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Filosofia dell’anima – In morte di 9 baobab africani di 2000 anni (ciascuno!)

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

alberi

Picture source Ancient Origins

Oggi ho letto questa notizia dei 9 baobab millenari morti di recente in Africa. Erano 13 ne sono rimasti quattro, il più vecchio tra quelli che “se ne sono andati” aveva la veneranda età di 2500 anni. Ad ucciderli sarebbero stati i cambiamenti climatici, magari l’inquinamento, magari la poca cura, magari era semplicemente arrivato il momento di partire, dopo tanto tempo.

Adoro gli alberi, gli alberi centenari soprattutto, li considero i cronotopi bachtiniani per eccellenza, ovvero il luogo dove spazio e tempo prendono vita, diventano storia di alcuni e storia del mondo. I baobab sono tra gli esseri viventi più longevi che abitano questo pianeta. Se pensiamo che quando è nato quell’albero di 2500 anni il mondo era ancora governato dai faraoni  e tutta la nostra Storia così come la conosciamo doveva ancora divenire, vengono i brividi addosso.

Adoro la solennità degli alberi centenari, adoro i loro tronchi giganti, aggrovigliati fino in cielo, le loro circonferenze frondose e il loro canto nel vento. Dentro questo mormorio misterioso sembrano celarsi antiche nenie e storie che non ricordiamo più, si nascondono memorie di esseri e di fatti che sono stati e in dato modo ci hanno aiutato ad essere ciò che siamo.

Adoro gli alberi centenari, il soffio di vita quasi eterno che li fa esistere e la maniera malinconica e dignitosa con cui sanno andare via, in silenzio.

Rina Brundu

 

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