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Filosofia dell’anima – Bisogna imparare ad amarsi, a lasciarsi, a perdonarsi (Ornella Vanoni in poesia a Sanremo prima della battaglia di Gettysburg).

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

dance-1958128_960_720Filosofia dell’anima a Sanremo, pensa tu! Ce l’ha regalata l’ottantatreenne Ornella Vanoni! Decisa com’ero a trovare un senso in questa kermesse italica, e dopo quattro giorni in cui non ho sentito alcuna necessità di ri-collegarmi su Rai1, stasera ho scommesso che avrei seguito il festival almeno fino all’inizio del film Gettysburg (1993) diretto da Ronald F. Maxwell, in onda su Rai Movie, una ottima e importante ricostruzione della battaglia più sanguinosa della Guerra Civile americana.

Il nuovo impatto con il Sanremo 2018 è stato meno traumatico del precedente: non ho visto fiorelli, il conduttore Baglioni sembrava avere compreso i suoi “limiti”, a dispetto delle laudi sui giornali, e a suo merito va detto che in conseguenza di questo mostrava maggiore saggezza e capacità, il ritmo era diverso mercé la bravura della Hunziker finalmente “liberata” e del suo barbuto eppur simpatico compagno di squadra. Ma soprattutto ho visto che si è subito lasciato spazio alle canzoni che non erano male. A questo punto ci si domanda pure: ma quanto ne guadagnerebbe in qualità questo spettacolo d’antan e irrimediabimente, italicamente troppo ingessato, se si eliminasse tutta la fuffa d’intorno e ci si concentrasse solo sulla musica smerciandola in una sola serata? A mio avviso, molto.

Confesso tuttavia che a portarmi verso miti consigli non è stata una trasmissione più sostenibile (sotto ogni punto di vista) dei dieci minuti visti il primo giorno, ma è stata la canzone di Ron scritta da Lucio Dalla che, mentre echeggiava nel teatro, parlava di lui, del suo stile, della sua poesia, della sua arte che si raccontava dalla sua vita oltre la vita. Poi mi sono distratta un poco…. Fino a che, a un certo punto, ha ri-catturato la mia attenzione il tratto inconfondibile della voce di Ornella Vanoni, la cui  figura avevo osservato distrattamente mentre arrivava sul palco.

È stato quindi mentre prestavo orecchio alle parole che diceva, che mi sono accorta come anche la Vanoni e la sua canzone stessero facendo, a loro modo, filosofia dell’anima. Non a caso quest’anziana, ma bravissima artista, tra le altre cose, cantava:

“È un tempo infinito il presente 
Non passerà 
Bisogna imparare ad amarsi in questa vita 
Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita 
E vivere ogni istante fino all’ultima emozione 
Così saremo vivi
Gabbia di ossa
Libero cuore
Hai preso dolcezza 
Da ogni dolore 
Conservo l’infanzia
La pratico ancora
La seduzione mi affascina sempre
E in fondo sentire che esisti felicità

…. (….) …..

Bisogna imparare ad amarsi bisogna imparare a lasciarsi
Bisogna imparare ad amarsi
A perdonarsi…”.

Cosa aggiungere di più a questi versi forse mancanti di grande qualità lirica, ma indubbiamente connotati da un timbro saggio importante? In realtà non serviva neppure la commozione sul palco, ma la Vanoni, da grande diva, ce l’ha regalata.

Poi, naturalmente, è venuto il turno della battaglia di Gettysburg e ho velocemente abbandonato il Sanremo 2018… quando si tratta di raccontare scampoli di filosofia dell’anima quei momenti epici e a un tempo drammatici della nostra avventura umana, sicuramente rimasti impressi nell’etere nei luoghi che li hanno testimoniati, non hanno rivali!

Rina Brundu

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