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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Se questo è un leader. Cronaca del “processo” a Renzi da Floris. Imputato come si dichiara? Puro come una rosa! San Gennaro aiutalo e fai i nomi dei 26000 che gli avrebbero chiesto di restare!

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

San-Gennaro

San Gennaro aiutalo tu: ora pro nobis, oro pro Etruria! Sic!

Più che di processo si è trattato di una sceneggiata. L’attore principale uno solo: Matteo Renzi. Per la precisione il Matteo Renzi di sempre, quello più genuino, quello che ha distrutto un partito come il PD, ed è stato il responsabile dei tre anni più disastrosi vissuti dalla nostra nazione dalla seconda guerra mondiale in poi. Che non fosse cambiato lo abbiamo intuito subito, ancora prima che entrasse in studio. Di norma, infatti, nel programma DiMartedì (La7) condotto da Giovanni Floris, mentre attendono di essere chiamati e va in onda il siparietto comico, gli ospiti vengono comunque inquadrati dalla telecamera. È sempre accaduto per tutti, tranne che per Matteo Renzi. Poi all’improvviso si è notata una figura scura avanzare lungo un corridoio poco illuminato, con una andatura dallo stile unico, riconoscibilissima. “Buongiorno, Presidente (nda Presidente de che?)!”, l’ha subito omaggiato il padrone di casa. L’ospite si è seduto incoraggiato anche dagli applausi esagerati di quella che sembrava una “clac” sistemata in prima fila. Sin da subito hanno colpito le pose della persona, evidentemente peggiorate in questi tre anni. A momenti Renzi si toccava il mento e palesava un’affettazione che non aveva mai ostentato né osato neppure il defunto Giovanni Agnelli. Il volto dell’ex Premier era invece fastidiosamente grasso, invecchiato, tirato, i capelli brizzolati aumentavano i toni forti nel ritratto di un uomo che oggettivamente doveva avere vissuto giorni migliori.

Giovanni Floris è un ottimo giornalista e lo dimostra fin da subito, ma portare Matteo Renzi a più miti consigli, convincerlo a rispondere ad una qualche domanda con un semplice No o con un SI, costringerlo ad ammettere anche solo una minima responsabilità politica del suo governo e del segretariato, si rivelerà un compito erculeo anche per lui. Non ci riusciranno neppure i colleghi che interverranno subito dopo, ovvero Massimo Gianni, Alessandro Sallusti (che incredibile a dirsi a momenti ha dato l’impressione di avere paura del ducetto) e Massimo Franco (oggi sicuramente più in gamba del solito) che, per una volta, hanno finanche messo da parte l’abituale ritrosia italica nel contrastare il ras di turno e sono sembrati determinati ad ottenere il risultato.

Ad attento guardare, il Matteo Renzi che si sono trovati davanti è un leader populista e incattivito come nessuno. L’uomo sa dove colpire, lancia stilettate a destra e a manca con arte e con una cafonaggine impressionante… i Cinquestelle li classifica come Casaleggio Associati, ma la peggior sorte la riserva al bravo Massimo Giannini che comunque trova il coraggio di affrontare il toro a viso aperto (“Mi scusi, Presidente, ma dopo ciascuna sconfitta lei trasmette l’impressione di non avere capito che ha perso, e continua a battere e ribattere sempre seguendo sempre lo stesso schema!”), e si ritrova accusato di usare le sue recriminazioni “personali” per colpirlo politicamente.

Matteo Renzi non risponde mai direttamente alle domande, di converso svia il discorso, ama citare i suoi incontri con Obama (l’ex Presidente americano lo cita almeno due volte, alla maniera con cui la perpetua del villaggio ama raccontare di avere preso il te con le dame di paese), sostiene che è Di Maio ad imperversare negli studi televisivi, no, non lui!, e non esita a strumentalizzare i vaccini e i bimbi afflitti da questa o quella malattia per portare acqua al suo mulino. Da questo punto di vista non si ferma davanti a niente, non indietreggia neppure con i malati di Alzheimer. Si dice pronto a querelare Di Maio se colui rinunciasse all’immunità, vorrebbe un altro Jobs Act, per l’attuale Segretario questo PD è il partito del lavoro, quindi Renzi parla di gazebo, di popolo. A momenti la vena logorroica è così ripetitiva, privata di qualsiasi sostanza, sempre uguale a se stessa, che a un certo punto anche la clac sembra essersi addormentata, mentre a tenere viva la conversazione è paradossalmente solo il giornalista che fa le domande… senza mai ottenere risposte.

