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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Filosofia dell’anima – Sul digital divide e sui bambini siciliani col rosario al collo.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

dog-2474771_960_720Onestamente non sono riuscita a trovare il coraggio di cliccare sul post de Il Fatto Quotidiano che dava notizie dell’ultimo episodio della telenovela siciliana in salsa superstiziosa. Leggere il titolo dell’occhiello e il suo catenaccio, laddove si apprendeva che a seguito della rimozione delle statue della Madonna et compagnia, i bambini erano arrivati in classe con tanto di rosario al collo alla stregua di cagnolini addomesticati, è stato più che sufficiente.

Purtroppo non sono saggia abbastanza da sapere mentire con accortezza e dunque non ho difficoltà a dire che tra i due sentimenti che si sono impossessati di me dopo la lettura di quei titoli, vale a dire un sentimento di ribrezzo e un sentimento di profonda tristezza, il primo è stato quello che ancora la vince in me e non ho modo di scacciarlo. Ma non essendo il ribrezzo un sentimento troppo nobile mi impongo di muovere oltre e concentrarmi su quella profonda tristezza di cui ho pure detto.

La tristezza è determinata non solo dal figurarmi nell’immaginazione codesti piccoli costretti loro malgrado a camminare verso la scuola (quale scuola?) portando al collo un altro dei simboli più concreti che denunciano la nostra superstizione, esattamente come lo è il velo nei paesi musulmani o il dedicarsi alle tante malsane pratiche dei Testimoni di Geova o di altri riti di simile natura, ma è prodotta soprattutto dalla coscienza viva che quelle donne, quegli uomini hanno agito ritenendo di fare il miglior bene dei loro figli.

Come condannarli? Non si può! Il problema qui – e non è retorica – è che uno Stato assente, uno Stato che ha nel suo massimo rappresentante scolastico una signora che non è riuscita a portarsi a casa neppure uno straccio di laurea, vale a dire a percorrere un primo gradino su una via di una formazione più strutturata, uno Stato impegnato a difendere gli interessi particolari degli individui che lo rappresentano, non può per ovvie ragioni trovare il tempo di spiegare a quei signori, a quei genitori cosa sia il “digital divide”… si arriva finanche a ipotizzare che quello Stato, che tante associazioni internazionali non classificano più tra le nazioni del primo mondo, non lo sappia neanche lui.

Oltre a voler dire tante cose, tecniche e meno tecniche, il “digital divide” racconta anche di questa tipologia di famiglie. Sovente questi nuclei sono anche economicamente felici, e qui sta il vero grande inghippo, ma purtroppo i genitori non hanno una adeguata formazione (che non fa equazione con la laurea di cui sopra), una capacità mentale forte abbastanza per liberare se stessi e soprattutto i loro bambini da questi retaggi medievali che diventano catene ai piedi della loro prole in una maniera che non potranno immaginare mai. Ne azzoppano il futuro prima ancora che quello sia iniziato.

E si potrebbe aggiungere tanto altro… ma non me la sento proprio come non me la sono sentita di leggere quell’articolo del giornale. Mi vince solamente questa grande tristezza dell’anima nella certezza che le colpe in queste situazioni sono di tutti, di tutti noi che non abbiamo abbastanza a cuore il futuro di quei ragazzi per aiutarli a vivere il complesso tempo che verrà come servirebbe, come meriterebbero e come sarebbe giusto.

Rina Brundu

bambini siciliani

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