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Filosofia dell’anima – La camera del tempo, o del segreto della Grande Piramide

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

egypt-2133951_960_720Ci sono faccende su cui non ci fermiamo mai a riflettere, ma sono faccende a loro modo importanti. In questo specifico caso stiamo parlando di un qualcosa che è esistito senza soluzione di continuità per almeno 4500 anni, che ha attraversato la storia come nient’altro, che c’era già al tempo di Ramses II, al tempo di Gengis Khan, al tempo di Alessandro, dei grandi filosofi greci, che era vecchio di millenni al tempo dei romani, al tempo di Cristo, che era meraviglia perduta nel ricordo nei giorni di Lorenzo il Magnifico, di Machiavelli, che oggigiorno è storia, leggenda, mito.

No, non sto parlando della Grande Piramide di Giza, in Egitto, per sé, ma del suo portentoso segreto custodito con ammirabile maestria fino ai nostri giorni. Del suo segreto che per rivelarlo è stato necessario attendere il tempo della fisica quantistica, gli studi del CERN sui muoni, e via così teorizzando, studiando, sperimentando. C’è qualcosa di meraviglioso in questa scoperta di una sorta di camera del tempo all’interno di questo maestoso monumento, unico al mondo sotto infinite prospettive, costruito con una accortezza delle regole della matematica e della fisica, con una capacità di visione ingegneristica che non ha rivali, come ben sanno gli ingegneri di mezzo mondo che lo studiano con maggiore stupore degli egittologi.

Sì, lo confermo, ho proprio scritto “camera del tempo” perché in fondo di questo si tratta. Questo è, in definitiva, il “big void” che hanno scoperto l’anno scorso gli scienziati quando hanno ripetutamente bombardato questa monumentale costruzione con i muoni. Di fatto, qualsiasi sia la funzione di quel “grande vuoto”, qualsiasi sia la sua forma, qualsiasi sia il suo contenuto, anche fosse niente, quello è e rimane una camera del tempo, ovvero uno spazio che si è conservato intatto dalla sua creazione ad oggi per almeno quattromilacinquecento anni. Dico “almeno” perché come sanno bene gli appassionati di egittologia, uno dei grandi motivi del contendere sull’effettiva origine della cosiddetta Piramide di Cheope è proprio la questione della sua datazione. Non ci sono dubbi dunque, che la perforazione della parete rocciosa, necessaria per rivelare questo “grande vuoto”, aiuterà di molto anche quando si tratterà di rispondere a questo importante interrogativo una volta per tutte e in maniera soddisfacente.

Ho scritto prima che questa sorta di vuoto misterioso scoperto è in realtà una “camera del tempo” anche se nello stesso non ci fosse “niente”. Onestamente però mi riesce davvero difficile pensare che un popolo che ha saputo progettare e costruire un monumento così meraviglioso, a suo modo perfetto, dispendioso in termini di risorse, anche e soprattutto umane, che pare ideato a bella posta per lanciare un qualche messaggio dall’origine dei tempi nel futuro…. possa contenere “niente”. Possa essere stato lasciato lì tanto per fare, o per risparmiare “pietra”: impossibile!

Io penso invece che tutto ciò che verrà trovato nella Grande Piramide non potrà mai essere “niente”, sarà invece qualcosa di sensazionale, qualcosa che ci arricchirà tutti quanti, soprattutto come esseri umani, alla stregua di orfanelli smemorati che un giorno, per un meraviglioso gioco del destino, sono riusciti finalmente a ricordare e a ritrovare… casa.

Rina Brundu

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