria della moderna Fisica chiamata “Principio olografico”, proposta prima da Gerard ‘t Hooft e poi interpretata nel contesto della string-theory da Leonard Susskind, secondo cui, secondo queste “esagerazioni” intendo, l’universo sarebbe un ologramma. L’estrema conseguenza di questo stato di cose sarebbe che tutto il nostro percorso di vita è in fondo una illusione, nonché tutto determinato, programmato, per noi da un qualche hacker cosmico chissà dove: sciocchezze, appunto!

Il fattoide parapsicologico invece a mio giudizio ha più sostanza perché l’episodio riguardava un singolo spirito dunque non è legge universale, ma è abbastanza convincente, dentro dinamica speculativa, da poter farsi legge universale. Questo significa che in fondo ciò che ha visto quel ragazzo a proposito del suo destino, durante l’incidente che gli ha procurato il suo NDE, potrebbe riguardare anche noi, cioè anche il nostro destino potrebbe essere stato scritto da noi stessi per qualche motivo che non ricordiamo su piano cosciente.

L’idea non è così malvagia, e neppure troppo “scandalosa” per qualsiasi mente raziocinante, il problema però si pone quando ti fai questa semplice domanda: perché? Facciamo un esempio pratico per capirci meglio. Mettiamo che io debba fare una esperienza di vita dove mi setto dei passaggi (o ostacoli) che debbo assolutamente superare. Magari lo debbo fare per ottemperare ai “requirements” di una giustizia cosmica di tipo karmico e dunque per saldare qualche “debito” contratto in una vita precedente… fin qui ci sta… Mi sta pure bene che sia necessario fare così perché le esperienze bisogna sentirle sulla “pelle” affinché siano valide, così come tutte le emozioni: la felicità, la tristezza, la sofferenza, la gioia, etc.

Il problema che si pone però, se questa opzione che chiamerei tutto-è-sicuramente-destino fosse corretta (workable), è uno di tipo storico in un universo dominato dalle leggi dello spazio-tempo come è quello che abitiamo… ovvero tutto il divenire della nostra Storia sarebbe determinato. Può essere? A mio avviso un simile scenario fa a pugni con il carattere darwinistico e entropico del nostro vivere, del nostro stesso universo… anzi, si tratterebbe di una contraddizione in termini.

Una soluzione possibile è che il problema non stia nella parola “destino” ma nel pronome indefinito “tutto”. Forse bisogna dire quindi che non tutto è nessuno, qualcosa sì… Certo, si tratta di una soluzione come un’altra che però… lascia dannatamente insoddisfatti, o no?

Parlo per quelli che hanno avuto la forza e il coraggio di seguirmi fin qui, s’intende!:)

E proprio a quelli, besos, alla prossima.

Rina Brundu

PS Alla prossima, ma non domani… vediamo… meanwhile… ecco una canzone-poesia molto addictive… che ci dice che ci conferma che in universo “artistico” tutto non può essere determinato, non potrebbe mai esserlo!

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