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Sulla mirabile onestà intellettuale del Camilleri che ripudia Montalbano: onore a un grande spirito-che-scrive italiano!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

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Screenshot dal corriere.it

Conosco abbastanza il genere giallo mondiale, o per meglio dire il miglior whodunit dell’epoca d’oro del giallo, per affermare senza tema di essere smentita (e chi intendesse farlo me ne porti le prove!) che questo è un genere letterario che non è mai stato prodotto in Italia e non è nelle nostre corde. In Italia si è sempre preferito quella paccottiglia senza arte ne parte che ai miei tempi veniva chiamata “genere noir”. Volendo sforzarsi di definirla si potrebbe dire che si tratta di modeste scritture e modeste trame dove tra i protagonisti c’è sempre (e purtroppo per il lettore) un qualche commissario di polizia, un ispettore, qualche cadavere e qualche altro personaggio il 99% delle volte afflitto da una crisi sentimentale, innamorato senza speranza, o per converso farfallone, divorziato e chi più ne ha più ne metta. Sovente questi personaggi fanno sfoggio di un “idioletto” intinto in salsa vernacolare, laddove la geografia di provenienza dell’autore determina la filosofia di vita dell’eroe and so on and so forth. Come lettura sono storie preferite da lettori di bocca buona, da quelli che non riuscirebbero a riconoscere un plot degno di questo nome, per intenderci un plot geniale alla John Dickson Carr (probabilmente l’autore whodunit più capace di ogni tempo, forse persino di più della signora del giallo, Agatha Cristie), da un elefante imbizzarrito!

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Il mitico  John Dickson Carr

Come ho sempre sostenuto le avventure dell’arcinoto Commissario Montalbano creato da Andrea Camilleri rientrano proprio dentro questa tipologia: né più né meno, e chi la raccontasse altrimenti mentirebbe sapendo di mentire o non ha la più pallida idea di cosa sia e di cosa fa vivere un romanzo giallo degno di questo nome. Personalmente non riuscirei a portare a termine la lettura di una avventura di Montalbano neppure se il non farlo dovesse costarmi la vita! Ciò che mi ha sempre colpito a proposito di questo assioma letterario è che a condividerlo sia sempre stato l’autore del personaggio in questione: Andrea Camilleri.

Da quando sentii le sue prime critiche al suo personaggio più mediaticamente fortunato, la mia ammirazione cominciò a crescere in maniera significativa. Di fatto quella ammirazione esisteva già prima perché durante i primi tempi del successo di questo eroe letterario, ma soprattutto televisivo, non capendo le ragioni di tale riscontro da parte del pubblico, mi presi la briga di andare a leggere…. quello che io chiamo “l’altro Camilleri”. Leggendolo scoprii che Andrea Camilleri è davvero un raro spirito-che-scrive italiano capace, dotato di una vena scritturale matura, impegnata abbastanza, come hanno sempre dimostrato anche le sue tante prese di posizione politica (per esempio durante l’infausto Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016) e come ci si aspetta da uno scrittore davvero tale, dedito a raccontare e a criticare i suoi tempi, oltre che a riportare nero su bianco storielle di varia natura. Camilleri è anche uno che ha tentato e avrebbe voluto scrivere altro… ma tutti volevano Montalbano, Montalbano, Montalbano, parole sue.

Leggevo in queste ore di una nuova critica sostanziale di un Camilleri che ha perso quasi totalmente la vista, al suo figlio più fortunato economicamente ma meno capace altrimenti… e mi inchino nuovamente davanti alla straordinaria onestà intellettuale di quest’uomo. Tuttavia se io o un altro possiamo criticare Montalbano, se abbiamo anche il dovere di farlo come critici, io penso che un autore non possa alzare troppo la voce contro alcuno dei suoi parti letterari, ma che dovrebbe al più limitarsi a rimproverarlo con l’amore di una madre per il figlio più discolo. Proprio come fanno le madri più in gamba. E che Andrea Camilleri sia uno spirito-che-scrive in gamba non ci sono dubbi: così in gamba che neppure il famosissimo Montalbano è riuscito a fagocitarne i meriti, e non è faccenda da poco!

Rina Brundu

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