Renzi glissa su Banca Etruria, i Boschi, Flavio Carboni, il caso Visco, il caso Consip con una leggerezza che impressiona per un uomo che ha avuto le sue responsabilità. L’interrogato si nutre di frasi fatte, di motti triti e contriti studiati a memoria forse dal bignami del datato corso Management for Dummies (i.e. batte e ribatte i mantra di sempre: preferirei entrare nel merito delle questioni non parlare di me e D’Alema o di me e di Bersani, a chi vuole che interessi?, quando uno vince ha sempre ragione, io sono fiero di essere stato un boy-scout, cancelliamo gli 80 euro?, etc)). Dulcis in fundo accusa i giornalisti dormiglioni di connivenza con coloro che avrebbero spolpato le banche italiane, ricorda i poteri forti che tramerebbero nell’ombra e diffonderebbero falsità su di lui, non manca mai di lanciare l’amo a Berlusconi ad ogni quarto d’ora, gli lecca il culo e fa finta di attaccarlo ad un tempo, subito guadagnandosi la definizione di “furbo” direttamente dalla bocca di Alessandro Sallusti. Il rifugio preferito dell’io-che-si-racconta è il mondo dei massimi sistemi, nessun argomento pratico, run-of-the-mill, ordinario, lo interessa mai. Mirabolanti sono anche le strategie retoriche a cui ricorre quando non sa spiegare il suo essere politico che divide invece che politico che unisce, mentre il conduttore suda quattro camice prima di sbottare: “Per favore, Presidente, non riparta dal mondo… concentriamoci su ciò che le sto chiedendo…”.

Poi Renzi arriva a dire di essersi dimesso… da tutto… parla finanche della sua tentazione di sparire completamente dalla scena politica. A convincerlo altrimenti sarebbero state 26000 email ricevute da altri 26000 aficionados non ben identificati. Dice anche che ora è un cittadino qualunque, lavora (che cazzo fa?), confessa di non avere l’angoscia di dover tornare ad occupare la poltrona (non lo si sarebbe mai detto!), garantisce di non avere scheletri nell’armadio. Ma al Paese ci starebbe pensando comunque, vorrebbe che tornasse “grande” come quando c’era lui (no, non LUI, lui, Matteo Renzi), e mentre pensa al Paese starebbe già pensando pure ai nomi della “bella gente” che vorrebbe candidare per le politiche 2018… Si racconta altruista, al suo futuro politico non ci starebbe pensando, non sa neppure se candidarsi alla Camera o al Senato (anche se sul Senato un pensierino ce l’avrebbe fatto visto che non gli hanno permesso di abolirlo); non avrebbe neppure nessuna idea di quale territorio dovrà eleggerlo a cotanto scranno, se la contrada locale, Arezzo, o qualche amministrazione di oltreoceano, magari lunare…

Alla fine della serata ammetterà solo di essere leggermente antipatico, si scoprirà grande entusiasta dei film anni 80 (cita Blade Runner, Twin Peakes, etc) e confesserà di avere un fratello medico che, dopo che lui è diventato Premier, ha preferito emigrare: pensa tu, c’è un Renzi capace in questo mondo e ancora non lo sapevamo! Vivissimi auguri a questo parente lontano le cui “sofferenze” non facciamo fatica ad immaginarle.

In chiusura di una lunga serata che ci ha ricordato a suo modo la “pericolosità” insita nell’avventurismo e nel carrierismo politico quando gli incauti a qualsiasi titolo gli fanno sponda, la faccia dell’ex-ministra Fornero, inquadrata per un fugace momento dalla telecamera, diceva tutto ciò che c’era da dire e da pensare sullo story-telling renzista. Personalmente ho provato un profondo sentimento di pena anche umana che da ora in poi difficilmente mi abbandonerà. La mia opinione è che se intorno a Matteo Renzi ci fosse anche una sola persona che gli voglia ancora bene, codesta persona dovrebbe portarlo lentamente a tornare nel suo mondo, dedicarsi alla famiglia, a cercarsi un lavoro o a continuare nel suo se ancora ce l’ha come ha raccontato… c’era infatti un che di molto preoccupante nel suo apparente distacco dalla realtà, nel vagheggiare di improbabili 40% del PD alle prossime elezioni politiche. L’altra opzione sarebbe quella di rivolgersi a San Gennaro per una intercessione, fermo restando che se un giorno venissimo a scoprire i nomi di quei 26000 che gli avrebbero chiesto di restare, a loro sì che uno sputo in faccia non dovrebbe essere negato, perché voltarsi dall’altra parte in questa occasione sarebbe semplicemente immorale.

Rina Brundu

PS Che a ben pensarci Di Maio gli aveva pure fatto un favore: perché non profittarne per non farsi vedere? Sic!

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