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Filosofia dell’anima – Cacciatori di nazisti. I casi Reinhard Heydrich e Albert Speer

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

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Reinhard Heydrich

A volte penso che in alcune situazioni a salvarci sia la nostra ignoranza, almeno fino al momento in cui non si decide di curarla: un paradosso! Da tempo tento come posso di saperne di più sui drammatici avvenimenti della seconda guerra mondiale, e sicuramente ho una conoscenza degli stessi above-average. Tuttavia, non mi ero mai presa la briga di guardare con altri occhi – oltre quelli provvisti dal regime scolastico et universitario, s’intende – a ciò che è accaduto immediatamente dopo la morte di Hitler il 30 aprile del 1945 e la successiva capitolazione tedesca nel maggio di quello stesso anno.

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Albert Speer

Adesso che ho in dato modo colmato, in maniera più rigorosa, molte di quelle mie datate lacune, l’unica domanda che mi faccio è: come è stato possibile che così tanti criminali nazisti siano riusciti a farla franca nelle maniere più disparate al termine del conflitto? Due casi, diversissimi tra loro, che mi hanno particolarmente colpito sono i casi dei criminali nazisti Reinhard Heydrich e Albert Speer. Heydrich, noto anche come “il boia”, è stato uno dei più formidabili falchi di Hitler, forse il più temuto, e non solo perché era a capo della Gestapo, a far paura era proprio l’uomo. Codesto criminale è stato la vera mastermind dietro il progetto di annientamento finale degli ebrei e un personaggio pericoloso come nessuno, che ha saputo rendere la vita dei tanti nella Cecoslovacchia dove si trovava di stanza, davvero impossibile. Non meraviglia dunque che l’idea di un attentato contro di lui fosse già nata agli inizi degli anni 40. Fortunatamente, e diversamente da quanto accadde per Hitler, il quale riuscì a sopravvivere a ben 42 tentativi di farlo fuori, l’attentato del giugno del 42 contro Heydrich funzionò alla perfezione. O quasi. Heydrick fu infatti ferito da due esponenti di gruppi speciali tra i partigiani cechi e poi fu portato all’ospedale dove ad operarlo fu nientepocodimenoche il dottore di fiducia di Himmler. Himmler, numero due del Terzo Reich, da tempo non vedeva di buon occhio il suo ex luogotenente, che sapeva essere un favorito di Hitler e in virtù di questo sottile odio di background, molte fonti sostengono che Himmler potrebbe essere stato il deus-ex-machina dietro la mancata “guarigione” di Heydrich, ma naturalmente non c’è nulla di provato.

220px-ErinnerungenMa se anche Himmler non avesse spinto Heydrick verso le porte dell’inferno prima che fosse venuto il suo tempo, è indubbio che sia lui sia tutto il Sistema parteciparono alla grande nel successivo compito di fare in modo che i cecoslovacchi non dimenticassero mai quell’incidente. Di fatto l’assassinio di Heydrick costò la morte, tra civili e militari, a più di 5000 persone… inclusi gli stessi attentatori che furono costretti a suicidarsi per non cadere nelle mani dei tedeschi. Ancora, un intero paese, il paese di Lidice, fu letteralmente raso al suolo dai nazisti in cerca di vendetta e tutti gli abitanti uccisi sul posto o spediti nei campi di concentramento. Il caso dell’attentato riuscito contro Heydrich mi ha dunque colpito perché ci dà misura di come i nazisti esercitassero il loro senso della “giustizia”, nonché della determinazione con cui si applicavano ad amministrarla, ma possiamo dire che questo sia stato fatto anche dagli alleati durante il famoso processo di Norimberga?

Non credo proprio! Se da un lato possiamo ricordare i casi vergognosi degli scienziati alla Wernher Von Braun (questo ex scienziato nazista fu reclutato dagli americani e successivamente diventò, tra le altre cose, il primo direttore della Nasa), dei Mengele che l’hanno fatta franca fuggendo in Sud America, dei Goering che riescono a suicidarsi persino in carcere, a dispetto di ogni controllo, uno degli episodi più vergognosi, che a mio avviso marca in maniera indelebile l’operato di quel tribunale internazionale,  è senz’altro il caso di Albert Speer, l’ex ministro degli Armamenti del Terzo Reich. Speer non solo riuscì a sfuggire la pena di morte in virtù delle informazioni passate agli occidentali, ma dopo venti anni trascorsi in carcere, si ritrovò cittadino libero e ricco dato che la pubblicazione delle sue memorie con l’accattivante titolo “Inside the Third Reich” (1969), gli rese parecchio. Per la verità il libro gli rese non solo economicamente ma anche in rinnovata notorietà che, nei tempi cambiati, lo trasformò in una sorta di diva mediatica contesa dai maggiori organi di comunicazione di quegli anni. Tale era il rincoglionimento di codesti giornalisti che quando parlavano di lui arrivavano fino al punto di scomodare l’ideale figura del “buon nazista”, un ossimoro praticamente! Come nel caso di Mengele noi dobbiamo ringraziare solamente un cuore indebolito se Speer è finalmente potuto andare ad incontrare la cerchia mefistofelica che, se esiste una giustizia universale, come io non ho alcun dubbio che esista, renderà la sua eternità molto simile all’inferno in terra a cui egli ha costretto i tanti quando ha potuto.

Ne deriva che per quanto mi riguarda le domande restano: come è stato possibile che così tanti criminali nazisti siano riusciti a farla franca nelle maniere più disparate al termine del conflitto? E come mai lo stesso Israele non ha fatto di più per consegnare quei mostri alla giustizia? Perché alcuni individui, parlo di Simon Wisenthal, ma non solo di lui, hanno dovuto agire come vendicatori solitari di una tragedia che riguardava tutti noi come specie? Io francamente non lo capisco e adesso che finalmente mi accingo a leggere il tanto acclamato “Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil” (1963) scritto da Hannah Arendt, già cominciano a girarmi le palle. Per qualche ragione intuisco a priori che in non sarò altrettanto filosoficamente-tenera con quell’ennesima figura di criminale che per inciso è stato un altro degli avvoltoi di Hitler retoricamente scaltro come nessuno… la razza peggiore!

Rina Brundu

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